Archivio mensile:novembre 2015

Passato e presente….

Vivere permanentemente in una città crea un fortissimo senso di assuefazione all’ambiente che ci circonda e spesso ci si dimentica dell’inebriante sensazione che si è provato appena arrivati. Almeno per me, quando sono arrivata, ho capito che cosa significasse la tanto odiata e studiata Sindrome di Stendhal, definita come la sensazione di smarrimento, tachicardia e confusione (ovviamente parlo dei sintomi lievi, non certo delle allucinazioni e delle vertigini!!) che si percepisce in presenza di soggetti come opere d’arte considerate di straordinaria bellezza. In pratica vai in brodo di giuggiole davanti ad un quadro/scultura/città/pezzodipizzabuona.

Ammetto che tutte queste luci e questi imponenti palazzi mi hanno praticamente stordita non essendone abituata. Tutto di Dubai era una continua scoperta: lo ski-dome, le isole artificialmente costruite, il palazzo più alto al mondo, la pulizia estrema degli spazi comuni in questa città (avevo sempre l’ansia quando fumavo una sigaretta e per qualche motivo non riuscivo a trovare un posacenere. Ed ora dove la butto????), per non parlare dei bagni (i bagni di Dubai, compresi quelli dei Mall di weekend, saranno sempre più puliti di quelli di casa tua), e la cortesia delle persone (quasi un lecchinaggio continuo, ma ammetto che faceva piacere), talmente tanto gentili che c’è gente che ti imbusta la spesa (siate sinceri, quanti di voi, quando vivevate in altri paesi al di fuori del GCC, hanno avuto delle serie difficoltà, nominando tutti i santi del calendario, nel vano tentativo di aprire una busta della spesa??? Bene, qua c’è qualcuno che ti leva da quell’imbarazzante momento. Le piccole gioie della vita. Unico problema forse quando ti aspetti lo stesso trattamento in Italia e rimani come una fessa con la spesa ancora da mettere nella busta).

Ma poi, come tutto, anche questa la luna di miele è finita. Anche Dubai è entrata nella routine della vita normale (ovvio che ancora adesso rimango affascinata da quello che vedo, sarebbe quasi impossibile il contrario visto che torni in Italia per due settimane e sbuca un palazzo nuovo) come è giusto che sia (vivere un eterno primo appuntamento dopo un po’ rompe). È come una relazione: all’inizio è tutto Oh mio dio lui ha fatto questo, Oh mio dio lui ha fatto quello per poi passare al Sai mi ha proposto di fare questo, ma non so, fino ad arrivare Che palle, ma ti pare che ora dobbiamo fare questo?!?
Fortunatamente ancora non sono ancora alla conclusione della mia relazione con Dubai ma sicuramente non sono più nella fase iniziale e diventa ancora più evidente quando ti relazioni a persone che sono arrivate da pochissimo a Dubai.

Recentemente, infatti, ho conosciuto una ragazza arrivata a Dubai da veramente pochissimo tempo e all’inizio la sua esuberanza e la sua “gioia” nel descrivere questa città quasi mi infastidivano. Tutta la sua sorpresa per cose ormai diventate per me banali sembrava quasi “finta”: cioè come fai ad emozionarti che ogni 100 metri c’è una Spa??? Ma da dove vieni?? Ecco, la poverina viene da un paese straniero dove era costretta a prendere un aereo per farsi una cera decente perché il massimo che poteva trovare erano i pesciolini che mangiano i calli. Direi che anche io sarei stata così su di giri al posto suo.

Quindi, parlando con lei, ho cominciato a riflettere come la mia percezione per certe cose sia cambiata, a volte neanche troppo in meglio, e che quelle che prima erano novità, oggi sono cose di tutti i giorni perché ormai Dubai è casa.

burj-al-arab-spa.jpgBurj Al Arab Talise Spa

Tornando alla storia della Spa, ha effettivamente ragione visto che qui ci sono più Spa che persone, incluse quelle che offrono l’happy ending ai maschietti (per la loro gioia!), dove ognuna offre specifici servizi, dai massaggi di ogni tipo alla ceretta, dai capelli alla rimozione laser dei peli; alcune propongono anche makeup permanente (se l’idea di avere sopracciglia spesse come solo a Cara Delevigne possono stare bene, questo è il posto che fa per voi!) ma tutte avranno qualcosa in comune: quando sarà il momento di pagare cercheranno di proporti pacchetti sconto, prodotti a prezzi stracciati, e se continuerai a dire educatamente che No grazie, non mi serve nulla, ti proporranno di acquistare direttamente un’estetista. Eh niente, sembrava la pubblicità della Eminflex con un Mastrota in versione orientale.
Sfortunatamente non sono una grande promotrice delle parrucchiere a basso costo visto che spesso la qualità dei prodotti è veramente bassa, come anche l’igene (sennò non ci sarebbe bisogno di cartelli ovunque che ricordatono che è vietato inserire il bastoncino della cera due volte nel contenitore della cera), ed il rischio è di ritrovarsi con i capelli di un colore diverso da quello richiesto (e non nascondiamoci dietro al “non parlo/a così bene inglese”) è abbastanza elevata. Ma comunque Dubai offre servizi per tutte le tasche quindi basterà pagare un pochino di più (prezzi affini a quelli di una grande città come può essere Roma o Milano o Londra) per avere un servizio perfetto.

Ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: mai pagato così poco un massaggio in Italia e se sei fortunata trovi anche la massaggiatrice che non ti mena (a volte succede) e passi quell’oretta a farti coccolare. Cosa che in Italia non mi sarei mai potuta permettere così di frequente, e non sto parlando della Spa pakistana che quando entri ti viene un momento di panico e ti domandi spaesato Ma dove sono finita?, ma poi ti fanno il miglior massaggio mai provato (cit. Tratto da una storia vera), ma sto parlando della Spa tutti fronzoli dove, alla fine del trattamento, ti fanno utilizzare la Jacuzzi e poi allegramente sorseggiare o del thé depurativo offerto dalla casa, oppure un bel bicchiere di vino.
Le poche volte che sono stata in Italia, se escludiamo le Terme di Saturnia che ancora hanno in cauzione un organo buono, ho sempre avuto la sensazione che fossero loro a farti un favore a stare là. Ed il costo era decisamente ben più elevato del servizio offerto; magari non sono stata così brava io a scegliere.
Ma non solo, molto spesso, per sponsorizzare un nuovo salone o magari per dare nuova luce ad uno già conosciuto, durante le ladies night, verranno allestiti tavoli dove sarà possibile ricevere una veloce manicure o una perfetta piega boccolosa senza pagare. È un po’ come un biglietto da visita però mostrando quello che si sa fare: un’idea davvero geniale, soprattutto se sei appena uscita dal lavoro e non sei riuscita a farti la piega!!

E quelli che magari arrivano a Febbraio e ad Aprile cominciano a dire “Beh dai, non è mica tutto questo caldo di cui parlavate. Si sta ancora benissimo“. Ma certo, aspetta Luglio quando comincia la stagione inferno perché al momento siamo solo all’estate! Ah, dilettanti.

Hell is coming!!

Altro annoso dilemma dei “novellini” è la questione abbigliamento: come già detto in un altro post, in realtà a Dubai non vige nessuna particolare regola per quanto riguarda l’abbigliamento. Certo andare in giro in mutande non è proprio consentito, ma direi che non lo è da nessun altra parte del mondo (forse ricordo che in Germania è però permesso il nudismo ma non mi stupirei della cosa). Ma nessuna donna è obbligata ad indossare un velo o l’abaya per andare in giro, o a coprirsi in maniera particolare (escludendo magari il periodo del Ramadan quando sarebbe opportuno indossare una giacca e/o un pantalone lungo durante il giorno), quindi, a differenza di quello che è la credenza comune, qualsiasi abbigliamento, purché decoroso, è consentito a Dubai.
Tant’è che spesso in giro per la città ho veramente visto di tutto: donne con la pelliccia e sotto vestiti estivi, gente che continua ad indossare occhiali da sole la sera (a meno che tu non sia Ray Charles, un bodyguard, o la mia amica talpa evita!), nei negozi vendono i piumini d’oca perché fa freddo (ok, forse dopo qualche anno qua la percezione del freddo cambia ma non così tanto da aver bisogno del piumino per uscire, a meno che tu non stia girando per un Mall, allora si!), vestiti fluo e gente che per fare lo “struscio” in Marina si mette l’abito da sera. Per non parlare dei cappelli durante l’ultima serata della Dubai World Cup ad Al Meydan Carnival. Allora ciao proprio.

