Estate in offerta

Eh niente. Alla fine anche quest’anno il Ramadan è arrivato e con esso la consapevolezza che Summer is really coming.

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Perché diciamoci la verità non sono tanto le temperature esterne sopra i 40°, che in alcune circostanze sento anche come quasi gradevoli, ma che personalmente ho cercato di ignorare nascondendomi dietro la scusa che il 30° dicembre ero a pranzo a JBR e nonostante gli oltre 30° ho dovuto chiedere una copertina, o l’abuso dell’AC che ormai regna sovrano nei luoghi chiusi; non sono stati i continui annunci di amici e conoscenti che è arrivato il momento di abbandonare questo paese o le richieste di aiuto per gli animali che ogni anno vengono abbandonati.

Allo stesso tempo però avevamo avuto le prime avvisaglie dell’arrivo definitivo dell’estate quando purtroppo ho cominciato a riscontrare delle serie difficoltà nel farmi la doccia, essendo disponibili solo le temperature “Stai all’inferno” ed “Anticamera dell’inferno

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e quando sono cominciati ad arrivare i primi messaggi di conoscenti (non amici perché ormai lo sanno e non ci provano neanche) che hanno trovato un volo super economico per venirti a trovare nel periodo che va da giugno ad agosto (e tu mentalmente gli hai risposto “E non ti sei mica domandato perché?).

Ma il chiaro segnale è stato un altro, e non sto parlando di quelli che puzzano talmente tanto da farti chiedere se sono già morti dal caldo: sto parlando delle offerte!!!!

Per quelli che sfortunatamente non fanno nella vita le mogli o non lavorano nel settore dell’istruzione, che ai primi caldi spariscono dalla circolazione per ritornare belle abbronzate e rilassate, mostradoti la loro collezione di foto (come se quelle postate a scadenza oraria che ci siamo beccati negli ultimi 3 mesi non fossero state abbastanza), ormai rimanere a Dubai non è più così tremendo ma possono anzi godere di alcune offerte super succose.

Abbiamo iniziato 10 giorni fa con il #cucumber day che ci ha permesso di sorseggiare un delizioso gin&tonic a base di Hendricks alla modica cifra di un cetriolo. Ebbene si, avete letto bene: un cetriolo un cocktail per ogni locale convenzionato(non sono una grande fan ma era gratis.. che me frega). Direi che il fatto che ci fosse gente che ha cominciato il tour alle 3 del pomeriggio dimostra la buona riuscita di questo evento che ha fatto da apripista a tutte le successive offerte che circolano sul web. Offerta molto molto interessante è quella proposta dallo Shangri-La che fino a metà settembre offre il 50% di sconto su TUTTI i drinks.

E se siete qui da qualche tempo come me, ricorderete le offerte di African+Eastern and MMI che ci ricordavano, buttandoci anche un po’ nel panico, che sarebbero rimasti chiusi per tutto il mese. Eh niente, ho appena ricevuto un messaggio da A+E che per i prossimi 3 giorni ci sarà TAX Free su molti dei loro prodotti.

E pensare che il Ramadan dovrebbe essere un mese di riflessione e raccoglimento….

Sempre in zona cibo, oltre ad avere una lista di ristoranti aperti anche a pranzo che è sicuramente più nutrita di quella degli anni precedenti (e molti di questi hanno richiesto una speciale licenza per poter servire anche alcool), per quanto riguarda gli Iftar anche quest’anno non c’è che l’imbarazzo della scelta ma quello che sicuramente ha catturato maggiormente la mia attenzione è quello allestito all’interno del Dubai Opera. Dal momento che non è possibile durante questo mese di preghiera musica ed entertainer, la nostra amata Opera (amata perché anche se non sei propriamente un Q.I. elevato, ti basterà un selfie con abito da sera durante un Musical per sfatare ogni minimo dubbio) ha “riciclato” i 2,000 mq in una sala dove poter degustare un iftar a 5* dal 14 al 25 Giugno.

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E per quelli che non vogliono rinunciare ad un buon brunch o ad una ladies night con le amiche non c’è da preoccuparsi: sebbene i primi anni qui trovare qualcosa da fare durante il Ramadan fosse quasi impossibile, negli ultimi anni la situazione è completamente cambiata ed anche i nostri eventi preferiti si sono adeguati proseguendo senza sosta anche durante questo mese che alcuni utilizzavano come detox (belli i tempi de “Oh facciamo l’ultimo brunch a sfascio e poi sto a dieta per un mese“).

Se invece siete quelli che, non come me, hanno deciso che il caldo non sarà un ostacolo alla loro perfetta forma fisica, Dubai Sports World in zona World Trade Centre è quello che fa per voi: 25,000 mq per poter fare sport come tennis, calcio e badminton in un’area completamente climatizzata. Se poi vi piace soffrire e continuare a fare sport all’aria aperta non sono quella giusta per darvi consigli visto che detesto anche l’idea del bikram.

Se invece volete combinare un po’ di relax con l’aria aperta non c’è che l’imbarazzo della scelta: durante tutto il periodo estivo gli alberghi proporranno continuamente offerte per attirare i pochi rimasti e coccolarli. In pratica se durante l’anno avete sofferto del confronto di inferiorità perché vi avevano detto che venendo qua vi sareste potuti permettere molto di più, finalmente anche voi potrete permettervi di andare all’Anantara sulla Palma senza dovervi privare di mangiare per un mese. E se puntate al relax estremo che per me significa sparire da Dubai, Ajman, Ras Al Khaimah e Fujairah offrono ottime offerte fino alla fine dell’estate. In pratica mariti, se non sapete che regalare all vostre esigenti mogli, giocatevi la carta della fuga romantica: almeno siete sicuri che non potrà cambiare il regalo come ha fatto con gli ultimi 30 anni di regali.

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E se avete deciso di avere figli e non vi potete permettere di andare a casa per 3 mesi o più probabilmente perché odiate tutti i vostri parenti a casa e quindi la cosa migliore è rimanere a morire di caldo, non disperate. Oltre ad esserci una nutrita selezione di film estivi da non perdere (papà e mamme, capisco che la vostra voglia di vedere Cars 3 sia pari a 0, ma non vi ho mica detto io di fare figli), i nuovi parchi a tema hanno tantissime offerte ed in particolare quelli del nuovo complesso di Dubai Parks and Resort (per chi non lo sapesse, si trova uscendo da Dubai in direzione Abu Dhabi, poco prima di The Last Exit) che però non è operativo al 100%. Se invece avete voglia di farvi un giro ad Abu Dhabi il Ferrari World ha entrance free per noi residenti.

Cos’altro aggiungere a questa lista di consigli per evitare di incontrarci nei prossimi 3 mesi? Beh, sebbene io vi stia scrivendo dalla mia piscina con la maid messicana che mi sta preparando un ottimo e fresco Margaritas, sono molto felice che per una volta tutti possano pubblicare foto strepitose di vacanze strepitose come dichiarato da tutti i telegiornali italiani sebbene non facciano i carpentieri a 6,000 euro al mese.

Dimmi dove fai la spesa e ti dirò chi sei

Quando vivevo in Italia, una delle regole auree della Pasqua ed in particolar modo della Pasquetta era la certezza che tanto sarebbe piovuto e che sicuramente, a metà della braciolata con gli amici, ti saresti ritrovata a cercare un riparo di fortuna.

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Fortunatamente ora vivo a Dubai e sembrerebbe anche che l’inverno (perché sì, quest’anno c’è stato l’inverno) sia finito e quindi perché non organizzare un bella mangiata in compagnia?
Ovviamente, visto che la Pasqua cade sempre di Domenica, non ci sono possibilità di poterla festeggiare nel giorno giusto (a meno che non avete un capo fico come il mio che ci dà sia Pasqua che Pasquetta…) e quindi ci si adatta a farla di venerdì (per avere un safe day per riprendersi dalla “mangiata”) o di sabato (e poi sei costretto a farti di brioschi pesante per poter essere pronto e reattivo il giorno dopo).

Altrettando ovviamente la cosa che non è cambiata, e sono abbastanza sicura non cambierà mai, è la tempistica con cui si decide di fare qualcosa, che sarà al massimo una settimana prima. Qualcuno creerà una delle dannate chat di WhatsApp con la fatidica domanda: Che facciamo a Pasqua/Pasquetta?

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Quest’anno devo ammettere che è stato più semplice del previsto decidere dove andare e al menù ci ha pensato “l’amica che sa cucinare” che tutti abbiamo. Io, che al massimo so farmi due uova al tegamino, mi sono proposta di guidare per andare a fare la spesa.

E qua il dramma si è consumato!!!!

Perché dovete comprendere che a Dubai, per la vera donna che cucina, se vuole fare una spesa attenta all’ambiente, economica e con i prodotti migliori, non le basta entrare in un solo supermercato per svolgere tale funzione. NO. Bisogna pianificare il tutto che Risiko levati che ti faccio ombra.

