Archivio mensile:gennaio 2016

Shopping…un diritto inalienabile ad essere donne!

Gennaio mese di SALDI (peccato non ci sia un font luccicante) e per noi donne i saldi, e lo shopping in generale, sono come una droga.

Oggi durante la pausa pranzo sono andata a farmi un giro al Dubai Mall con l’intenzione di dare una guardata alle vetrine, senza avere veramente bisogno di comprare qualcosa. Sono uscita da quel luogo di perdizione con un paio di scarpe nuove di cui non avevo assolutamente bisogno, ma che comunque erano al 75% di sconto e non potevano essere lasciate a qualcuna che non le avrebbe apprezzate a sufficienza, una borsa, anche quella non necessaria ma che stava bene con le scarpe appena comprate, qualche vestito per l’ufficio (motivazione: in ufficio vado 5 giorni a settimana e tra poco arriva l’estate. Ho bisogno di vestiti), un cappello (è un problema vivere a Dubai se come dice tua madre “Sei nata per portare cappelli” e i cappelli che ti piacciono sono normalmente di lana…ma direi che sono dettagli) ma soprattutto biancheria intima (altra necessità di font luccicante).

Insomma una disfatta per il portafogli. Una “Baia dei Porci” in piena regola.

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Come Donne sappiamo che lo shopping per noi è quasi una terapia, da non fare ovviamente il giorno che non ci sentiamo pienamente in forma, perché il 90% delle volte finirà che ci sentiremo ancora meno in forma e non avremo comprato nulla, al massimo un rossetto per non tornare a mani vuote. E come terapia, se non si è con le amiche, andrebbe fatta da sola e con i nostri tempi.

Ma no. A Dubai non puoi!

Di norma, come si entra in un negozio, saldi o non saldi, una mini commessa ci accoglierà con il classico Hello Ma’am, che sembra sempre una sonora presa per il fondelli, e che per tutto il tempo che saremo nel negozio, ci seguirà come il mio gatto mi segue quando vuole del cibo. Ti prego mollami!! Se al terzo “Sto solo guardando. Se ho bisogno la chiamo” non siete riuscite a liberarvene, le opzioni sono due: ignorarla e sperare che entri qualche altro cliente da assillare, oppure andarvene.

Tipica caratteristica delle mini commesse a Dubai è la loro bocca senza filtro: una volta in un negozio stavo cercando di prendere un cappello messo molto in alto (io non sarò alta ma qua i cappelli li mettono dove solo se sei 1.90 riesci, forse, ad arrivarci) e una mini commessa (se non ci arrivo io, come pensi di arrivarci tu?) è arrivata di corsa dicendomi “No mam, you shouldn’t do these things in your condition (indicandomi la pancia) let me help you“. Credo sia sepolta da qualche parte nel deserto. E a farle compagnia c’è la sua collega che alla mia richiesta di un vestito taglia 40, mi ha risposto che forse mi ci voleva una 44 e che ero troppo fat (e si, ha veramente usato la parola con la f) per entrare in una taglia così piccola. Tutto questo dopo 6 mesi di dieta!

Come sappiamo tutte, ci sono anche quelle volte che dobbiamo trovare qualcosa per una festa e non abbiamo idea di che cosa stiamo veramente cercando, e quindi ci facciamo coraggio e cerchiamo di far capire alla commessa di che cosa abbiamo bisogno o comunque quel è il genere di abbigliamento che ci rappresenti di più. E voi siete lì, speranzose, che abbia capito mentre aspettate.
Eh, niente non ce la possono fare. Di norma, se avete detto “festa di sera”, si presenteranno con un vestito alla Jessica Rabbit pieno di lustrini che per guardarti allo specchio servono gli occhiali da sole, di almeno un paio di taglie più grande. Decisamente il mio genere! E se la richiesta era per un brunch? Ho visto mantovane più lunghe!

Se tutto questo non vi ha fatto desistere e siete ancora attratte dal cartellone 70% di sconto, ed avete anche già cominciato a trovare qualche capo di abbigliamento, la mini commessa sbucherà da dietro il pilastro con l’immancabile SHOPPING BAG nera, con cui potrete trasportare i vostri probabili acquisti. Una volta ho provato a dirle “No guarda non serve“, perché avevo in mano un paio di mutande, e ho visto l’espressione a clessidra di quando si perdono e non capiscono perché tu stia facendo qualcosa che va palesemente contro quello che le hanno insegnato. Ok, voglio la shopping bag!