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http://www.dubaiblog.it/

Io anche ci metto del mio, visto che ogni tanto vado a fare anche la spesa in pigiama: tanto alla fine ci sarà sempre qualcuno vestito peggio di te! O vestito come te, che è quasi un sollievo.

Credo che un altro degli argomenti più discussi a Dubai sia il cibo e gli alimenti ammessi o non ammessi: passato lo shock iniziale di scoprire che abbiamo il maiale ed alcool (altro sport nazionale è il BBQ e senza maiale e birra che senso avrebbe farlo?), direi che in linea di massima abbiamo più o meno tutto, magari la frutta e le verdure non sono della miglior qualità, ma si sopravvive a tutto. L’unica cosa impossibile da superare (cioè io l’ho superata ma leggere in continuazione questa domanda diventa un costante promemoria) è la totale e completa assenza di tutti i prodotti delle Mulino Bianco: Rosita e Banderas non ce l’hanno fatta a portare le loro macine a Dubai. Posso ovviamente capire che non fare colazione con i Pan di Stelle possa essere un po’ come non fare veramente colazione per alcuni (io sono così con il caffè, finché non ne bevo uno ho la sensazione di non essere veramente uscita dal letto) ma dopo un po’ direi che farsene una ragione potrebbe essere un primo passo per uscire dal tunnel della dipendeza. Senza contare quelle che si portano i detersivi dall’Italia, come se questi non pulissero abbastanza (e ho amiche che l’hanno fatto!!!). Povero Mastrolindo stipato in una misera valigia!!

E quando scoprono che tutte le case, ma proprio tutte, hanno almeno la piscina? Giustamente all’inizio sono in albergo e quindi la presenza di una piscina in un posto di mare non fa così strano, ma provate a menzionare che ogni struttura è fornita di piscina e palestra, alcune anche di sauna e bagno turco, e vedrete questa espressione

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E come non menzionare la nostra metro: meravigliosa, tecnologica (se hai meno di 6 anni ti puoi mettere nel primo vagone e fare finta di essere Superman; dopo quell’età è vietato dalla legge della dignità), sopraelevata, ma soprattuttto lenta come un’agonia prima di morire!!
Sebbene la metro copra in modo abbastanza diffuso tutta la zona costiera di Dubai (oh poi se non ci arriva si prende un taxi), i tempi sono veramente lunghi. Per rendere l’idea, se volessimo andare da Dubai Marina al Dubai Mall ci vorrebbero ben 45 minuti ed un sacchetto di carammelle (ah, ricordate che in metro è vietato mangiare, incluse le gomme da masticare, che sennò vi fanno la multa!). La sua utilità è direttamente proporzionale alla quantità di traffico che c’è a quell’ora sulla Sheikh: più il traffico è intenso e più la metro è utile.

Solo che quando sei appena arrivato, magari da un città civilizzata come Londra, New York o Parigi (escluso Milano e Roma che facciamo più bella figura) dove il trasporto pubblico è efficientissimo, conosci poco la città, visto che il 90% delle volte il tuo tassista è nuovo a Dubai e quindi non sa dove devi andare (altra cosa scioccante, qui non ci sono gli indirizzi, o almeno non come li intendiamo noi. A meno che tu non riesca a capire che il posto che devi raggiungere si trova a destra del negozio che vende tappeti e che però non è quello con il pappagallo fuori ma quello due dopo, che se per caso il pappagallo è morto ti ritrovano in un angolo a dondolare), la metro o l’autobus sembra la soluzione più semplice per raggiungere la destinazione. Eh niente, alcuni stanno ancora per strada cercando arrivare.

Se c’è un consiglio che mi sento di dare è su come trattare il centro assistenza di qualche prodotto o comunque il servizio customer care in generale: quando fate la telefonata siate aggressivi perché loro fiutano la vostra reticenza e vi infileranno in un loop di domande che non hanno senso e che vi porteranno alla pazzia!!
Vi porto un esempio, il customer care di un noto marchio svedese con i nomi strani o la tua banca (la partorisce più problemi che cose utili, ricordatelo sempre) ogni tanto decideranno di chiamarti per proporti qualcosa, tu ovviamente dirai di No ed alla fine della telefonata ti faranno una simpatica ed assurda domanda “C’è altro che io possa fare per lei?”
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Ma se mi hai chiamato te!

Ma il peggio è quando sei TU a dover chiamare loro per un problema: ho amici che vanno in ritiro spirituale prima di chiamare, famiglie felici distrutte a causa della scelta di chi è il volontario designato alla chiamata, gente con crisi di panico.
Ma il consiglio è sempre quello: non potenevi domande e siate aggressivi; il 90% delle volte avrete ragione ad arrabbiarvi perché vi avranno combinato qualche indicibile e quasi sicuramente irrisolvibile casino a suon di Sorry Ma’am Sorry Sir, per il resto andrà a coprire il periodo in cui eravate gentili e cordiali e vi hanno fatto il gioco delle tre carte davanti.

Ovviamente nel corso del tempo passato qui ho forse dimenticato tutte le prime sensazioni e le prime volte a Dubai perché poi quelle che all’inizio mi sembravano eccezioni sono diventate la mia vita e non una semplice vacanza. Appena arrivata avrei veramente voluto avere la possibilità di immortalare con gli occhi tutto quello che vedevo per poter non perdere nessun attimo. Con il tempo e l’esperienza ho imparato come muovermi, quali comportamenti avere e soprattutto come essere me stessa senza mai sentirmi limitata nei miei spazi. Ma è sempre bello interfacciarsi con qualcuno che ti fa tornare alla mente il tuo inizio qui: è come avere un bellissimo deja vu.

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Tipi da…Ladies Night!

A Dubai, le cosiddette “attività ricreative” non mancano di certo.
Shopping nei più grandi centri commerciali (non per nulla abbiamo il più grande centro commerciale al mondo…perché a noi piccolo non piace), andare allo ski-dome quando si sente la manca del freddo vero oppure provare l’ebbrezza di fare snow nel deserto, prendere una barca per potersi rilassare su Lebanon Island, nel bel mezzo de The World, o lanciarsi con un paracadute sopra The Palm.

Quando si è stanchi di tutte queste attività sportive (lo shopping è considerato sport, fatevene una ragione voi uomini, che vi ci voglio vedere a portare le buste con una mano, mentre con l’altra ravanate alla ricerca della vostra taglia al reparto offerte!) potrete decidere di godervi una spettacolare vista notturna di Dubai prendendo un drink al 123° piano del Burj Khalifa (Cos’è? Ma ovvio. Il grattacielo più alto al mondo!! Amiamo questi semplici primati) oppure potremo rilassarci a tempo di musica ammirando le suggestive fontane.

Potrei continuare per ore a raccontare di tutte le mirabolanti attività che una città come Dubai può offrire, dimenticandone sicuramente qualcuna, ma quella che mi affascina di più è sicuramente la Ladies Night.

Lasciatemi fare una breve introduzione (momento culturale mood ON).

A detta di molti, dal momento che Dubai si trova in un paese musulmano, noi donne siamo trattate come delle inutili e stupide schiave, non ci è permesso parlare e soprattutto siamo costrette a portare il burqa, abbigliamento per lo più usato nelle aree dell’Afghanistan (se non sapete dov’è l’Afghanistan consiglio una cartina o magari il vecchio atlante che prende polvere sullo scaffale. Sì, sì, va bene anche l’atlante che ha ancora la Germania divisa), o se non altro ad andare vestite con lunghi gonnelloni neri e magliette a maniche lunghe. Già….
Altra credenza, considerata come legge è che a Dubai non sia possibile bere alcool (ed ovviamente secondo molti neanche il maiale) e che quindi qui stiamo facendo una specie di rehab forzata, provando l’ebbrezza di essere sobrie. Già…

Questa visione della donna nel mondo arabo è forse più vicina a quella  in Arabia Sudita, dove magari la situazione e la considerazione della donna non è così elevata (amici mi dicono che ha più diritto una capra a sedersi davanti in macchina, rispetto ad una donna. Evidentemente questa norma è stata istituita da un uomo dopo che la sua donna l’ha implorato di chiedere indicazioni perché si erano persi. Almeno ora la capra non lo stresserà)  e le donne per legge devono indossare l’abaya (ma comunque non portano il burqa), a volte anche integrale, o al Qatar, che si trova in una fase di progressiva occidentalizzazione (non menziono il Bahrain  visto che tutti sanno che è considerato come “un ponte distensivo sull’Arabia Saudita“) e quindi stanno ancora in una fase dubbiosa (alcool ce n’è. Confermo).