Sempre più spesso nei vari gruppi Facebook si susseguono le richieste di consigli su dove comprare il pesce o la carne migliore, se è più buona la frutta locale o quella importata, organic sì o organic no, per non parlare del questione “acqua” e dei prodotti per pulire la casa (ricordo di qualcuna che aveva detto che si portava i detersivi dall’Italia…signora mia, usa quei kg per un bel pezzo di prosciutto, altro che sapone di Marsiglia!!). E non vi dico da quando è arrivata la Mulino Bianco nei supermercati, neanche fosse Natale!

Ed anche in questo caso Dubai offre possibilità per tutte le tasche, se non siete la mia amica che segue una routine schedulata per fare la spesa sulla base anche delle offerte attivate dalle varie catene.

Uno dei più famosi è sicuramente il C4.PNG disponibile in modo più o meno capillare su tutto il paese. Personalmente mi capita di utilizzare quello del Mall of the Emirates in caso di necessità di spesa abbondante dal momento che, ogni volta che sto per entrare nello store, partono nella mia mente i Carmina Burana e mi si avvicina uno spaurito Dante che mi ricorda “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate“. In pratica è una specie di buco nero dove entri che fuori è giorno ed esci che è piena notte.
Essendo una catena internazionale la qualità dei prodotti è abbastanza elevata ed i prezzi onesti, soprattutto quando si usano i prodotti del marchio.
Consigliato per: carne e pesce.

Allo stesso modo è molto diffuso anche il geant.PNG che si può considerare il diretto competitor del Carrefour in termini di qualità e tipologia dei prodotti, ma con una sezione dedicata all’organic ed alle altre cucine del mondo molto più fornita. Il bello del Géant sapete qual è? La possibilità di ordinare online quello di cui avete bisogno senza dover uscire di casa ed affrontare il mondo. L’importante è sempre quello di vivere nella zona giusta e quindi coperta dal servizio delivery (in pratica se hai deciso di risparmiare e vivere nel deserto, ti attacchi e prendi la macchina).
Consigliato per: pesce ed elettrodomestici.

Sfortunatamente queste due catene non vendono l’alimento più bramato a Dubai: il porco. In questo caso dovremmo affidarci a ChoithramsWaitroseSpinneys con i loro prezzi “a misura di tutti”: ogni volta che entro da loro ho l’impressione di essere da Bulgari, in particolar modo con gli ultimi due. Sicuramente ottima qualità (e visto quello che pago un petto di pollo minimo deve essere un pollo massaggiato in stile wagyu ed in più gli fanno sentire la musica classica così non si stressa) ma non eccelsa da giustificare il prezzo. Per quanto riguarda la zona che ci interessa di più, ovvero il sexy shop del GCC, purtroppo il personale del banco del fresco non ha le capacità per svolgere tale mansione: con quello che pago il crudo se mi fai una fetta da un etto te lo tiro dietro, a maggior ragione se mi ci lasci la cotenna.
Stesso problema che si presenta anche nella catena Al MayaPark and Shop, che dispongono anche loro di maiale, ed anche di ottima qualità. Consiglio personale: lasciate perdere quello che vendono al West Zone perché fino ad oggi ha sempre avuto un colorito tendente al verdognolo.

Se però volete fare un’esperienza un po’ trasgressiva per degli expat vi consiglio i supermercati lulu.PNG: frequentati prevalentemente da indiani e filippini, questa catena ha dei prezzi super competivi e continue offerte. Secondo fonti certe pare abbiano la carta igienica al prezzo più basso sul mercato…sapevatelo!!
Ottimi prodotti anche al banco del fresco, se consumati in breve tempo (specialmente il pesce ed il pollo) ma con un montone ed un agnello di una qualità che neanche alla Sagra dell’arrosticino (va beh…non esageriamo).

Se poi siete delle persone super healthy, attente all’ambiente e sempre alla ricerca della frutta e verdura più fresca l’unica soluzione saranno gli Organic shops dove potrete trovare alimenti importati di ottima qualità al semplice costo di un rene. Ma che ci vogliamo fare, è organic. Per la mia esperienza ho scoperto recentemente che l’Organic Food&Drinks in The Greens pare abbia la miglior sezione di porco di tutta Dubai. Queste sono notizie che è importante sapere!

E adesso una domanda di cultura generale: sapevate che Union Coop (per capirci i pionieri nel portare lo stracchino in town grazie alla sezione di cibo italiano) ed Emirates Cooperative Society (per gli amici Co-op) sono due entità totalmente diverse??? In entrambi i casi parliamo di supermercati prevalentemente frequentati da locals, tant’è che se decidete di venerdì di andare a fare la spesa nell’ora della preghiera vi inviteranno a pagare ed uscire dal supermercato.
Ovviamente non c’è una volta che me lo ricordi.

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Ma diciamoci la verità, offerte o non offerte, per quelli come me che odiano il genere umano nel weekend (fateci caso, la gente nel weekend che frequenta i supermercati sembra perdere completamente il proprio Q.I.), per quelli che si dimenticano di fare la spesa, per quelli che vanno a fare la spesa e pur avendo la lista della spesa si dimenticano di comprare le cose, per le mogli che non si fidano dei mariti (o non hanno tempo di stare al telefono a spiegare ogni 10 minuti cosa devono comprare) o per quelli che semplicemente non c’hanno voglia, la più grande invenzione, dopo il delivery (diciamo tutti insieme grazie ai grocery sotto i nostri palazzi o comunque vicino casa che ti portano a casa la spesa anche se hai ordinato una busta di patatine), che ha salvato molti di noi anche dalle peggiori situazioni (ricordo di un tipo che confessò di aver chiamato il delivery per farsi portare una scatola di profilattici…a mali estremi, estremi rimedi) sono gli shops online che si stanno diffondendo sempre più spesso sul territorio.
Questi negozi permettono di acquistare online dalla frutta e verdura alla buste di Pan di Stelle (ebbene sì amici….si trovano anche online) e vi consegnano tutto comodamente a casa.

Ma tutto questo panegirico sulla spesa e su dove farla quando basta prendersi una bella maid a casa, ovviamente offerta dal servizio pubblico statale, che si occupi di tutto. Ah non l’hanno detto alla tv che ora abbiamo inclusa nel pacchetto lavorativo la maid?

Non ci sono più i mezzi di trasporto di una volta…

Finalmente la bella stagione pare sia arrivata con un po’ di fatica (io continuo a sentire freddo, ma siamo al 23 Marzo, a Dubai, e se qualcuno mi sente come minimo chiama la neuro!) ed anche io ho ricominciato con la mia vida loca fuori con le amiche (ho passato “l’inverno” sotto al piumone…..) e la scorsa settimana ci siamo godute una serata fuori in perfetto stile adolescenza: fuori fino alle 5 di mattina, canzoni italiane cantate a squarciagola perché quando parte il momento amarcord non ci puoi fare nulla (povero tassista…perdonaci)

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e qualche bevuta di troppo (della serie “domani minimo ci vogliono 3 serie da 50 squat per smaltire tutti questi Margaritas).

Ma cosa è cambiato rispetto a quando avevo 20 anni ed oggi?

Oltre al fatto che sto ancora recuperando le ore di sonno perse e siamo già di nuovo a Giovedì, ed una volta il giorno dopo mi sarei alzata alle 8 per studiare Scienza delle Finanze, la cosa che è fondamentalmente cambiata è il mezzo di trasporto! A ventanni, dopo una serata del genere mi sarei accasciata alla fermata del bus notturno sperando di non addormentarmi nell’attesa, mentre oggi con una semplicità degna di Sex&The City c’è sempre un taxi o una macchina privata pronta a portarti a casa

Ma Dubai non è fatta solo di macchine di lusso, sebbene abbiate sentito al telegiornale che ad ognuno dei residenti è data in dotazione una Ferrari nel colore preferito al momento della firma del contratto di lavoro, ma offre tutta una varietà di mezzi di trasporto che si diramano sul tutto il territorio.

La metro, con le sue due line, la rossa e la verde che coprono prevalentemente tutta la fascia costiera, è forse il mezzo di trasporto più usato in tutta Dubai: puntuale, pulita (ricordatevi che è vietato mangiare e bere nei vagoni ed in particolare le gomme da masticare) e soprattutto dotata di due vagoni dedicati alle donne, dove i malcapitati uomini, che non si accorgono di tutto quel rosa, rischiano di vedersi recapitare una multa di 100 AED.
Ennesimo esempio di come questo paese sia discriminante nei nostri confronti? Personalmente non la vedo in quest’ottica ma anzi mi lascia la possibilità di scegliere se stare tra altre donne oppure di trovarmi nella calca delle ore di punta tra centinaia di uomini sudati (alcuni penso siano morti e non se ne siano accorti purtroppo) che talvolta, con lo sguardo, ti fanno sentire come una torta in un centro dimagrimento (molto più spesso capita invece il gentlemen in giacca e cravatta che ti cede il posto e tu fai partire la marcia nuziale).