Poca elasticità e flessibilità dimostrata anche quando ho comprato una di quelle guaine contenitive (bisogna porre rimedio al fatto che sono in stato interessante ogni 3×2) che essendo biancheria non può essere giustamente provata e non mi sono minimamente posta il problema di controllare in cassa che le scatole fossero effettivamente sigillate. Bene quando sono arrivata a casa era taglia E (che sta per elefante) e sono tornata a cambiarle spiegando che, pur sapendo che non si poteva cambiare, c’era stato un evidente errore. Ho dovuto chiedere di parlare con un manager per trovare qualcuno che guardasse oltre il “underwear can’t be exchanged”.

E se non hanno la taglia che state cercando? Non è un problema, il commesso di turno ti proporrà di comprare un vestito o un paio di scarpe di una taglia più grande. Cioè, per il vestito ci può anche stare (in fondo chi non ha un armadio di vestiti “Da domani dieta così mi entra” e che stanno lì con l’etichetta attaccata dal 1990) ma sulle scarpe ho delle perplessità: Se ti dico che mi serve la misura 8, come ti viene in mente di dirmi “Se vuole le porto la 9“. Giuste giuste per usarle come scialuppe di salvataggio!

Il momento peggiore? Voi siete lì, che vagate per il negozio e lo vedete. Parte la musichina in sottofondo e vi avvicinate piano piano e man mano lui è sempre più quello perfetto. Una volta arrivate vicino sapete che è lui. Anche la taglia è la vostra. Il sorriso timido si dipinge sul vostro volto e poi il vostro cuore si infrange. NEW COLLECTION!!

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Di norma mi succede da VS quando la nuova collezione costa più del mio stipendio. Ok, che la biancheria intima è un diritto inalienabile dell’essere donna, ma il reggiseno non si mangia!

Un ultimo pensiero a voi uomini, padri, mariti, fidanzati, amici, che decidete di fare quest’esperienza mistica con noi, magari durante i saldi. Non cercate di capirci quando si tratta di shopping (o meglio, non lo fate in generale): siamo donne e non abbiamo mai nulla da metterci!

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Dinglish…l’unica lingua per la tua sopravvivenza

Quando sei alle medie o al liceo e la tua famiglia spinge affinché tu sappia le lingue straniere, la frase che si ripete come un mantra è “L’unico modo per imparare veramente una lingua è andare sul posto e fare pratica”. E quindi via alle settimane d’estate in college in Inghliterra dove, alla fine, l’unica cosa che si impara veramente sono i vari dialetti italiani (non negate la verità), o alle lezioni private di conversation con l’insegnante madrelingua.

Arrivata all’università tenti la carta dell’Erasmus, che come ha definito un mio amico può essere anche considerato “Una vacanza pagata e finanziata dall’università”, per migliorare la lingua (anche se le vere motivazioni, per alcuni, sono altre) e quindi nel mio caso mi sono fatta, con tutta la massima benedizione della famiglia, meno del fidanzato che rimaneva a casa, un anno in Francia, per la precisione alla Sorbonne de Paris. Morale dell’esperienza: voto 10 all’esperienza in sè, voto 9 alla mia pratica della lingue alla fine dell’esperienza (premetto che vivevo in una casa internazionale, dove l’unica italiana c’è stata per due settimane, giusto il tempo di imparare a dire au revoir e a capire che ce soir è questa sera e non sesso e che quindi le due ragazze francesi in fila al Mc prima di te non sono due smaliziate che parlano di qualche serata a luci rosse!), voto 3 ai Parigini (cari cugini, non ve la tirate che la baguette la tenete ancora sotto al braccio anche in piena estate!!), voto 10 all’espressione supercontenta dei miei genitori all’ascoltarmi parlare la lingua dell’ammmore (in realtà la mia coinquilina diceva sempre che sembravo un rantolo in punto di morte, ma non ho mai voluto infrangere i sogni di gloria dei miei).

Verso la fine dell’Università, ho deciso che il Mae Crui era la via per trovare un vero lavoro, uno di quelli che ti danno il posto fisso, e mi sono fatta un bel internship a Londra che poi si è trasformato, alla fine dei 3 mesi, in un lavoro in loco. Anche qui casa in condivisione internazionale e pratica della lingua inglese, tanto da aver cominciato a parlare con l’accento modello gomma da masticare (ed anche qui occhio a cuore della mia famiglia che, sebbene avessero una figlia senza una pezza di uomo, era comunque da considerarsi un vanto davanti al Tribunale dell’Inquisizione chiamato anche parentame). Attimi di puro godimento quando nell’ultimo anno la faccia da triglia durante una conversazione con un vero londinese, era stata sostituita da un ‘espressione più intelligente.