E come si fa a sfatare questo mito? A spiegare ai vostri amici che vi scrivono dalla piovosa e fredda Italia (cioè, non sto certo rimarcando che qui a metà Novembre fa ancora 30° quando è una giornata fresca…) che non vi hanno mandato in un carcere di massima sicurezza e che no, non patisco la tortura? Semplice. La parola vincente sarà Ladies Night.

ladies night

Quasi ogni sera della settimana, in varie zone della città, solo perchè siamo  donne, (quelle che sempre secondo la credenza popolare stanno a casa), o possiamo dimostrare di esserlo, ci concedono l’onore ed il privilegio di bere alcolici (avete letto bene…alcolici! E non roba annacquata ma al 80% roba seria) senza pagare! E spesso il tutto accompagnato da un interessante sconto anche sul cibo.

Scioccati? Ebbene sì, è tutto vero.

Anche in questo caso, destreggiarsi tra le varie serate proposte non è facile, ma a questo si può porre rimedio consultando i vari siti online (Ladies Night Dubai oppure Ladies Night) oppure il giornale TimeOut, che risultano sempre sufficientemente aggiornati, ed usando un bel foglio Excel per creare un database che possa aiutarvi nella scelta (ognuno ha i disturbi che si merita!)
Consiglio spassionato, se state per organizzare una serata con molte amiche, chiamate per confermare sempre quello che offre il locale scelto (o comunque consultate il loro sito) perché potreste trovarvi nella sconveniente situazione di dover dire al Manager che “loro” hanno fatto casino e che “loro” devono trovare una soluzione. (Lo so, siamo delle bestie!).

Le varie serate offrono selezioni di vini (quasi sempre decenti o comunque lo scoprirete solo la mattina dopo che era meglio bere l’aceto), cocktails (puntate al vino, nei cocktail la quantità di alcool è pari a quella che mi dava nonna quando mi faceva il latte con il brandy per farmi passare il mal di gola. O forse nonna me ne dava di più?) ed alcuni, per le più viziose, offrono anche del discreto Prosecco (non lo dite alle venete che l’ho detto).

Ovviamente non tutti i locali offrono unlimited alcool (quelli sono i miei posti preferiti…chissà come mai) ma offrono dai 2 ai 4 tickets (il Tribeca ti dà le carte da gioco, che quasi quasi ti dispiace usarle per bere. Ma poi ci ripensi e dici che un mazzo di carte te lo puoi sempre far portare), anche in funzione se ci si ferma solo a bere una cosa oppure si consuma anche. In alcuni casi l’offerta può prevedere uno sconto sul prezzo oppure la possibilità del 2×1 (come dice una simpatica canzone “Chi si accontenta gode“…).

Per quanto riguarda il cibo ce n’è per tutti i gusti: spagnolo nel locale Casa de Tapas, messicano da O’Cacti, pesce da Crab Tavern o brasiliano dal suo dirimpettaio Spirito, passando per i locali che propongono oriental fusion come Karma KafèAsia Asia o il China Grill. C’è veramente l’imbarazzo della scelta e molti di questi propongono sconti dal 25% al 50% sui main oppure su una lista selezionata di piatti. Meno male che siamo sempre tutte a dieta…

Anche durante le Ladies Night, prevalentemente durante quelle del martedì (giorno più florido e che offre più scelta), e quelle del mercoledì (anche qui è un po’ come la storia del late brunch), la fauna, sia maschile sia femminile, è variegata.

I poveri uomini non hanno la nostra stessa fortuna (credo di aver letto in giro di qualche gentlemen night, ma non sembrano essere così “convenienti” come le loro dirette concorrenti) e quindi partecipano alle ladies night come accompagnatori o come cacciatori alla ricerca di una preda.

Nel primo caso, ovvero quando sono accompagnatori, sta nella bontà e nella magnanimità dell’accompagnatrice passargli sottobanco un bicchiere senza farsi notare dal cameriere/poliziotto (in caso siate seduti al tavolo, fategli ordinare un bicchiere di vino che poi terrà gelosamente pieno per tutta la serata. Tanto non è che la cameriera/e può controllare l’avanzamento del bicchiere!) e cercare di fargli applicare il suddetto sconto anche alla cena del gentil donzello (in caso risulti troppo complicato, fategli ordinare la cosa meno cara. Normalmente non se ne accorgono che oltre ad un brodino si è mangiato anche una capra imporchettata). Il vostro accompagnatore vi renderà omaggio e vi guarderà come se foste una dea greca scesa lì per lui. O comunque potrete sempre riscuotere un favore in futuro, che può sempre servire.

Nel secondo caso, gli uomini cacciatori sono per la maggiore fighetti impomatati o, come si dice dalle mie parti (morti…ok non si può dire ma avete capito), alla spasmodica ricerca di qualcuna da portarsi a casa senza rendersi conto, che durante queste serate, sì hanno elevatissime probabilità di portarsi qualcuna a casa (vedi il Barasti…ah no, scusate. Al Barasti è sempre così ovvero, come dice una mia amica, “Se non rimorchi lì non è perchè sei cessa, ma perché non sei interessata“), ma non saranno certo a decidere, ma saranno le ladies in sala a decidere se ne vale la pena a meno. Come sempre dirà qualcuno. Su questo ho qualche dubbio.

Ma che donne frequentano queso tipo di serate? Partiamo di nuovo con la nostra lista di tipologie:

  • L’alcolizzata: ma secondo voi poteva mancare? Cioè, parliamo di alcool gratis e secondo voi, la nostra T-Rex barcollante su tacchi vertiginosi poteva mancare? Assolutamente no. Anzi, in questo ambient si orna di abiti succinti che al primo capitombolo ci deliziano della visione di tutte le sue grazie.
    Normalmente è solita frequentare le ladies night with unlimited alcohol: giustamente perché accontentarsi di un paio di drinks quando posso bere tutta la notte? Ed anche lei ha ragione, dopotutto.
  • La Vamp: sono quelle che frequentano solo i locali alla moda e che magari facciano mini stuzzichini con le calorie calibrate (che sennò ingrassano) e che bevono il loro drink con il dito alzato (neanche fosse un thé), scrutando costantemente la sala e le altre donne. Sulla loro faccia potrete leggere a caratteri cubitali le seguenti frasi “Ma come si è vestita quella? Ma pensa di essere allo zoo/mercato/centro sociale” perché per loro essere alla moda è una necessità non un mero suppelletto.
  • La “scostumata“: parente dell’alcolizzata e diametralmente opposta alla Vamp, la scostumata è facilmente riconoscibile per i suoi abiti profondamente hot e che lasceranno veramente poco all’immaginazione (sempre perché qui a Dubai siamo costrette a coprirci). Sono le predatrici della situazione: non le troverai mai in locali dove nella ladies night è previsto anche del cibo al tavolo. No, loro preferiranno sicuramente una ladies night come l’Aquara (alias ladies night allo yacht club. Alzi la mano chi sapeva che si chiamava così?? Non mentite, che lo so che non sapevate il nome) o come quella dell’Embassy, dove la percentuale di uomini sarà decisamente elevata. In fondo, sennò, loro che sono uscite a fare se tornano a casa a mani vuote?
  • L’esperta: sono le veterane delle ladies night, quelle che probabilmente le hanno provate tutte o comunque ti sanno dire di ogni ladies night procontro e sappiate che se uscite con loro, ed avete organizzato voi, sicuramente il posto non sarà per lei dei migliori e comincerà a sbobbinarvi una sequela di nomi di posti che, sempre secondo lei, sarebbero stati meglio, per quello o per quell’altro motivo. L’esperte ovviamente sanno che è sempre bene prenotare menzionando un fintissimo compleanno, compleanno che le regalerà una torta, una bottiglia di vino, un ulteriore sconto. Mai farsi cogliere impreparati!! (consiglio la stessa scusa per qualsiasi ristorante un po’ più chic del samosaro a Deira, nulla togliere al samosaro a Deira. Si rimedia sempre qualcosa..).
  • L’astemia: normalmente sono quelle che si chiedono come sono finite ad una ladies night dove l’unica cosa che servono gratis contiene alcool e loro non bevono, dovendosi quindi pagare anche la consumazione. Ricordate che state andando per la compagnia delle vostre amiche, non state finendo sul patibolo dove il popolo urla a gran voce il vostro nome. Sorridete e divertitevi. Altrimenti state a casa.
  • L’organizzatrice: nel gruppo c’è sempre quella che si propone di organizzare la serata, perché tanto lo fa sempre lei, e quindi acconsentiamo per una questione più che altro di pigrizia (che brutte persone che siamo…). Sono riconoscibilissime perché sono quelle che hanno la prenotazione a loro nome, quelle che arrivano per prime (all’inizio c’è sempre una “sfigata” che sta seduta al tavolo continuando a guardare la porta ed il telefono in attesa che arrivino le prime. E’ imbarazzante quel momento di attesa…sapevatelo) ma soprattutto quelle, che alla fine della serata, sebbene allegramente alticce, si occupano di fare i conti (che coraggio ragazza mia!!). Bisognerebbe fare un regalo a queste ragazze, anche perché sono quelle che accompagnano l’alcolizzata della serata ad espletare le sue “funzioni” al bagno aiutandola, come dire, a venirne fuori illesa.
  • La fomentata: quelle donne che non escono mai, che sono un po’ le novelline delle ladies night, ma che come bevono un bicchiere di vino partono e diventano l’anima della festa. Quelle che magari fanno le bibliotecarie (esistono biblioteche a Dubai? Mi devo documentare) ma che al primo sorso di nettare degli dei le troviamo sul bancone a cantare con il barman. Se vi informate, secondo me, sono disponibili anche per l’animazione di compleanni ed addii al celibato. Sicuramente la vostra serata non ve la scorderete mai!
    Ovviamente il suo doppio malvagio è la bacchettonatutti abbiamo l’amica così, quella che prima o poi dobbiamo portarci tutti perché sennò “pare brutto“. Altrettanto ovviamente guarderà la vostra amica fomentata come una salutista guarda un piatto di bucatini all’amatriciana. Io una cura ce l’avrei anche…

Al momento direi che questi sono i classici esempio di “donne alle ladies night“. Quello che mi sono sempre chiesta è come sarebbe una serata del genere in Italia? Cioè, noi che abbiamo il buon vino ed il buon cibo perché non abbiamo ancora esportato una così bella iniziativa.
E invece no, quelli famosi per discriminare le donne e fare la guerra all’alcool ci hanno pensato. Ma non ci vergognamo??

Cavolo, è martedì!! Eh niente, con i migliori propositi per questa serata di ladies night vi auguro di non ritrovarvi con una tigre nel bagno!!

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Tipi da….Brunch!

Sapete qual è lo sport nazionale a Dubai?

Sicuramente starete pensando alle corse di cavalli/cammelli, che sicuramente hanno un loro folto seguito, o al cricket, vista la sua popolarità nei paesi ex colonie del Commonwealth. Ma no, vi sbagliate.

Lo sport nazionale a Dubai è il Friday Brunch!

Bacchino

Almeno una volta durante la vostra esperienza expat dovete provare un brunch. Ormai ce ne sono di tutti i generi, per tutti i gusti e per tutti i portafogli.

Principalmente il brunch si svolge al venerdì tra le 12.30 e le 16, anche se ultimamente è stato introdotto il late brunch, una sorta di “tempi di recupero” se il giovedì sera sei andato a dormire con un cammello per il troppo alcool e la mattina dopo non ce l’hai proprio fatta ad alzarti ad un orario decente o, ad essere tu stesso in condizioni decenti.
La terza opzione è il Saturday brunch, che normalmente considero come i supplementari: non è fico come andarci di venerdì, anche perché poi ti ci voglio vedere il giorno dopo in ufficio, ma ha comunque il suo fascino, visto che normalmente si prediligono BBQ sulla spiaggia.

Ma cos’ha di così affascinante il brunch?
Risposta semplice. Il cibo. E l’alcohol.

Il brunch riesce, con maestria, ad unire ottimo cibo e buon alcohol (anche se hanno fatto una simpatica variante analcolica, da usarsi quando la sera prima si è forse esagerato ma non si poteva disdire l’appuntamento preso all’ultimo momento. Quello è l’unico caso in cui il brunch è consentito farlo analcolico!) rendendo il tutto super fashion.

Trovare un buon brunch, dove la regola aurea della qualità/prezzo trovi la giusta armonia, non è sempre così facile, proprio a causa della vasta scelta, ma basterà usare i giusti siti internet per scovare quello adatto ai propri gusti. Oppure imparerete sbagliando.

La prima, e forse unica, regola che seguo quando vado ad un brunch, che sia a metà prezzo grazie a Groupon (non disdegnate questa opzione, perché ho amiche che vanno ovunque a prezzi stracciati) o a prezzo pieno, è mangiare e bere almeno il doppio di quanto si è pagato!
Anche se questo può voler dire indigestione o come etilico! Sono rischi del mestiere che bisogna correre. Soprattutto se il prezzo è sopra i 500 AED, cosa non tanto strana.

Ad un brunch, oltre a quanto detto sopra, ovvero cibo ed alcohol in quantità industriali, è possibile anche notare quanto sia differente la fauna che prefequenta questi eventi.

Gli uomini si dividono fondamentalmente in due semplici categorie: quelli in polo e bermuda e quelli in pantalone e camicia. Per il resto non c’è distinzione di sorta. Loro sono lì per mangiare, bere e cercare qualcuna da portarsi a casa nel post brunch.

Le donne invece forniscono un’ampia gamma di tipologie:

  • L’alcolizzata: prevalentemente di nazionalità British/american/Australian, ma pure le Italiane cominciano a darsi da fare (siamo sempre nazionalisti in fatto di gare…ed anche questa è una gara, dopotutto) che, dopo aver bevuto come pochi uomini sarebbero in grado di fare, barcollano tra i tavoli del buffet sui loro trampoli come dei T-Rex narcotizzati. Qualche volta, se si è fortunati, è possibile vedere anche un bel volo ad angelo, carpiato dai tacchi. Sfortunatamente, non sempre i fotografi sono pronti a cogliere ed immortalare tali piccole perle, ma nessuno portà mai cancellare dalla mia mente certe immagini (e non so se dire fortunatamente o sfortunatamente).
  • La bulimica: sorella dell’alcolizzata, predilige il cibo all’alcool e quindi potremo trovarla che passa da un banco del buffet all’altro per poi tornare sui suoi passi dichiarando “Non ho mai mangiato niente di così buono!”.
    Cara, hai detto la stessa cosa anche 10 portate fa quando provavi per la terza volta le ostriche e le aragoste alla catalana.
    Il suo ambient preferito è sicuramente la stanza dei dolci e la mitica fontana di cioccolata che fa tornare tutti un po’ bambini, solo che noi evitiamo di inserire una coppetta del gelato nella colata di cioccolata bianca, per poi berla come fosse una tisana detox. Ma a te i brufoli non vengono?
  • La mafiosa: avete presente i mafiosi che stringo mani e che conoscono tutti? Ecco, stessa cosa. Sono quelle talmente introdotte nel giro dei brunch e dei locali, quelle della Night Style Life, che non fanno in tempo a sedersi al tavolo ed ordinare il primo calice di Champagne (per loro solo Bubbly package!!) che comincia la processione per salutare, sorridendo, ringraziando e chiedendo consigli su quella o quell’altra festa. Normalmente hanno un blog (ahahahahah no, non sono io!) o comunque pubblicano continuamente la loro posizione sui vari social (vorranno farci sapere dove NON dobbiamo andare?) taggandosi in quello o quell’altro locale di tendenza.
    Io boh, se fossi al posto loro, farei mettere il numeretto come dal macellaio, o dal fornaio, vedete voi, e chiederei di essere disturbata solo dopo il terzo bicchiere. Ma non posso capirle certe cose. Non sono così introdotta nel giro.
  • La novellina: sono quelle ragazze alle prime esperienze con i brunch. Sono ancora così innocenti e carine. Le riconosci facilmente perché i loro piatti non sono mai stra pieni e sicuramente non usciranno barcollando dal brunch. Ancora non conoscono le gioie e la perdizione che possono dare questi eventi mondani. Ma basterà veramente poco ed anche loro cederanno al piacere del foie gras o delle escargot al burro. Nessuno ne può rimanere immune!!
  • La  mamma: è l’amica con pargoli al seguito che quando le dici “Oh, questo weekend volevamo andare a fare un brunch, sei dei nostri?“, la prima cosa che ti chiede non è certo location, costo, tipo di cucina…magari chi siamo? No, lei ti chiederà come fosse un mantra, quasi una preghiera “C’è la playarea?“.
    Ti sembro una con dei figli? Secondo te quando vado ad un brunch la prima cosa che guardo è la playarea?
    E niente…alla fine pure se non hai figli, se vuoi continuare a frequentare l’amica mamma comincerai anche tu a guardare se c’è un mini carcere per bambini, dove una “dolcissima” filippina si occuperà di loro, cercando di sedare le urla per non disturbare gli altri commensali. Il tutto si conclude in un misero fallimento.
    Ho visto pennarelli volare che voi umani non potete neanche immaginare (forse perché sto ancora cercando capire se erano veri pennarelli o era la mia esperienza di pre morte dovuta al troppo cibo/alcohol…).
  • La vegan/minimal/healthy: ok, io capisco tutto. Ma veramente capisco tutto. Capisco tutte le precendenti categorie ma questa categoria proprio non la capisco. Lasciatemi spiegare.
    Questa gruppo di donne sono le salutiste, quelle che non mangiano nell’ordine: carboidrati (ma la pasta di tofu sì…che coraggio), carne (poveri animali, poveri poveri animali. Sono così carini e noi che continuiamo a mangiare brutalmente della carne siamo degli orrendi mostri. Parliamone quando sei davanti ad un orso della brughiera marsicana che cerca di sbranarti. E’ ancora carino Winnie The Pooh??), insaccati (no ma che problema hai??? ma hai mai assaggiato il ciauscolo sul pane caldo? E ancora vuoi dirmi che non ti piace??? Ecco no, questo Maria non lo accetto!!), verdure non bio (dai forse forse questo ci può stare, ma in un paese dove la frutta sa di patate, e la verdura sa di patate e le patate non sanno di patate, sei proprio sicura le verdure bio, annaffiate non si sa con che acqua, siano così meglio? Scelta tua), e tutto ciò che è zuccheri.
    A parte il primo pensiero che mi viene in mente, ovvero ma che vivi a fare??? chissà che forza di volontà, la seconda cosa è: ma tu, che praticamente mangi aria e germogli, ma che vieni a fare al brunch? A giudicare me, che magari sto a dieta tutta la settimana e che quindi se decido che mi voglio mangiare un morbido panino al burro, mi devo pure sentire in colpa? No, ma ti prego spiegamelo.
    Che mentro mangi mi ripeti che quello mi ucciderà, che quell’altro mi ucciderà, che lo zucchero mi ucciderà. Vuoi vedere chi muore prima? Cavolo sei come quello della Mummia il film che continuava a ripetere Eh la maledezione, eh la maledizione, eh la maledizione. Che fine ha fatto? Eh niente…
    Ripeto: che vieni a fare al brunch? Semplice mostrare il loro fisico tonico e sperare di trovare qualche aitante uomo, magari ancora sul sobrio andante, che gli prometta viaggi, giri in barca e regali.
  • A questo gruppo possiamo aggiungere le celiache. Chi è che non ha almeno un’amica celiaca? Su, non mentite. Diciamo che almeno, loro, hanno un vero e valido motivo per rompere su quello che stanno mangiando, ma invece che dire continuamente “Quello ti ucciderà” al massimo ti dirà “Quello mi ucciderà ed adesso ucciderò te perché lo stai mangiando e mi fai rosicare“. Comprensibile.

Dopo la carrellata di esempi, in cui sicuramente vi riconoscerete (io mi riconosco in tutti, tanto grave? Ovviamente escludendo le salutiste!!), credo di poter dire che il vero spirito, secondo me, del brunch è l’avere la possibilità di passare un piacevolissimo pomeriggio con gli amici, mangiando e bevendo, ma soprattutto ridendo della settimana appena trascorsa. Il brunch è come se fosse una zona franca su tutti quelli che possono essere stati i pensieri che ci hanno reso l’ultimo periodo un po’ grigio.
Perché non c’è niente di più bello che unire cibo, buon vino e dell’ottima compagnia.

Amiche Cactus ed Amiche Expat…due facce della stessa medaglia

Questa mattina su Instagram ho trovato questa foto nel profilo di Stefano Guerrera che mi ha fatto sorridere (e che ovviamente ho immediatamente girato alle amiche).
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Oltre a farmi sorridere, mi ha fatto riflettere che vivendo come Expat non hai un solo “tipo” di amicizia, ma ne hai svariati e tutti forti ed importanti in modo diverso, ma non meno veri e capaci di darti emozioni.

Vivendo da così tanto tempo all’estero è ovvio e naturale creare dei legami molto forti con alcune persone, che, come ho già detto, rappresentano la tua nuova famiglia; una famiglia che, ringraziando il cielo, ti sei scelto (ammettetelo, ci sono dei parenti che spesso vi fanno chiedere PERCHÈ??? Ma veramente io e questo/a abbiamo lo stesso sangue? e sì, purtroppo sì!) e che quindi non sono un’imposizione sociale da “Fa parte del gruppo da sempre“.
Quì il gruppo te lo crei; un po’ come dice Alan nel suo discorso sul tetto, nel film Hangover, sul clan e sui lupi solitari. Magari meno svitato ma il concetto è giusto.

Possiamo dire che le amicizie si dividono principalmente in due macro sistemi: il gruppo di amicizie che fanno parte del tuo prima, e che quindi vivono la tua storia attraverso i tuoi sensazionali racconti, ed il gruppo di amicizie che fanno parte del tuo dopo, e che normalmente ti aiutano a ricordare attraverso i loro sensazionali racconti che hai fatto la sera prima (oppure tu aiuti loro tenendo un’agenda cumulativa di tutti i vostri impegni – tuoi e loro – perché sennò diventa complicato ricordarsi tutti gli appuntamenti presi).

Al primo gruppo appartengo le amiche storiche. Quelle del
Ho ucciso un uomo! Ed ora?
Sei la solita che fa casino!! Va beh, rimediamo pala e birra e veniamo
Quelle che sanno tutto di te perché ci sei cresciuta insieme; le amicizie che ti porti dietro da sempre e su cui fai comunque affidamento, anche se c’è un’immensa fisica distanza tra voi.
Sono anche quelle capaci di presentarsi in aeroporto con una cisterna d’alcool, solo per rimembrare i vecchi giorni gloriosi, quando una sbornia non ti perseguivata per una settimana. O quando eri convinta che “The truth came out when the spirit came in“.

Ah, meravigliosa saggezza popolare, ritrovata in un Irish pub dentro l’aeroporto di Muscat.
E purtroppo sono anche quelle che hanno scoperto i messaggi vocali e si dimenticano del fuso orario e che tu la domenica mattina sei in ufficio e che i tuoi colleghi non vogliono essere aggiornati sul bollettino di guerra (ringrazia sentitamente l’omino che ha inventato le cuffiette).

Sono quelle che io chiamo amicizie cactus: il cactus è una pianta grassa e le piante grasse sono notoriamente famose per richiedere pochissime cure e vanno bene come regalo per quelle che hanno il pollice nero (io ne sono l’eccezione, mi muoio anche quelle). Il cactus vive anche nel deserto e quindi è in grado di sopravvivere anche con pochissima acqua.
L’amicizia cactus è proprio una di quelle amicizie che non ha bisogno di gesti plateali e messaggini quotidiani; è quell’amicizia che si nutre del messaggio alle due di notte con scritto “Oh non sai che mi è successo…“, dopo che non vi sentivate da due mesi (“colpa” di entrambe se la vogliamo chiamare così); è quell’amicizia del “Ciao!! Come stai? No sai ero al supermercato e ti ho chiamato così ti aggiorno degli ultimi 3 mesi“, che poi non è mai veramente un reale aggiornamento ma solo la voglia di sentirsi e dire quelle due cavolate.