Piccolo difetto di questo affascinante e potente mezzo telecomandato? La fila. La maggior parte della popolazione in questo paese non ha compreso il concetto di fila (ma il problema si presente praticamente ovunque, fila in strada compresa) e quindi ci sarà sempre l’ultimo/a arrivato/a che supererà bellamente tutta la gente. Altro dramma? Uscire dal vagone visto che dovrete iniziare una vera e propria lotta contro le persone che cercano di salire prima di aver fatto scendere i passeggeri. Di cosa avete paura? Che la metro se ne vada senza di voi? I misteri della vita. E poi non vi lamentate se vi beccate gomitate sulle costole…

Alla fermata metro Damac Properties (ex Dubai Marina…tanto lo sapete che qui cambiano spesso i nomi delle fermate metro, e non solo, come è successo alla fermata Karama ora diventata ADBC o l’ex capolinea Jabel Ali rinominato UAE Exchange. Per il prossimo San Valentino non date il nome della vostra compagna alle stelle o alle isole, ma regalate fermate della metro. Decisamente più originale) si dirama il tram che ha subito talmente tanti incidenti durante la fase di collaudo che ora le multe in caso di urto sono esorbitanti.
Copre principalmente la zona di Marina e JBR, con un breve tratto sulla ex Al Sufouh, ora King Salman Bin Abdulaziz Al Saud St. (ve lo detto che a noi piace cambiare…), ed è sicuramente un ottimo mezzo durante la stagione calda.
Si narra inoltre che quelli di Downtown, gelosi di questo nuovo mezzo di trasporto (il giorno dell’inaugurazione c’erano talmente tanti fuochi d’artificio in Marina che sembrava Capodanno), abbiano costruito anche loro un tram in stile Los Angeles (progetto che doveva essere completamente completato nel 2010).

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Ottima idea, se non fosse che al momento copre una distanza massima di forse un chilometro. In pratica, come mi diceva sempre la mia professoressa: Idea ottima, applicazione approssimativa.

A pari punti in fatto di quasi totale inutilità c’è la monorotaia sulla Palma, che si collega al tram lungo l’Al Sufouh ed ha il suo capolinea all’Atlantis: sebbene a livello turistico sia uno dei mezzi che preferisco per i miei ospiti (invece di passare nel sottopasso stradale che si dirama sotto l’acqua, la monorotaia prosegue il suo percorso in superficie facendo apprezzare molto di più la forma dell’isola), la sua utilità per i residenti è pari a zero dal momento che non ha fermate intermedie al momento attive, sebbene già effettivamente costruite. Chissà se una volta finito il Nakheel Mall, anche la monorotaia diventerà un mezzo di pubblica utilità. Al momento se la gioca con il tram di Downtown.

Altri due affascinanti mezzi che io personalmente adoro, sono il waterbus nella zona di Marina e l’abra, un fichissimo mezzo, magari un po’ puzzolente, che al costo di 1 AED vi porterà da una parte all’altra del fiume nella zona di Deira

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E poi veniamo a lui, il mezzo di trasporto più sottovalutato in tutta Dubai, quello che collega qualsiasi angolo della città facendo un percorso che neanche se manchi tutte le uscite della Sheikh è così lungo: l’autobus! In pratica è utilizzato solo dalle maid e dai lavoratori, se escludiamo la mamma di una mia amica che conosce orari e percorsi meglio di quelli del RTA (vi prego assumetela!). Anche sull’autobus troviamo la sezione dedicata solo alle donne e valgono fondamentalmente le stesse regole della metro, quindi non si mangia e beve e non si mastica la gomma. Anche se a volte la sua utilità è ridotta ai minimi storici a causa delle grandi distanze che copre e quindi incappando spesso nel traffico tipico degli orari di punta, l’autobus è perfetto mezzo di trasporto per poter veramente vedere la città; un po’ come se fosse un Hop-on Hop-off ma decisamente più economico e con anche percorsi fuori dai soliti giri.

Dite che mi sto dimenticando di qualcosa? Del taxi? E che vogliamo dire del taxi oltre a quello che è sempre stato detto? Sarebbe un po’ come sparare sulla Croce Rossa se rimarcassimo per l’ennesima volta che:
1. L’autista al 90% non conoscerà la strada/sarà nuovo/non parlerà inglese e qualora vi offriate di indicare la strada, non capirà le vostre indicazioni
2. Il taxi avrà una fragranza di sudore secolare mista a dedoroante per auto al gusto di agrume che ti costringerà ad abbassare il finestrino anche con 50° fuori
3. Se state percorrendo una strada con dei dossi sperimenterete l’effetto yo-yo perché è troppo difficile mantenere una velocità costante invece di repentine accelerate seguite da brusche frenate
4. Alcuni sono convinti di correre in Formula 1 e quindi li vedrete sfrecciare e zigzagare (esiste questa parola?) tra le macchine per poi ricordarsi di dover prendere l’uscita all’ultimo momento. Perché pagare per andare al circuito di Formula 1 quando lo puoi fare quasi gratis su un taxi?
5. E non la volete una bella paternale dal tassista che voi non siete sposate e che dovreste fare figli, non lavorare, stare a casa a badare all’uomo e che è giusto che un uomo abbia più di una moglie? Ho provato una volta a cercare di farli ragionare proponendo la versione contraria e niente…

Potrei ovviamente continuare questa lista per ore ed ore ma perché mentirvi così. In fondo a Dubai giriamo tutti con la macchina di lusso o con le NCC, siamo tutti talmente ricchi che l’unico vero mezzo di trasporto oltre alla nostra Maserati sportiva carta da zucchero (per gli uomini è quel colore simile al celeste ma diverso) è Uber Helicopter: perché essere pezzenti quando puoi essere al top!

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C’era una volta il sole

“Adoro la sensazione della sabbia sotto i piedi che, come uno strano ossimoro, li riscalda e li rinfresca insieme. La spiaggia è come sempre affollata ma riesco a creare la mia bolla tutta per me concentrandomi sul suono del mare, che per me è sempre stato come un balsamo per i miei sensi. L’aria ormai già calda ma non troppo, dopotutto siamo ancora a fine Febbraio, è perfetta per asciugarmi dopo il bagno. Il cielo senza nuvole è talmente limpido che riesco a percepire le piccole imbarcazioni che scivolano sull’orizzonte. Diciamoci la verità, ci lamentiamo tanto di Dubai, ma il fatto che il maltempo e l’inverno siano solo dei sporadici eventi ci fanno dimenticare più facilmente di tutte quelle piccole cose che non funzionano”

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Ecco, questo è quello che sogno la notte, perché da almeno due settimane il tempo a Dubai è esattamente quello che avremmo trovato in Italia, durante la fase autunnale: pioggia, vento, tempeste di sabbia e poi bel tempo, quel tanto che basta per farti sperare che, almeno nel weekend, tu riesca ad andare al mare a prendere un po’ di sole e che invece il meteo ti fa il famoso gesto dell’ombrello (e che solo in Italia il tempo è bello tutta la settimana e poi ti brucia i piani del weekend facendo un acquazzone senza precedenti?).

Tutto questo ci confonde profondamente: bello per carità avere un po’ di pioggia e del fresco, soprattutto in previsione dei prossimi 5 mesi di caldo agonizzante, ma così mi sa che è un po’ troppo. Qualche tempo fa, dopo ormai quasi dieci mesi di totale assenza di pioggia, lo Sceicco aveva chiesto di pregare affinché venisse la pioggia, visto che i tentativi di “fecondazione” artificiale erano falliti (esatto, letto bene. Se a Dubai “vogliamo” – plurale maiestatis visto che la mia opinione al riguardo conta 0 – della pioggia in un’area desertica, che a casa mia vuol dire dove non piove, basterà penetrare le nuvole con degli aeroplani ed inseminarle con ioduro di argento e sali igroscopici ed il gioco è fatto. Ah, il potere dei soldi!), che avrebbero portato un po’ di sollievo alle colture e allo stesso tempo pulito l’aria dallo smog e dalla sabbia che respiriamo costantemente (quando andrò via da qua sono quasi sicura che mi faranno ripagare tutta quella che ho in corpo).

Beh, direi che mi sa che ci siamo impegnati un po’ troppo perché ora ci conviene pregare perché smetta visto che la situazione per i prossimi giorni non sembra migliorare, anzi.