Quindi posso dire con certezza, che subito prima di arrivare a Dubai potevo vantare un ottimo inglese e francese ed un discreto spagnolo (tanto basta mettere la s alla fine delle parole, giusto?) e varie parole di cinese, coreano, portoghese, svedese (se andate a Stoccolma e vi chiedono se avete bisogno di fika state sereni, vi chiedono solo se volete fare una pausa!) e finlandese (passò alla storia delle risate scoprire che Guarda il mare si traduce come katso merta).

Ma tutto questo era prima di Dubai, dove quelli che parlano inglese senza eccessive inflessioni o parole inventate sono veramente pochi.

Quando ho iniziato a lavorare qui, la mia società aveva un ufficio multiculturale, con un’alta percentuale di persone provenienti dalla parte Est del mondo. La prima volta che qualcuno mi ha detto Vi can do that c’ho messo qualche secondo a capire che era We e non Vi. Il momento migliore all’inizio di questa esperienza? Can I get your goodname? Ammetto di aver chiesto tre volte chiarimenti prima di capire che volevano semplicemente il mio nome (qualche tempo dopo ho risposto I have only the badname, is it fine for you? Eh niente, la persona che avevo davanti si è messa in modalità clessidra di Windows e non ha capito la battuta). E vogliamo parlare del same same but different? Cioè, o è uguale o è diverso, non può essere un ossimoro. Invece la frase a cui penso non mi abituerò mai è Please, do the needful!!

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Vivendo in un paese arabo, nella tuo parlato hai cominciato ad inserire, senza neanche rendertene conto, parole del luogo. Quindi se stai facendo qualcosa e sai benissimo che non farai in tempo a terminarlo (soprattutto per mancanza di voglia più che di vere possibilità pratiche) inshallah è la parola che fa per te; se poi hai un problema e sei in un qualche ufficio locale come fai a capire che alla fine tutto si sta risolvendo per il meglio e tutti intorno a te parlano arabo? Ti basterà sentire la parola mushkilla e potrai tirare un sospiro di sollievo. Al tuo dizionario si sarà aggiunto ovviamente khalas che arriva come una sentenza alla fine della frase e yalla bye per salutarsi. E se hai un amico o un’amica speciale sarà normale definirla habibi habibti (vi prego smettetela di aggiungere “mio” dopo perché già la parola contiene l’aggettivo possessivo!).

Il “problema” di vivere in una società multiculturale? Che durante le conversazioni in italiano con la mia famiglia o con i miei amici la frase “ma guarda che questa parola in italiano non esiste” sono aumentate viva via nel tempo. Povero cervello, si perde le parole tra le varie lingue e compensa inventandole (che poi alla fine hai capito che volevo dire? Non commentare tutte le volte!!).

Ma che poi, anche se ormai quando parliamo sembriamo Don Lurio o Heather Parisi agli albori, quanti potranno raccontare di aver provato tutto questo? Perderemo il nostro perfetto italiano? Inshallah!

Tour “de force” da vacanze…

Se una volta era “Epifania che tutte le feste porta via“, a Dubai l’Epifania porta via tutti i parenti ed amici che per il periodo delle feste natalizie hanno trovato il tempo per venirci a trovare (invadere casa).

Sebbene avere la propria famiglia ed i propri amici qui, sia una delle cose che mi piace di più, penso sempre che il detto “L’ospite è come il pesce…dopo tre giorni puzza“, non sia così lontano dalla realtà, soprattutto se ormai sei abituata a certi ritmi e a certe libertà.

Da quando sono a Dubai è stato necessario attrezzarmi con una dettagliata agenda per le “prenotazioni“(modello vecchio alberghetto di campagna) per evitare l’overbooking e/o la sovrapposizione durante i periodi “caldi“, alias feste di Natale e Capodanno e settimana di Pasqua, per vederlo fare la muffa durante la “bassa” stagione (giusto un’amica mi ha detto “Oh ci sono dei voli ad un cavolo per venire da te ad Agosto. Che faccio vengo?”. Ancora rido!). Per i parenti imbarazzanti e per gli amici di amici che neanche conosco, diciamo che l’agenda è spesso al completo, perché siamo sinceri, non tutti quelli che vengono a “trovarvi” vi fa veramente piacere vederli!