Sono sincera, al mondo c’è bisogno di più amicizie cactus.

Quando vivi all’estero, e per me vale anche se vivi nella terra natia a casa con mamma e papà, le amicizie ossessive sono solo dannose. Quelle amicizie che richiedono tempo, messaggi, impegno; quelle amicizie dove hai l’impressione di camminare sul filo del rasoio perché l’altro potrebbe recriminarti che non l’hai, l’ordine:

A) chiamato
B) cercato
C) ha scoperto che sei uscito con tizio X invece di uscire con lui/lei
D) cancellato l’incontro perché sei a letto con la febbre gialla (purtroppo ammalarsi non è permesso)

Non puoi vivere con l’ansia di non aver cercato una persona perché magari ci è venuta in mente mentre eri, che ne so, dall’estetista, ed ovviamente hai preferito rimanere concentrata su altro invece di prendere il telefono.
Ecco, forse queste amicizie non sono esattamente salutari per noi perché non sono amicizie ma è come avere un padremadrefidanzato/a tutto in un’unica persona.

No, non fa per me. O non fa più per me, se vogliamo ammettere le proprie colpe.

E poi c’è il secondo gruppo: le amiche expat. Quelle che ti sei scelta e che continui a scegliere ogni giorno. Sono quelle persone che rendono la tua vita più facile, che non vivono dei tuoi racconti ma li vivono con te. Sono quelle che hai l’impressione di consocere da sempre anche se le conosci da un anno o anche meno. Sono quelle che si presentano a casa con la bottiglia di vino quando la tua giornata è stata “orenda” e che ti fanno compagnia se decidi che una non basta. Ma no, non sono quelle che ti dicono “So che sei triste, aspetta ti faccio un bonifico“. E niente, non è che possono essere perfette.

Sono secondo me una versione 2.0 delle amiche cactus: presenti (magari ti vivono nel palazzo di fronte) ma mai invadenti.
Le senti tutti i giorni anche per dirti che in casa c’è sabbia da farci un castello, ma sono anche quelle che al “Fai come fossi a casa tua” ancora ti chiedono il permesso di andare in bagno.
Perché sembrerà una banalità ma spesso si dice questa frase per educazione e purtroppo succede anche che ci sia gente che prende troppo alla lettera questo invito ed a casa tua fa veramente come se fosse a casa sua e tu, sempre per quella cosa dell’educazione, purtroppo sorridi e speri che vadano via il più presto possibile.

Le 2.0 sono quelle che ti chiamano e ti dicono “Oh ti devo dire una cosa ma io non ti ho detto nulla!” e tu a forza di sparaflashrti (avete presente Men in Black? ecco l’attrezzo che fa dimenticare) quello che ti hanno detto in realtà neanche ti ricordi veramente chi te l’ha detto o cosa ti hanno detto. Il più delle volte è diventato meglio specificare che una cosa te la devi ricordare e non che la devi dimenticare. Punti di vista.

Le 2.0 sono quelle delle chiacchiere fino alle 3 del mattino e che fanno con te la cena “liquida” del single, anche se loro single non lo sono. Quelle che ti danno consigli e chiedono consigli perché dopotutto siete sulla stessa barca. Quelle che ti cazziano se ti stai lasciando andare o quando stai mettendo da parte l’orgoglio per un uomo che non ti merita. Ma sono anche quelle che se c’è da mandare il messaggio nel cuore della notte, te lo fanno mandare e poi ti nascondono il telefono.

Ma soprattutto le 2.0 sanno cosa ti manca veramente di casa. E non sto parlando di alcool perché qui è forse l’unica cosa che non manca. Loro sanno che ti manca il cibo e allora via, ogni volta che una va via comincia la lista della spesa: dalle carammelle ai biscotti Mulino Bianco (perché no, quà la Mulino Bianco non c’è e non c’è soluzione. Ma la Nutella si ed è praticamente sempre in offerta!!), dal battuto di lardo ai prosciutti interi. Sono quelle che rischiano “la vita” in aeroporto al controllo bagagli per portare il pacco a destinazione.

Questa sì che è amicizia!!

Se messi a confronto le amiche cactus e le 2.0 sono due facce della stessa medaglie: le prime sono quello che sei. Le seconde sono quello che sarai.

Jumeirah Jane: diffidare dalle imitazioni!

Ho spesso nominato nei miei post precedenti le download.

Ma chi sono questi animali mitologici metà donne e metà carta di credito?

Come ogni documentario che si rispetti (Piero Angela sarebbe orgoglioso di me) fatto ricerche su internet, ho partecipato ad eventi e caffè solo per darvi una risposta basata sui fatti e non su mere supposizioni!

Musica dalla regia grazie.

JJ è sposata ed ha almeno un paio di pargoli.
Il marito trofeo è sicuramente un uomo di business, CEO o Director di qualche grossa multinazionale, magari nell’Oil and Gas o nel settore Energetico che fa molto “Fa un lavoro fichissimo ma non mi chiedere che faccia veramente che non lo so“, che lavora molto e “fa soldi…forte“.
Purtroppo la cara JJ viene spesso lasciata sola nella sua enorme villa sulla spiaggia, nel quartiere Jumeirah proprio a causa del lavoro del marito trofeo e sebbene non abbia un lavoro, perché al contrario nostro NON NE HA BISOGNO, JJ ha una vita piena ed intensa allo stesso modo: dopo aver portato i bambini, di Chanel vestiti, a scuola, a bordo del suo SUV 4×4, di norma una Range Rover che la fa sentire più tranquilla su queste strade, ha la sua lezione privata nella sua palestra (avere la palestra a casa fa strano giusto in Italia. Qua se non ce l’hai sei un pezzente) con il suo Personal Trainer Romòn di Yoga e Pilates.

Il detto “chi bella vuole apparire un poco deve soffrire” fortunatamente vale anche per loro…al mondo c’è giustizia! Anche se ovviamente lei ti dirà che è così di costituzione e che non fa poi molto per mantenersi in forma…se lo dice lei (per quelle che dicono certe cose dovrebbe esserci un girone nell’inferno dantesco!!)

Se JJ non ha appuntamento alla SPA per un massaggio rilassante, esfoliante, rinvigorente e qualche altro -ente, o dal parrucchiere, in genere incontra le sue amiche, altre Jumeirah Jane, in qualche vegan/organic restaurant dove si sfamerà di semi e disseterà di verdure.

Ma neanche più la cara e vecchia bistecca con l’insalata è considerata healthy? Io sto con l’amatriciana!!

Normalemente JJ fa shopping solo nel zona luxury dei Mall e i vestiti non saranno mai più grandi di una taglia 38.
Va in spiaggia solo negli alberghi, se non decide che la privacy della sua piscina è più congeniale ai suoi impegni.
Cena nei migliori ristoranti stellati (almeno due, sennò non vale la pena), dove le porzioni di cibo sono alla stregua di quelle che nonna usava per sentire se la pasta era cotta.
Beve solo Champagne costoso ed organizza feste nella sua splendida villa, non facendo sfigurare il caro marito trofeo davanti ai loro amici e colleghi….di lui ovviamente.
E viaggia solo in First, ma si accontenta anche della Business: che brava moglie!

E i figli dove sono? JJ ha un segreto. Il dono dell’obiquità? la Gira tempo di Hermione in Harry Potter? Ma no!! non siate sciocche.
JJ ha Isura la schiva, meglio conosciuta come maid o collaboratrice domestica, di nazionalità prevalentemente filippina, che l’aiuta (fà) le faccende di casa, si occupa dei figli di JJ, porta fuori il cane, se non l’ha già fatto il butler (e che vi credete che JJ apra la porta?), a volte partecipa alle stenuanti sessioni di shopping aiutando JJ nell’oneroso compito di portare le borse.

Se non hai la maid, non sei nessuno!!