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Ovviamente, neanche a dirlo, i post sulla situazione meteo su Sei di Dubai se sono arrivati a valanga, cosa che ovviamente ci sta, ma vi chiedo un favore personale: dopo tutto sto tempo forse è arrivato il momento di cambiare argomento? Quelli più simpatici secondo me sono quelli relativi alla nostra incapacità di affrontare il freddo in termini di abbigliamento. Diciamoci la verità, quanti di voi all’inizio di questo inaspettato freddo hanno pensato che era inutile comprarne di più pesanti visto che tanto domani smette? Ecco, io sto ancora cercando di capire quando arriva “domani” visto che forse la stufetta in offerta al Géant avrei dovuto comprarla insieme al cappotto più pesante.

Si avete letto bene, la stufetta! Sappiate che nel momento in cui deciderete di trasferirvi a Dubai, spinti anche dal bel tempo costante che si narra da queste parti (ormai è una specie di animale mitologico, come il metabolismo veloce), il vostro corpo automaticamente diventerà incapace di sopportare il freddo e alla gelida temperatura di 15° voi sentirete freddo come se foste in montagna chiuse in una macchina senza riscaldamento. Non importa se la vostra precedente dimora era in qualche landa desolata del Canada, a Dubai al minimo cambiamento climatico diventerete incapaci di gestirlo.

Ecco perché vi sarà semplicissimo vedere gente con cappotti di fortuna indossare sotto il prendisole da spiaggia con le ballerine.

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Per una volta che potevamo sembrare delle splendide modelle senza sembrare dei barili ingolfati di vestiti, come ci (si, ci, perché non ci credo che ero l’unica a mettere i pantaloni del pigiama sotto la tua da ginnastica quando avevamo il capo fuori per educazione fisica ed era gennaio!) ritrovavamo nei nostri inverni europei, ed invece siamo costrette a vestirci con quello che troviamo perché non siamo attrezzati.

L’altro dramma è che non siamo pronti ad accettare che pure a Dubai non ci siano più le mezze stagioni e che tutti questi interventi “chimici” al meteo non facciano proprio proprio bene al pianeta (goblotttttooooo). Infatti, non di rado vedo ancora gente che si ostina a mangiare fuori dai ristoranti quando c’è un led al neo lampeggiante nel cielo: ti sei forse dimenticato che un cielo lampeggiante vuol dire tipo pioggia in arrivo? Ok, che qua se senti freddo puoi sempre chiedere una coperta in pile al ristoratore scatenando l’ilarità dei tuoi ospiti che vestono polo ed infradito, ma quando piove, piove. Non c’è molto da fare, soprattutto se piove a vento.

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Siamo talmente poco abituati a certe situazioni che ieri, durante una conversazione con un’amica mi scrive “No ma sai, c’è il famoso freddo del deserto“. Io conoscevo il caldo del deserto…ma se lo dice lei…non voglio certo distruggere la piccola scusa che si è trovata per andare avanti e sperare che tutto questo finisca.

Che poi in realtà io un lato positivo ce lo vedo: avete presente quando vi viene voglia di zuppa di patate ma fuori ci stanno 40° e vi sentite un po’ a disagio per certi desideri? Bene, ora, con la scusa che fa freddo, finalmente potrete dare sfogo alla vostra voglia di cibo invernale senza sentirvi in colpa per il brodo di cappone che avete sul fuoco. Ma tanto si sa, per noi italiani ogni scusa è buona per mangiare.

Customer Service…come farsi complicare la vita

Qualche giorno fa, durante la colazione, stavo leggendo un articolo su Expat Woman su “14 Things you feel after leave Dubai” che mi ha fatta sorridere perché purtroppo già ora, quando mi allontano da Dubai, mi rivedo senza vergogna nelle situazioni descritte ed in particolar modo io avrei anche aggiunto gli addetti ad imbustare la spesa. Volete forse negare di aver mentalmente imprecato nell’aprire le buste della spesa?
Secondo me gli fanno un corso su come aprirle in tempo, evitando che tu sia ancora là con la prima, mentre la cassierà ha già passato tuta la spesa. Che imbarazzo!!!

Ma sebbene Dubai abbia il pregio di cercare di renderti la vita il più semplice (vogliamo negare che noi amiamo il valet parking e quelle poche volte che capiti a Trastevere con la macchina vorresti morire per l’assenza di questo fantasmagorico servizio) e sicura possibile (in qualsiasi paese in cui io mi trovi al di fuori della zona del GCC guardo tutti con circospezione

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allo stesso tempo è capace di farti saltare in aria tutti i nervi allo stesso tempo. In che modo? Ma ovviamente, con il customer service.

Ogni volta che realizzo che devo contattare il servizio clienti mi viene un colpo al cuore perché so che le tue probabilità di uscirne con le informazioni giuste, senza aver perso almeno un paio di anni della tua vita sono veramente molto molto basse.

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Proprio questa mattina ho dovuto contattare il customer service della Emirates: subito dopo aver effettuato il check-in online il mio capo mi ha chiamata dicendomi che dovevo spostare il volo di una settimana. Attimo di odio a parte, ho cercato il mio bel numeretto e mi sono messa in attesa pensando di risolvere la cosa in breve tempo, visto che avevo avuto la stessa necessità qualche settimana prima dall’Italia. Eh niente…Dubai è un mondo difficile.
Inizialmente l’impiegata 1 ha solertmente dichiarato che fosse impossibile farlo (mi sono immaginata la sua faccia schifata nel dire “No, Ma’am. It’s not allowed” perché non so se ci avete fatto caso, ma quando chiedete qualcosa che non si può fare o non hanno, nel dirlo fanno sempre una faccia un po’ schifata, come se gli avessi raccontato della volta che hai vomitato), al mio farle notare che in realtà era una cosa che avevo già fatto mi ha messa in attesa (procedura standard quando non sanno qualcosa e decidono di chiedere aiuto da casa o all’impiegata 2 che ne sa meno della prima).

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Dopo un’attesa di almeno 3 minuti, Impiegata 1 torna da me con un “Yes, Ma’am. You’re right” e si arma per modificare la prenotazione con almeno 3/4 pause per chiedere conferma sulla procedura.
Sappiate che quando chiede il consulto le probabilità di errore o blocco del sistema sono immense.

Fortunatamente il problema è stato risolto abbastanza serenamente, anche se sono stata messa in attesa nuovamente quando ho chiesto se nella stessa chiamata potevo anche spostare il volo. Eh niente, lo so che me le vado a cercare io.

Ma gli attimi peggiori si vivono indubbiamente quando devi contattare quelli di Du o di Etisalat: sono abbastanza sicura che a pari merito con quelli della banca (su cui torneremo più tardi) siano il peggior customer service mai esistito. Ogni volta che per qualche motivo sento il bisogno di contattarli o, peggio che mai, recarmi nei loro negozi so per certo che non avrò risolto il problema. Mi fanno venire in mente quello che il mio professore di Educazione Tecnica ci diceva alle medie “Siete talmente broccoli che se vi chiamo Dove vai? voi mi rispondete Mangio cipolle” (Prof. se per caso sta leggendo, le chiedo formalmente scusa!!) perché tu vai là con le migliori intenzioni nel cercare di risolvere il problema e loro te lo complicano per magia.

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Se poi gestisci un corporate account apriti cielo: ogni volta fanno l’esame calligrafico della tua firma per essere sicuro che tu sia autorizzato a pagare (cioè…vi rendete conto!! Io voglio darvi dei soldi!!!) e sicuro mancherà l’autorizzazione su qualche nuovo modulo che hanno introdotto da due ore.
Comunque preparatevi psicologicamente a passare almeno un’ora nello shop, ora che si triplica nel weekend. Secondo me vendono carammelle sotto banco, sennò non si spiega tutta la gente che c’è sempre.

E veniamo alla banca che in questo paese è stata pensata da Satana in persona: se tu hai bisogno di qualcosa sappi che in qualsiasi caso, anche se sembrerà essere una passeggiata, a te mancherà sicuramente un documento e sarai costretto a tornare. E non esiste una banca migliore delle altre, ma potete pensare che forse esiste quella che fa un po’ meno pena delle altre.
Recentemente ho assistito alle peripezie di una mia amica nel richiedere una carta di credito: partendo dal presupposto che in questo paese il plafond della carta di credito è in media 3 volte lo stipendio che si percepisce (poi ci si chiede perché in tanti si ritrovano a scappare perché non in grado di coprire il debito), è possibile richiederla presentando un salary certificate e compilando pile di documenti senza neanche veramente leggerli (male, molto molto male!!). L’addetto della banca vi dirà “No problem” e voi uscirete molto sereni dalla filiale convinti che le storie che avete sentito sono solo un’esagerazione.
Poveri illusi. Da questo momento in poi partirano le chiamate dei sales della vostra banca che cercheranno di farvi firmare il contratto di apertura di una carta con loro ed a nulla varranno le vostre proteste in cui farete presente che avete già fatto richiesta (peggio mi sento se non avete fatto la richiesta della carta al momento dell’apertura del conto, perché come minimo una chiamata a settimana non ve la leva nessuno) e che probabilmente aprire più richieste contemporaneamente non sarebbe di sicura utilità.
La mia amica ha finalmente ricevuto la sua carta ma ha vagamente paura ad usarla perché le hanno raccontato che se poi la usi troppo ti chiamano dalle altre banche per acquistare il tuo debito e tu rientri nel loop delle chiamate.