Ovviamente di Jumeriah Jane non ne esiste un modello solo, ma per approfondire le varie categorie vi consiglio questo simpatico post.

http://desertidleness.blogspot.ae/2006/02/jumeirah-jane.html

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Ritratto di famiglia. Il marito è in viaggio.

Purtroppo, ad oggi, le vere Jumeirah Jane sono in diminuzione. Vuoi perché i salari non sono più quelli di una volta, vuoi perché essere una JJ è uno stato mentale, ma la verità è che sono sempre più rare.

In questo momento ci sono le Expat che ci prova ad essere delle JJ, ma che non ne hanno la stoffa. E come è possibile riconoscere questo tarocco d’eccezione?

Facile. Basta osservarle.

Le fake JJ hanno sì il SUV, ma in affitto e normalmente il marito gira con un’utilitaria pagata dalla società. Anche in questo caso, ovviamente il SUV è per la sicurezza dei figli, ma purtroppo, a differenza della vera JJ non andranno alla SPA in decappotabile.

Eh, ci spiace!

Le fake JJ vogliono vivere in villa. Ma di certo sono poche quelle che si possono permettere quelle in Jumeirah (escludiamo proprio a priori quelle di Jumeirah Islands…la nuova zona per ricchi). La maggior parte vivrà negli Springs, decisamente più a buon mercato di Meadows, o comunque in qualsiasi villa che abbia la tanto agognata maid room! Perché anche tra le fake JJ, se non hai la maid o, nel caso di quelle senza figli, la donna che viene a pulirti casa continui a non essere nessuno.
Ho visto gente cambiare casa dopo poco pur di avere la maid room!!

Le fake JJ si ritrovano nei caffé a parlare dei loro progetti e della loro intensa vita, ma certo non in posti alla moda come The Lime Tree Cafe, ritrovo per eccellenza delle autentiche JJ. Le fake JJ italiane in genere si incontrano nei locali italiani perché il segreto di molte è….che non parlano inglese!!

Ovviamente anche le fake JJ avranno la Personal Trainer per fare Yoga e Pilates. Perché mai dovrebbero andare in una buona palestra e risparmiare quel migliaio di Dirhams da poter investire, non so, nella scuola dei figli che costa, in questo paese, come l’università privata in Italia?

Per le fake JJ sarà una missione di vita capire se il vicino prende più del marito perché a quel punto la domanda che si pongono è “Ma noi che ci siamo venuti a fare qua, se non guadagnamo più di tizio X e dobbiamo fare i sacrifici. A questo punto stavo a casa“. Comprensibile. Se si viene da una grande città e si è lasciato un posto di lavoro fisso, che ne so, alle poste.
Per tutto il resto non c’è giustificazione che tenga.

Se le JJ viaggiavano in business e first, la fake JJ normalmente volano Economy, alcune low cost. E come risolvere l’annoso problema di dire alle altre che viaggi low cost? Semplice, tagghiamoci nella lounge business più vicina e nessuno si accorgerà di nulla.
Eh, geni del male veri.
In alternativa, sarà possibile richiedere una seconda carta di credito, presso un’altra banca, e con questa pagarsi l’upgrade alla business e di conseguenza guadagnare miglia per prendere un biglietto gratis la prossima volta.

Anche perché, le JJ viaggiano veramente tanto!! Quelle originali viaggiano per il mondo per dimenticare la noia di una vita solitaria (e poi qualcuno questi soldi li dovrà pur spendere), le altre si faranno le canoniche 3 settimane a casa per Natale, per visitare i parenti, e i due mesi estivi perché fa troppo caldo (la sauna però non è mai troppo calda) pubblicando foto su foto di quanto si stiano divertendo.

Crediamoci.

Ma perché tutto questo sforzo per sembrare qualcuna che non siamo? Perché fingere per essere accettati dalle altre donne? Anche perché essere una Jumeirah Jane è un vero e proprio lavoro, un vero e proprio impegno costante.

Anche perché..Se nasci quadrato, non puoi certo morire tondo.

Il rischio è quello di cadere nel cliché dei finti ricchi e questo è decisamente di cattivo gusto. Molto di più che dire una volta “No questa volta passo che per me è un po’ troppo costoso”.

E quindi, Jumeirah Jane ci si nasce, non ci si diventa.

Se non sei una Jumeirah Jane non puoi avere una vita sentimentale felice?

Siamo veramente delle donne a volte troppo forti ed indipendenti? Donne troppo concentrate sulla carriera e su sé stesse da non riuscire ad instaurare e portare avanti una relazione?

O forse sono gli uomini che non hanno più la voglia di mettersi un po’ in gioco ma “amano vincere facile”?

Dubai offre storie di tutti i tipi sull’argomento: ragazze venute in vacanza con le amiche che incontrano il principe siriano/libanese/egiziano/insomma de ste parti, che le convince a rimanere ed alla fine (e senza aspettare neanche troppo a dire la verità!!) coronano il loro sogno d’ammore sposandosi; altre che impattano contro muri di cemento armato convinte di aver trovato quello giusto…in un pub…lui è inglese…è sono le 10 di sera di venerdì. Mi verrebbe da dire “Ringrazia Dio che questo non ti svenuto in coma etilico addosso…o peggio!!“.
Di queste ne abbiamo anche una simpatica sotto categoria: quelle con il cuore nella vagina.

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Chi guarda/va Grey’s Anatomy sa esattamente di che cosa stiamo parlando, per voi profani una breve spiegazione: sono quelle donne innamorate dell’amore, ma più che altro innamorate del sesso e che, se per un momento si fermassero a pensare, si renderebbero conto che non è amore, si chiamano ormoni.

E poi c’è l’ultima categoria: quelle dalle relazioni perennemente sbagliate. Quelle che lo sanno che è sbagliata…e niente. La tentazione è più forte di loro. Ma non tanto sbagliate perché lui è fidanzato/sposato/menomato/prigioniero di guerra, che è l’ABC per queste donzelle visto che lo spirito da crocerossina all’arrembaggio è sempre in agguato, ma perché tu per lui Sei una donna forte e lui quelle come te non le sa gestire.

Signori, questa è una scusa vecchia come il mondo. A volte basterebbe dire la verità ovvero che non vi piacciamo abbastanza, o semplicemente che voi non siete abbastanza interessati perché, sinceramente, nell’essere una donna forte non ci vedo nulla di così aberrante.

E poi esattamente, di grazia, perché forte è sbagliato? Perché siamo indipendenti? Perché non siamo le vostre Jumeirah Jane bisognose della vostra carta di credito?

Ieri sera ero fuori con un’amica che ha una vita sentimentale incasinata almeno quanto la mia (chi si somiglia si piglia…ma più che altro non sembri una pazza stalker che continui ininterrottamente a parlare del tipo di turno, analizzando anche le virgole dei messaggi – diciamoci la verità donne! -, perché probabilmente lei avrà fatto lo stesso o forse peggio) che davanti ad una birra, mi ha confessato che si è sentita ripetere per l’ennesima volta “Ma no, è perché hai un carattere forte e lui non sa come gestirti“.
Il problema è che a dirle questa scomoda verità/bugia non è stata un’amica stretta, visto che tra amiche è più da considerarsi la scusante primaria se lui è uno stronzo e voi non lo volete capire la risposta alle vostre domande, ma una conoscente.

E niente, le porte dell’inferno staranno per aprirsi visto che ormai anche noi donne abbiamo imparato ad usare questa scusante.

Ripeto ancora una volta la domanda: forte ed indipendente è così difficile da gestire?

Vedendo molte delle mie amiche qui, che penso di poter considerare delle donne in carriera, indipendenti e soprattutto sposate, la risposta alla domanda non sta tanto nel fatto che se non siamo Jumeirah Jane non possiamo essere sentimentalmente felici. La risposta è che forse non vogliamo o non siamo realmente pronte ad essere felici e questo dipende dal fatto che continuiamo a cercarci uomini che fondamentalmente non ci vogliono ma che, in un certo senso, rientrano nella nostra zona di comfort.