Per non parlare di quando chiami per prendere un appuntamento, che sia dal medico o al consolato: tempi di attesa eterni. O almeno così dicono. Ogni volta si ripete lo stesso siparieto: chiedi informazioni su come richiedere un servizio ed alla domanda sulle tempistiche rimangono normalmente sul vago per poi dirti che ci vogliono almeno 10 giorni. Quando hai l’appuntamento? Il giorno dopo.

Che poi considero customer service non solo il servizio clienti tout court, ma anche l’attitudine verso il cliente, cosa che qui fondamentalmente manca. Gli viene dato uno schema da seguire e loro lo fanno senza rendersi conto che, per semplificarsi la vita, gli basterebbe uscire anche di poco dal seminato. Ma capisco anche il “Che ci guadagno a fare qualcosa di diverso?“.

E noi invece come che customer sia diventati vivendo in questo bellissimo parco giochi dove tutti cercano di renderci la vita semplice? Dove ogni tanto assisto a scene di donne che inveiscono contro le povere cameriere perché hanno il ristorante fully booked o perché magari è stato commesso un piccolo errore?

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Tutta la verità, nient’altro che la verità

Ormai se non vieni a Dubai, anche solo in vacanza, non sei nessuno. E questa cosa spesso e volentieri mi spiazza, ma forse dipende dal fattore che per me questa è “casa” o comunque la città dove sto lavorando. E verso cui, ciclicamente, mi sento insofferente.

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Odio ed amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai.
Non lo so, ma sento che accade e mi tormento”.

Così diceva il buon Catullo, che pace all’anima sua è finito sui cioccolatini della Perugina. Che finaccia che hai fatto amico mio.
Ma se mi chiedono “Com’è Dubai? Ti Piace?” dopo tutto questo tempo credo che siamo gli unici versi che possono definire il mio rapporto con questa città.

Questo weekend mi sono trovata con degli amici a Beirut e con noi c’erano ovviamente persone che non conoscevo. Mi sono sentita una specie di fenomeno da circo ogni volta che qualcuno mi diceva Ah ma tu sei la famosa amica che vive a Dubai! E come ti trovi? Ti piace? Ti vesti di nero? Ma porti il velo?

Superata l’iniziale fase delle domande tipiche che mi sento rivolgere abbastanza spesso da quando sono qui, mi sono resa conto che putroppo viene sempre più spesso data un’idea estremamente falsata di quella che è la reale vita in questo paese, a partire dai nostri salari.

Ormai è impossibile negarlo. Ovunque, nei gruppi di “italiani a Dubai”, impazza la “Dubaimania” e tutti professano questo amore incondizionato, spassionato e spesso decennale per questa città. In pratica amavano Dubai quando Dubai era formata dalla Sheikh Zayed e dal palazzo della Toyota

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Escludendo i classici errori legati al rapporto della donna con la cultura locale, come la questione del velo e le varie libertà in generale, la principale fonte di errore è l’idea che in questo paese il lavoro caschi dal cielo e che anche se non hai nessuna specifica qualifica, comunque ti pagheranno a peso d’oro (potrebbe essere la spiegazione dell’innaturale e costante aumento di peso in questo paese).

Sempre più spesso leggo nei vari gruppi su Facebook richieste di aiuto nel trovare lavori non specializzati e non qualificati da parte di persone con una scarsissima, se non nulla conoscenza della lingua inglese, abbagliati dalla convinzione che saranno pagati molto ma molto di più che in qualsiasi altro paese del resto del mondo.

La cosa ancora peggiore che mi è capitata di leggere è la rabbia e maleducazione che si scatena nei confronti di chi cerca di mostrare e spiegare quale sia la realtà lavorativa. Addirittura in un caso, il diretto interessato ha smesso di essere aggressivo e di ripete “Se non ti trovi bene perché stai ancora là“, che ormai è l’unica reale risposta che ci viene data, solo quando uno dei partecipanti ha deciso di scrivergli quello che voleva sentirsi dire, ovvero che gli stipendi sono altissimi, che noi dopotutto non lavoriamo così tanto e tutte le società, solo perché siamo italiani, ci pagano meglio degli altri.

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L’Istituto Luce ci ha fornito quest’immagine di repertorio del 16 Agosto 2016. E vorrei onestamente analizzare dove sono le primarie pecche di questa conversazione, se non calcoliamo che l’intera conversazione è aberrante.

  1. Mi sono appena laureato: già si parte male. La stragrande maggioranza dei lavoratori ha Dubai ha comunque un bagaglio culturale e lavorativo di qualche anno. Sono veramente pochi quelli che iniziano la propria esperienza lavorativa in questo paese riuscendo ad avere allo stesso tempo un salario che possa essere considerato dignitoso (ed anche su questo argomento ce ne sarebbero di discussioni al riguardo).
    In tantissimi infatti vengono a Dubai per molto meno di 5,000 AED che è vero che corrispondono a 1,250 Euro ma per gli standard ed i costi di questa città diciamo che non stiamo messi molto bene.
  2. Sarei disponibile a venire a fare qualche consulenza: consulenza di cosa perdonami? Consulenza su come compilare i moduli della richiesta tesi? Consulenza su come fare il risvoltino ai pantaloni? Questa affermazione mi mette seriamente in difficoltà. Evidentemente la mia mente non è così elastica.
  3. No qualche sfigatino che non possa garantire almeno 5/6000 euro più benefits:
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    Ti vorrei sempre ricordare che sei un neo laureato e se tanto mi da tanto vuol dire che, per il ragionamento, un individuo con almeno 10 anni di esperienza deve avere uno stipendio 10/15 volte superiore.
  4. Avventura di un annetto: tenendo presente il costo che le società sostengono per fare i visti, sono abbastanza certa che nessuna società assumerebbe un individuo, oltretutto neo laureato e quindi con un knowhow lavorativo di un bambino, per un annetto giusto per allungare il cv e perfezionare la lingua (quindi tu oltretutto l’inglese non lo sai neanche bene!! perché, sebbene l’arabo sia la lingua ufficiale nel paese, senza inglese, lavorativamente parlando, non si va da nessuna parte).
  5. I benefits: le cose sono cambiate moltissimo negli ultimi anni. Se nel passato le società erano disposte a coprire tutti i costi, compresa casa, assicurazione per le famiglie, scuole e macchina, pur di convincere i propri dipendenti a spostarsi a Dubai, oggi è quasi come se fossero i lavoratori a pagare le società per assumerli, vista l’attuale elevata disponibilità di persone che accetterebbero un lavoro qui anche per molto meno di quello che è la media salariale (il grande male di ogni economia).
    Ormai solo i grandi gruppi, tra cui i grandi gruppi “nazionali”, offrono pacchetti salariali al di sopra della media, ma la stragrande maggioranza delle società offre salari omnicomprensivi.

Ovviamente questi 5 punti non sono legge e molte volte si può anche possedere il famoso fattore C e si riesce a trovare una società disposta a pagare casa, macchina, scuole, figli, moglie, etc etc senza battere ciglio ma questi sono casi, molto spesso legati all’esperienza ed alle qualifiche che si posseggono in quel determinato settore e lavoro.

Quello che invece considero obbligatorio (ma perché lo dice la legge) è l’assicurazione sanitaria per il dipendente (quindi se ve la mettono tra i benefit già stanno cercando di vendervi del fumo). In un paese in cui la sanità pubblica non esiste, visto che anche negli ospedali governativi si paga (meno ma si paga), l’assicurazione sanitaria è una delle cose più importanti (fondamentale anche se siete solo qui in vacanza o alla ricerca del lavoro) perché in caso di necessità potreste veder sfumati i vostri risparmi ed oltre nel giro di pochi minuti. Sulla qualità e copertura dell’assicurazione, purtroppo, non c’è regolamentazione e quindi la vostra società potrà fornirvene liberamente una che copra a malapena il raffreddore.

Per quanto riguarda il salario medio, non mi considero esperta di ogni settore e quindi, quando amici mi chiedono quale sia per la loro professione, consiglio sempre di controllare siti internet di società di recruitment che operano su questo paese, che annualmente stillano una classifica indicano quale sia il range di salario per le varie categorie.
Mai fidarsi dei siti italiani visto che ultimamente ho l’impressione che descrivano un paese totalmente diverso. Giusto qualche giorno fa ho letto che chi lavora come lavapiatti qui prende anche 3000 euro. Suppongo di aver fatto delle scelte lavorative sbagliate nel mio passato.

Purtroppo i lavori manuali più semplici, come gli operai, facchini, lavapiatti etc, sono svolti prevalentemente da indiani, pakistani e filippini che vengono pagati con salari decisamente bassi (e quando parlo di salari bassi mi riferisco ad un massimo di 500 euro) condividendo camere con altre persone
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(un po’ estremo ma c’è anche questo)

Quindi, per favore, quando alla TV vi dicono che il lavoratore medio prende 6000 euro al mese e che ha la casa e macchina pagata dalla società, che neanche richiede la sua presenza in ufficio perché comunque a Dubai c’è sempre il sole ed è giusto stare molto tempo fuori (dicono rinforzi le ossa), ed anzi ci danno degli incentivi economici, vi prego non credeteci perché quando poi pubblicate il vostro annuncio su Facebook risultate un po’ fessacchiotti.

Che lavoro faccio per sbancare il lunario a Dubai che critico, amo et odi, e che ho imparato a conoscere negli anni? La PA (Personal Assistant), ovvero quando hai una madre che odi perché cerca di occuparsi della tua vita ma paghi un’altra persona per farlo.

 

Al Karama: diffidare dalle imitazioni

Le vacanze di Natale sono arrivate anche per me e l’affetto dei parenti mi ha travolta come solo una valanga in Val di Susa sa fare.

Quest’anno mi sono lasciata convincere che passare le vacanze a casa sarebbe stata un grandiosa idea…poi mentre ero in volo mi sono ricordata che io odio il freddo.

Eh niente…ora giro per casa indossando la vestaglia di pura lana di orso polare (ho provato a cercare online dei sistemi per inserire grasso di balena sottopelle ma pare ci siano delle controindicazioni…prossimo anno).

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Ma per la bustina dei soldi della nonna si fa questo ed altro. Ah, si…anche per i parenti e gli amici scusate.

Quindi il 25 mattina mi sono svegliata e lottando contro la mia naturale propensione ad amare mia zia Titina, che sono 20 anni che mi chiede quando metto su famiglia, tanto quanto amo il freddo, ho aperto la valigia alla ricerca di qualcosa da mettermi che non mi spingesse all’ipotermia dopo 10 minuti ma che neanche mi facesse sentire un fagotto ripieno di guanciale e carciofi. E c’è anche da considerare che nell’esatto momento in cui si poggia un piede fuori dall’aereo prendi per osmosi almeno un paio di kg.

Alla fine il miracolo!! Vestito rosso di Herve Leger, in pratica lo stilista che fa vestiti modello budello dei salami

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le Christian Louboutin con la loro immancabile suola rossa, che secondo me dipende dal sangue che si versa portandole perché non credo di aver mai, e ripeto mai, portato una cosa più scomoda, ed una Louis Vuitton limited edition.

Perché dopotutto a Dubai ci pagano a peso d’oro ed è giusto investire nell’economia del paese!!

Finalmente per una volta gli argomenti di discussione non si sono focalizzati sul fatto che sono l’ultima delle cugine da marito che…tragediaaaa…non ha neanche il fidanzato (questo lo pensano loro…ogni tanto gli uomini vanno salvati da questi tragici pranzi) o che…ah no…non ci sono altri argomenti, ma erano tutti intenti a capire “Ma quanto guadagna questa???

Se volete godervi un pranzo senza le solite domande “Quando ti fidanzi/Come va il lavoro/Quando me lo fai un nipote” etc, ricordatevi di puntare ad un look super costoso!! Li terrà distratti e voi potrete finalmente respirare la magia del Natale!

Ovviamente starete pensando “Ecco la solita snob che combatte il sistema e poi si mette i vestiti di marca“. Ma vi sbagliate di grosso. Perché tutto questo può essere comprato in un magico ed affascinante quartiere di Dubai.

Al Karama is the way!!

Il Karama è un quartiere di Dubai famoso per essere sede di numerosi negozi che vendono più o meno perfette imitazioni di abitiscarpeborse, e non solo, di grandi marchi (non avete mai visto Sex and the City 2? Eh, molto molto male) a prezzi più che abbordabili.

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Ora, io mi sto prendendo il merito di questa rivelazione ma una mia amica è la regina del Karama e per godere a pieno di questa esperienza mi bisogna seguire le sue regole.

Prima di tutto se avete fretta lasciate perdere. Al Karama sai quando arrivi e non sai quando andrai via e questo non dipende certo dalle dimensioni della zona, che dopotutto non sono così ampie. Al Karama il tempo scorre in modo innaturale: tu entri in un negozio che sono le 5 e ne esci che sono le 9.

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Soprattutto se non siete lì per un item specifico ma solo per dare un’occhiata. Sappiate che vi ci vorrà del tempo.

La seconda regola d’oro per i vostri acquisti è mai far trapelare che per quello specifico items vendereste anche il gatto perché una volta che il venditore avrà capito che lo volete vi dirà un prezzo che probabilmente è 10 volte il suo valore reale. Loro sono come gli orsi: lo percepiscono il vostro desiderio. Quindi anche se avete visto l’ultima borsa di Michael Kors (che è assolutamente il brand più facile da trovare anche di ottima qualità) non vi fate venire la bava alla bocca e gli occhi a cuore, ma mantenete un certo distacco.

Altra regola fondamentale, che si collega alle prime due indicazioni, è quella di trattare sul prezzo. Sebbene voi abbiate mantenuto un certo contegno alla vista di un favoloso paio di scarpe nuove perfettamente identiche all’originale, loro avranno notato quel tremolio al lato dell’occhio e quindi il prezzo proposto sarà indecentemente alto. Non scoraggiatevi perché di norma, e con estrema pazienza, potrete scendere fino al 40% e forse anche il 50% in meno del prezzo iniziale. Sappiate che la frase “Give me your best price“, ovviamente accompagnata dalla velata minaccia di andarvene, la ripeterete talmente tante volte da perdere completamente valore, tanto da chiederlo poi anche al farmacista sotto casa.

L’ultima e forse più importante regola se si va al Karama è mai salire nelle stanzette segrete. Acquistare al Karama non è illegale ma loro alcuni brand, tra cui soprattutto le marche francesi, non potrebbero venderli. Quindi con fare molto placido, alla loro richiesta di salire risponderete che preferite vedere le cose in negozio. Il 90% delle volte andranno a recuperare la merce richiesta che voi avrete sapientemente selezionato su un moderno tablet (ebbene si, alcuni hanno un catalogo multimediale da cui scegliere il vostro nuovo acquisto).

E se ora vi sta sorgendo il dubbio che la vostra vicina super modaiola sia un’adepta del Karama non vi resta che provare questa esperienza immerse nel tarocco d’eccellenza.

E ricordate sempre che a Dubai non è sempre tutto oro quello che luccica ma probabilmente è Made in Karama.

Expat di serie A ed Expat di al mare…

Il Ministro Poletti, neo nominato Ministro del Lavoro, ha recentemente dichiarato che non sono sempre i migliori ad andare via dall’Italia e che alcuni di quelli che hanno lasciato il Bel Paese dopotutto hanno solo fatto bene all’Italia perché è meglio non averli tra i piedi.

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Sicuramente sono state delle forti affermazioni da parte di un Ministro che rappresenta un settore fortemente problematico dell’Italia. Settore che nel 90% dei casi ci ha spinto ha lasciare la barca che affondava perché le nostre capacità, e non parlo di genialità ma di banali capacità acquisite in anni di studio (gli italiani studiano per un totale di 18 anni…avete presente???), non hanno la possibilità di essere espresse perché non c’è lavoro (un altro Ministro c’aveva definito choosy qualche anno fa…in pratica la colpa è sempre nostra).

Ma ci siamo mai chiesti come veniamo visti noi italiani a Dubai?

Nell’immaginario collettivo, qualcuno che lascia il proprio paese per andare a lavorare all’estero normalmente lo fa per andare in Inghilterra, in Francia, in Germania e qualcuno anche nelle fredde terre di Danimarca e Svezia. Anche America ed Australia sono considerate destinazioni degne di nota e seriamente prese in considerazione in caso di ricerca di lavoro.

In fondo, ci vuole coraggio per andare a vivere da solo, con tutte le difficoltà del caso: la lingua, il dividere una casa, lo spostare famiglia e far capire ai propri figli che in parte lo si fa per loro (grazie parents per aver fatto questa scelta tanti – non così tanti ovviamente – anni fa), la burocrazia e tutto quello che ne consegue, comprese il pagare le tasse (ho scoperto che in alcuni paesi del nord Europea, senza la loro “carta d’identità”, che ti danno solo a determinate condizioni lavorative, non sei NESSUNO!!).