Dopo tutti i muri presi continuiamo a fare lo stesso errore ma in qualche modo, sebbene la conclusione sia devastante, soprattutto per la nostra linea (eh no, non siete autorizzate a dire che ci sono quelle che quando sono tristi non mangiano, perché sono esseri mitologici come gli unicorni!!), lo è ogni volta meno perché, in fondo, lo sapevamo.
Ogni volta i tempi di ripresa sono più brevi, la vaschetta di gelato è più piccola ed ogni volta la bugia che ci diciamo per andare avanti è sempre meno bugia.

Quindi no. Non è che se non sei una bionda svenevole bisognosa di aiuto non puoi avere una vita sentimentale felice, semplicemente dopo un po’ che sei single, dopo un po’ che sei sola e dopo un po’ che hai imparato a vivere la tua vita in modo indipendente e senza il bisogno di avere un uomo vicino per essere felice (il barattolo dei pelati della nonna sono capace di aprirlo anche da sola), la persona che vuoi avere vicino non deve essere qualcuno che ti prenda per mano e ti faccia da padre, ma vuoi qualcuno che ti prenda per mano e faccia il percorso insieme a te. Qualcuno che sia un in più e non qualcuno che definisca chi sei.

Sebbene questa sia una bella verità, saremo sempre portate ad entrare nella nostra area di comfort con un uomo che fondamentalmente vorremmo fosse “quel in più” ma che sappiamo benissimo essere l’ennesimo scontro contro un muro.
Ci scegliamo quello fidanzato/sposato perché richiede poco impegno e ci lascia libere di continuare ad essere forti ed indipendenti, ma poi ci lamentiamo dei silenzi e delle sparizioni. Ci scegliamo quello in carriera perché ci piace l’uomo di potere, ma poi ci lamentiamo che è sempre impegnato e non ha abbastanza tempo per noi. Ci piace la storia a distanza perché, oltre a lasciarci un certo margine di manovra sulla nostra vita, fa tanto storia dei libri rosa, ma poi ci lamentiamo che vorremmo vederlo di più, che le telefonate non ci bastano. Potrei continuare per ore a fare esempi ma smetteremo nell’anno del mai.

La soluzione al male di essere una donna forte? No, direi che non c’è, a parte la fuga al primo commento al riguardo e continuare a pianificare la propria vita anche senza un uomo al proprio fianco perché alla fine saremo l’eccezione di qualcuno, anche se, come dice qualcuno…

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Gioie e Dolori del Giovane Expat

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Il primo post è sempre il più difficile da scrivere; è un po’ come quando scrivi la tesi: non sai né come iniziare né come finire. E’ un po’ come un rituale.

Ma questa volta, purtroppo, è diverso. Oggi è stata una giornata, per certi versi, strana. Un giornata che mi ha fatto pensare a quanto non ci rendiamo conto di quanto sia difficile vivere lontano da quella che consideriamo l’altra casa. Quanto sia difficile essere lontani dai nostri affetti e tutto questo lo sentiamo ancora di più quando viviamo una giornata difficile e siamo costretti a chiederci Perché lo facciamo? Perché sono qua da sola?

Non sempre mi so rispondere, anzi quasi mai, ma sono certa che la più grande forza e il più grande dolore del vivere all’estero e dell’essere un expat è la distanza.

Andare via di casa ci dà la possibilità di ricominciare una vita e di reinventarci. Di essere migliori.
Nessuno ci conosce, nessuno sa chi siamo e possiamo decidere di non essere più chi eravamo prima. Questo non vuol dire mentire ma semplicemente trovare la forza di migliorarci senza i pregiudizi del nostro retagio sociale.

Perché sì, quando sei a casa, nella tranquillità delle tue amicizie, nella routine della tua vita, alcune situazioni diventano statiche. Gli stessi amici, le stesse persone, i stessi locali; insomma la stessa vita. E tu sarai sempre quella timida, quella simpatica, quella con la vita sentimentale un casino, quella secchiona, quella monotona. E’ inutile mentirsi…e purtroppo a pochi viene data la chance di cambiare, di salire di “casta”.

Ma essere Expat ti dà questa possibilità: distante anni luce, o almeno nel mio caso distante 5000 km e 3 o 2 ore di fuso orario (no qui non abbiamo ora solare/ora legale), dalla monotonia e dalla routine di una vita che qualche volta ci va stretta, ricominciamo il nostro percorso, ricominciamo a crescere.
Vivere da soli, prendersi cura di noi stessi, crearsi un nuovo giro di amicizie che per una volta non saranno “Quelli che conosci dall’asilo” ma saranno quelli che ti sarai scelto, la tua nuova famiglia, ma soprattutto imparare a vivere e convivere con i nostri demoni e le nostre paure saranno il motore che ti farà ricominciare e saranno la spinta a proseguire, anche quando la voglia ed i problemi imprevisti (a Dubai l’imprevisto è all’ordine del giorno. Se ami la vita al cardiopalma questo è il posto per te yeahhh) sembreranno insormontabili.
Questi saranno anche la nostra forza quando qualcuno ci “accuserà di aver abbandonato la barca che affonda“: alla fine non è che abbiamo abbandonato la barca come fanno i topi, abbiamo semplicemente deciso che volevamo di più.

Io trovavo stretta l’Italia anche prima della grande crisi, anche quando Berlusconi diceva che andava tutto bene!!! Evidentemente qualcosa dentro di me è un topo e già sapeva che la barca stava affondando…
Anche perché non mi piace pensare a questa esperienza come una fuga obbligata ma semplicemente come una chance, un inizio di qualcosa.

Purtroppo però ci sono i giorni in cui viviamo, o vivo, delle profonde crisi di fede. Uno di quei giorni grigi in cui non sei scontenta della tua scelta e della tua vita ma non riesci a trovare un vero e valido motivo per continuare. E’ come quando sai che una relazione è in una fase di staticità: state insieme da tanto ed avete condiviso così tanto ma non sai se lo ami ancora o stai con lui per routine.

Questi giorni coincidono normalmente a qualche evento particolarmente toccante al di là delle tua vita. Un evento che fa parte del prima ma che come una lenta marea entra nel tuo dopo. Un evento che ti fa sentire tutta la distanza e la lontanza delle tua vita. Tutta l’impotenza dei chilometri che fino a quel momento ti avevano protetta nella tua bella bolla.

Speriamo sempre che questi eventi siano sporadici o totalmente assenti. Ma prima o poi arrivano e ti ricordano di quanto sei fragile; di quanto la solitudine, che fino a quel momento era stata la tua forza, sia la tua più grande debolezza; ma soprattutto ti ricordano quanto sei impotente. Perché si, vero, gli aerei ti portano ovunque ma non sono certo il teletrasporto. Ci sono degli eventi che ti fanno desiderare di essere a casa e di poter, non so, aprire il portone di casa e di aver solo bisogno di attraversare la strada per essere davanti all’oggetto del desiderio.

Ed è in questi giorni che la vita da Expat ti sembra meno luminosa e colorata.
Come Expat siamo abituati agli abbandoni: nessuno è per sempre a Dubai, e sebbene abbia istaurato dei rapporti fortissimi, so che queste persone potrebbero andare via domani ed il dolore potrebbe essere forte, ma niente è come vivere l’abbandono di una persona cara e non poter essere lì nel giusto momento o semplicemente essere lì quando c’è bisogno di te.

E così lotti dentro di te (una volta erano riunioni di condominio, ora abbiamo i minutes of meeting degli ingegneri) cercando di trovare la maniglia per uscire da questa bolla grigia in cui fondamentalmente NON SAI. E il non sapere perché si sta facendo qualcosa, perdere la motivazione, perdere la direzione come una bussola impazzita è decisamente peggio che fare qualcosa buttandosi nel vuoto senza chiedersi perché ma chiedendosi solo perché no?

A volte troviamo la via d’uscita nelle gioie dell’Expat, nelle gioie di una vita luminosa, difficile certamente, ma luminosa, fatta di esperienze, fatta di un percorso di vita. A volte non la troviamo una via d’uscita e continuiamo il percorso senza la luce giusta attendendo di trovare una nuova svolta, una nuova luce. A volte la luce si spegne su un percorso e quell’evento forse è stato solo il segnale che l’universo ha voluto darti per farti capire che quello non era più il tuo posto.

Perché sì, ci sarà sempre un piccolo evento nella tua vita che ti dirà che sei la persona giusta nel posto e nel momento giusto.