Insomma, anche se molti criticano la scelta di lasciare casa, dopotutto, e sappiate che lo negheranno fino alla morte, ci ammirano per il coraggio e per la determinazione delle nostre idee.

Ma la verità è che tutta questa ammirazione e tutto questo coraggio svanisce nell’esatto momento in cui diciamo di esserci trasferiti a vivere a Dubai per lavoro. Superato lo scoglio di quelli che finalmente hanno capito che non vivi in Arabia Saudita e che quindi non stai vivendo in un paese in cui sono violentata psicologicamente ogni giorno della mia vita, ci troviamo a doverci confrontare con quelli che non hanno ancora capito che le belle storielle che descrivono questo paese con l’Eldorado, come di gente sempre felice e sempre abbronzata, di gente che per il solo fatto di stare qua guadagna chissà quali cifre, sono purtroppo appunto storielle.

Ovviamente nessuno nega che se siamo ancora qui dopo tutti questi anni qualcosa di positivo ci sia

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ma purtroppo Dubai non è più il paese del terzo mondo strapagato di 10 anni fa. E quindi è mio dovere aprirvi gli occhi su quello che è realmente Dubai soprattutto per chi ci vive (almeno mi evito di ripetere le stesse cose ogni volta che malauguratamente metto Dubai e lavoro nella stessa frase).

Esattamente come tutti gli altri, noi andiamo a lavorare 5 giorni su 7 e molti di noi 6 giorni su 7 ed esattamente come tutti gli altri, facciamo le nostre 8 ore al giorno, che in molti casi diventano decisamente di più (la leggenda narra che tu sappia l’orario di entrata in ufficio e non quello di uscita).

Esattamente come tutti gli altri, noi ci dobbiamo confrontare con le differenze linguistiche determinate proprio dal suo essere così multiculturale perché vi assicuro che all’inizio capire l’indiano che vi parla in inglese e nel frattempo ti distrae muovendo la testa non è così semplice, come non lo è capire un vero madrelingua in Inghilterra.

Esattamente come tutti gli altri, siamo lontani dalle nostre famiglie e dai nostri cari e ci sarà pure Emirates che piace tanto a tutti, ma sempre lontane sono. E il biglietto non lo trovate di certo con mamma Ryanair che tanto bene ci aveva abituato ai suoi voli a 10.00 euro tasse comprese.

Quindi noi non andiamo al mare tutti i giorni come ci immaginate, solo perché a Dubai c’è il mare e fa sempre caldo perché comunque ogni tanto in ufficio dovremmo andarci, almeno per farci pagare lo stipendio. Secondo voi uno che vive a Southampton o a Bournemouth va al mare tutti i giorni solo perché c’ha il mare? E di conseguenza non guardateci scandalizzati quando in pieno agosto siamo bianche perché probabilmente non vediamo il sole da mesi a causa del caldo.

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Inoltre, a differenza di quello che è credenza comune non ci pagano in lingotti d’oro anche se non siamo capaci di aprire una macchinetta del caffè solo perché siamo italiani e siamo capaci di arrangiarci a fare tutto. La parte della gavetta principalmente la si fa in tanti altri paesi del mondo e si riesce anche a sbancare il lunario. Qui se sei uno stagista le probabilità che tu possa percepire più di 5000 AED sono veramente poche.
E no, vi prego non venitemi a dire che sono comunque 1,500 euro e che nessuno stagista in Italia prenderebbe questa cifra perché onestamente in Italia con 500 euro al mese trovo una camera nella zona universitaria tasse comprese…qui con la stessa cifra forse ci prendi un letto in condivisione con altre 4 persone.

Ci sarebbero così tanti miti da sfatare, tra cui economia e regime politico, che probabilmente potremmo tranquillamente arrivare a Natale dell’anno prossimo a disquisirne. Quello che purtroppo ogni volta emerge dalle mie conversazioni sulla mia presenza qui a Dubai è che ci siano expat considerati di serie A ed expat considerati di serie B e che purtroppo siamo totalmente assuefatti dalle storie che ci raccontano i telegiornali ed i documentari senza riuscire più a vedere oltre la bella facciata.

Volete venire a Dubai perché questo è il vostro sogno da tutta la vita, venite qua ma non in vacanza che in vacanza è sempre tutto bello e perfetto, perfino le relazioni. Venite qui e vivetevi la città come la viviamo noi, con i nostri problemi, e provate ad andare oltre il grande parco giochi. Solo così potrete capire che noi siamo Expat esattamente come gli altri.

 

Quando la tua prova costume dura più di una sessione d’esami…

Come tutte le estati che si rispettino a Dubai, la tua bacheca Facebook si riempie di foto di amici e parenti felici e sorridenti in vacanza, per la maggiore allegramente sdraiati in qualche meravigliosa spiaggia sorseggiando un gustoso cocktail, mentre tu probabilmente sarai seduto dietro una scrivania sotto il getto dell’aria condizionata tarata a menopurealpolosentonomenofreddo sognando le vacanze appena finite o in trepidante attesa di quelle che devono ancora arrivare (non siamo tutte mamme che si fanno 2 mesi di vacanza…e questi sono gli unici momenti della mia vita in cui rimpiango di aver scelto di fare la zia super fica).

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In tutto questo c’è sempre il caldo che ormai fa da contorno, anche un po’ invadente, alla tua vita ma ormai ne sei consapevole (che poi, io qui lo dico e qui lo nego, quest anno non è che fa proprio così caldo) e che ti spinge a trovarti degli hobby che possano intrattenere la tua vita: le ladies night ci sono ma fa troppo caldo per bere e poi sudare come un procione la notte, mangiare ti fa lo stesso effetto

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hai binge watchato tutte le stagioni di Gilmore’s Girl in attesa del revival (quando in pratica hanno finito le idee ed i produttori usano vecchie glorie) prendendo magicamente 10 kg solo per averle viste mangiare e hai praticamente finito Dottor House su Netflix, ma soprattutto conosci i tuoi limiti in fatto di lavori manuali (da bambina ero sempre quella che la colla la sniffava o se la metteva sulle mani….e direi che così si spiegano tante cose).

Insomma, mi era rimasta una sola cosa da fare: darmi allo sport!!

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Anche perché nel resto del mondo, la famosa “prova costume” dura 2 massimo 3 mesi ma qua vivi come in un’eterna sessione d’esami! Tutti a dirti come sia bello vivere in un posto caldo e la possibilità di andare sempre al mare, ma come fanno a non pensare alle conseguenze: 9 mesi di addominale tirato e 9 mesi di cerette!

Quindi da brava “studentessa” ho provato ad andare con un’amica in palestra, ovvero quella stanza piena di attrezzi che praticamente tutti i palazzi hanno e che fino a questo momento avevo frequentato forse 4 volte in un anno, per fare un po’ di treadmill: dopo i primi 10 minuti mi sono sentita come un criceto dentro la ruota. Una tristezza infinita!!
Quindi ho scaricato un paio di App per fare esercizi mirati a tonificare quello, sollevare quell’altro, ma al terzo addominale direi che ho disinstallato e sono scesa a bermi un fruttalo per reintegrare i liquidi persi.

Quindi un po’ demoralizzata, ho organizzato una spa con le amiche, nella speranza che un bel massaggio facesse il miracolo, e una di loro ci rivela il segreto della sua forma fisica: Guavapass.

Il primo pensiero è stato: Si mangia? ma poi vedendo il tipo (non devo dare spiegazioni, tutte abbiamo l’amica sportiva e fisicata, e se non ce l’avete….beh, probabilmente siete voi!) ho supposto che non fosse così. In pratica, scaricando questa applicazione e pagando un abbonamento mensile, che tutto sommato non mi sembra così esagerato se paragonato ad un mese di Virgin in Italia, si ha la possibilità di accedere a diversi studi e palestre in giro per Dubai e di prenotare 3 lezioni gratuite al mese.

Con la mia amica, non quella palestrata, ci siamo guardate ed abbiamo deciso che tanto finora di soldi ne avevamo buttati tanti nelle varie palestre per abbonamenti mai usati, che alla fine un altro tentativo non ci avrebbe certo mandate fallite.

aaaaaaaaaaaa come mi sbagliavo!!!

Ma partiamo dai CONTRO:

  • L’amica palestrata ci ha convinte ad andare ad una sessione di…non so come chiamarlo…”girone della morte“? Per la prima lezione abbiamo optato per 30 minuti di cardio (quando il tuo cuore batte talmente veloce che manda direttamente un segnale acustico al 999 e ti aspetta l’ambulanza direttamente all’uscita) in una buia Warehouse. Dopo i primi 5 minuti ho abbandonato sconfitta la lezione e c’ho messo una settimana a riprendermi.
    In pratica se volete cominciare non fate da 0 a 1000 come ho fatto io.
  • La prenotazione: in molti casi è fondamentale prenotare con largo anticipo le tue sessioni, soprattutto quelle più richieste, perché se questa mattina ti alzi e decidi che vuoi fare Bounce Fit in pratica ti attacchi visto che mi sono ritrovata a prenotare una settimana per l’altra per trovare un posto.
  • Legata alla prenotazione c’è un altro dramma esistenziale: la cancellazione!! Se decidi che No, oggi niente sport, oggi mi sfondo di pizza lo devi decidere almeno 12 ore prima sennò l’App ti applica una penale pecuniaria. In pratica Lasciate ogni speranza o Voi che entrate perché una volta che sono passate le 12 ore è fatta, non si torna più indietro.
  • Se come me ti sei sempre dedicata a sport sedentari, come il giro della pagina del libro o il lancio del coriandolo in posizione supina, oltre al mensile ti ritroverai a pagare per il tappetino di pilates, le fasce per la box, i calzini per tenerti caldi i piedi quando fai inversion (perchè yoga normale ormai non fa più tendenza), il lucchetto e l’asciugamano per tamponare il sudore. In pratica con i soldi spesi per queste cose ci pagavo la lipo e risparmiavo tempo e fatica.
  • La mia famiglia quando ho raccontato loro di questa nuova esperienza hanno chiamato direttamente l’esorcista. Qualche amica in Italia ha chiesto foto per provare quello che stavo dicendo…insomma…grazie della fiducia!
  • Il resto del mondo: il giorno che comincerai a fare sport incontrerai tutti quelli che conosci, compresa la vicina bona che dopo un’ora di esercizi sarà perfetta come appena sveglia mentre tu sembrerai il Gobbo di Notre Dame dopo che ha preso un acquazzone.
    La vita può essere molto cattiva!

Ovviamente ci sono anche dei PRO:

  • La possibilità di scegliere varie discipline ti spinge a cambiare continuamente attività e quindi non c’è il problema della noia….o così mi dico per convincermi ad andare almeno tre volte a settimana.
  • Sebbene le sessioni di cardio mi faccia domandare se nella mia vita precedente io abbia fatto del male a qualcuno, ora quando il venerdì vado a un brunch e mi attacco al banco dei formaggi mi sento decisamente meno in colpa e per premiarmi dell’esercizio appena finito mi concedo un bicchiere di vino guilty free che ha decisamente un altro sapore.
  • Non l’avrei mai detto, ma la palestra è decisamente un luogo di acchiappo da non sottovalutare. Vero è che tu non sembri un Angelo di VS ma se vi trovate decenti dopo una sessione di 90 minuti di bikram yoga (yoga dentro una stanza riscaldata con una percentuale di umidità del 80%…mio padre mi ha chiesto perché pago quando mi basterebbe mettermi sul balcone gratis. Caro papà, hai ragione anche te…) potrebbe anche essere quello giusto!
  • L’ho già detto che poi puoi mangiare senza sentirti in colpa?

In buona sostanza a questo nuovo servizio sportivo darei un meritato 7, prima di tutto perché se ha convinto me ad abbandonare il divano per 3 volte a settimana può veramente fare miracoli, e poi perché dopo tutto a Dubai, se non hai fatto almeno una lezione di Pole Dance non sei nessuno, quindi questa è l’occasione buona per iniziare.
Al momento sono alla mia terza settimana (questa affermazione fa tanto alcolisti anonimi)…richiedetemelo tra un mese che ne penso….

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Where is my hairdresser?

Have you ever had a bit of a downturn in your life, maybe a time when you were looking for a change? Or maybe a period when you were not sure exactly what you wanted, and things went from bad to worse when a personal relationship that had started so well crashed headlong into a brick wall?
If the loving cares of your female friends, who never shy away from telling you “get up from bed before you develop bedsores, and please do shower – you really, really need it”, are not enough, if the 20 AED wine bottle which you just finished off (and maybe you should have gone for something a little less cheap… as your heartburn is painfully reminding you) did not quite work as expected, there is only one thing left to cheer a woman up: a trip to the hairdresser.

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Going to the hairdresser is like a rite of passage, a kind of magic we are waiting for to put an end to a time in our lives where there are far more “down” days than “up” days. Going to the hairdresser should be the healing balm for our spirit, an enchanted place where they read our minds and give us that extra touch to start our day with renewed vigor. Not unlike the fairy godmother of one of the many cartoons they made me watch (and I am still wondering where mine is… I can only assume that she has my same sense of direction, and therefore got hopelessly lost).

Alas, we live in Dubai, and this miracle does not always come true (or, should I say, almost never). Maybe it’s the language, maybe it’s old traumatic events, maybe even we ourselves don’t really know what to expect from our hair, maybe it’s the steep prices, maybe it’s one of a hundred other reasons, but going to the hairdresser here is, at least for me, a game of Russian roulette with a loaded gun. But as I always say: I like to live dangerously.

When I first came to Dubai I had firmly decided that, after many tragic experiences in other countries, nobody would be allowed to touch my hair except for my Italian hairdresser (and to be honest he did his share of damage, but everyone deserves a second chance, even someone who told you “relax, I will only snip away the damaged ends of your hair” and I came out sporting a short bob like a parody of a celebrity). So, during my initial days here I could not wait to go back home to give a proper form to my hair – which was starting to look like a bunch of bananas instead of a long, flowing mane. I guess that when they were handing out manageable hair I missed the notification.

Over time I started going home less and less, so I just had to take a leap of faith. And yes – changing hairdresser is indeed a leap of faith: we entrust a portion of our very essence to a perfect stranger. There is no denying that, to us women, a good hairstyle makes us feel stronger instantly.

On my first try I decided to spare no expense, and after some research I found the man I was looking for: the social networks sang praise for his skills and professionalism, so I booked an appointment. The outcome:

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I am still crying over it. The bill alone very nearly made drop dead (I keep forgetting that outside of Italy the hairdresser’s bill is proportional to the hair length – life can be so unfair), and the hair which looked gorgeous at first soon became so dry that I had to cut it short by several centimeters to make them shine once again. I had to do this myself, of course – another trip to the hairdresser would have required several hours at the shrink to get over the shock.

After some more time I decided try the renowned keratin treatment, regarded by many as nothing short of miraculous. So I summoned my courage and bought a voucher on the Internet for a salon which the social networks once again recommended highly. The outcome: remember the cartoons, when a passing cow licks the face of one of the characters, and the hair sticks up, all oily? Same same. My hair was so straight and oily that I truly wondered if it would ever recover. But I must admit, after the initial flatness my hair grew in volume and tone, and was indeed good looking. So, over time, I tried the treatment several times (and yes, it is based on formaldehyde, but this just gives me an advantage for when the time comes to bury me).

So let’s turn the page and tell the story of when I decided to dye my hair or have highlights: effectively a beginner’s course to hairdressing. Have you ever seen that unlikely shade of blonde that is popular with grannies, the one which basically turns to even more improbable shade of pink? That is exactly what I felt when I looked at myself in the mirror and saw my grandmother, only 50 years younger (or maybe that was me 50 years older… it all depends on how you look at things). I managed to stay calm and asked for an explanation of the mess (because the next step for a woman in my situation would have been to burn the shop to the ground in order to hide all evidence of the tragedy), only to have the inevitable Filipina reply: “it’s what you have asked”. Because you see, over here when you ask for highlights, or a dye that is just one or two shades lighter than your original hair color (and you are never too sure of what that really means – but with your hairdresser back home it somehow seemed to work), the assistants, always ready to pass the bucket, make you choose the color on a palette: so first thing, they completely decolor your hair to a total white, and then apply the new hue. Imagine how happy I was when the color inevitably started fading away.

If you are partial to red hair, heaven forbid: there is a very real chance that you will come out sporting hair the color of a carrot. And even with hazelnut your chances are no better: a friend of mine who went ahead with this found that her regrowth was a totally different color. The only solution was a do-it-yourself dye that mercifully covered every inch.

But there is always a good day: perfect color, style exactly in line with your expectations, and you stand in surprise wondering why it all went well… but rest assured that the fatal mistake is always around the corner. Drying.

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There are only two choices: your hair comes out so straight that it makes Cousin Itt look curly haired, or you look like a Barbie with locks and so much volume at the roots that when you first try hairdo the police have to be called in to understand how your hair can stand like that.

But as I already said a trip to the hairdresser is a leap of faith, sometimes you get lucky. And while we are always trying to get ourselves cleaned up, hoping to turn a new page, the assistants at the salon are always showering their attentions on us: cold or hot drinks, foot or neck massage, maybe a facial scrub while waiting for the hair to turn the right color. Little things which, in the “down” days”, can certainly help. And you if don’t feel like going out, there is always the option of home service, maybe in the company of the right friends, which can turn a day that started out so terrible into something a little better.

Translation courtesy of Dubaitaly.