La parte che preferisco è la programmazione: cosa vorranno vedere? Dove potremmo andare a cena? Magari possono andare o possiamo andare là oppure c’è qualche désert Camp che possiamo fare. Avere ospiti, alla fine, ti permette di avere la scusa, qualche volta, di provare alcune attività che fino a quel momento erano rimaste semplicemente on hold per mancanza di tempo o dei giusti accompagnatori.

In questa fase ovviamente si sprecheranno le domande su Cosa metto in valigia? Posso usare il costume? Ma devo comprare un burqa? eh niente…non ce la possono fare. Capiscono che non vivi in un posto così tremendo quando quando gli fai la lista della spesa di quello che vuoi, lista che minimo comprenderà un paio di bottiglie di vino e un certo quantitativo di maiale. Vuoi fare le vacanze a Dubai? Ecco il pagamento che spetta ai poveri avventori!

Allo stesso tempo la programmazione ti ricorda che sicuramente ti toccherà almeno una cena per vedere le fontane in Downtown (l’ultima volta mi sono seduta al tavolo e ho mandato i miei accompagnatori a vedersi le fontane in terrazza. Direi che penso di averle viste con tutte le musiche available nel loro pacchetto), con annesso acquario (se vi viene a trovare qualche amico “speciale” – capisci a me – andate a fare l’aperitivo da Ossiano direttamente al bancone – ricordate il film Johnny Stecchino e le banane? Bene, in questo caso non toccate vino ed annessi, se non volete avere un colpo al momento del conto), e giro sul Burj Khalifa (se vi dice bene, comprate i biglietti prima e mandate i visitatori da soli).

Se siete amanti del mare (ed anche no) minimo vi toccherà un giro a JBR o a Kite Beach, quelli meno fortunati ci passeranno la giornata a poltrire al sole (io uso la scusa dell’ufficio. Peccato non poter prendere le ferie!!); per il periodo degli amici, magari amanti del brivido, il giro ad Inflight è d’obbligo (mai che avessi amici che per ringraziarmi vogliono regalarmi un altro lancio con il paracadute!).

Tra la lista di cose da fare però sappiamo tutti che un giro al Souk delle Spezie/Oro/Pashmine/vendoanchetuasoceraseserve non ce lo leva nessuno: ci siamo andati talmente tante volte, che alla fine abbiamo il nostro negozietto di fiducia, dove ormai la contrattazione è puramente formale. Perfino al Karama c’hai l’amichetto che quando ti vede si mette le mani nei capelli perché sa che non andrai via senza la borsa al prezzo che vuoi tu. Per non parlare del Souk Medinat che di souk ha veramente poco, ma giustamente non puoi esimerti da un giretto per fare la classica foto di rito con il Burj Al Arab (consiglio di andare al tramonto per una migliore esposizione).

Per non parlare della Moschea di Abu Dhabi: le ragazze che danno le abaja ti salutano e cominciano a chiedersi se per vivere fai la guida turistica. Se ci siete andati con qualche amico o parente maschio ricordatevi che nelle foto lui sembrerà un photobomb o uno finito nella vostra foto per caso, vista la distanza che bisogna mantenere (ho fatto una foto con mio padre e lui in realtà sembra stia facendo la foto con quelli di fianco a noi). E visto che siamo qua, che non te lo fai un giro sulla Corniche? E perché no, magari anche uno a Yas Island visto che non ci sei mai stata.

Se invece i tuoi ospiti si fermano più della canonica settimana, che non lo fai un weekend a Musandan a vedere i delfini? Ora che ci penso è un po’ che non vado, chissà se al prossimo giro si ricorderanno di me.

Ovviamente sebbene ci siano cose che si ripetono nel tempo, posti visitati innumerevoli volte, foto all’apparenza tutte uguali, ogni volta sappiamo che sarà diverso grazie proprio alle persone che ti stanno invadendo casa. Sebbene ogni volta che arriva un ospite ti ripeti che il prossimo lo manderai in albergo, ogni volta, anche nella settimana più stancante, al momento degli addii ti renderai conto di quanto tua sia felice che la tua vita nel prima possa vivere con te, anche se per un breve periodo, il tuo ora.

Su e giù per Dubai…

Dubai..patria degli ascensori: piccoli, grandi, sfarzosi, i più veloci al mondo. Chiedi e ti sarà dato!

 

Anche se vivi al primo piano di un palazzo non c’è scampo che tu possa fare le scale. Magari non lo so, ma mi viene da pensare che le scale siano passate di moda, a meno che non siano quelle mobili dei Mall: quelle allora si! Ho il contapassi che ogni tanto si domanda che ci sta a fare visto che mi muovo solo verso l’alto ed il basso.

Cresciuta a pane e film/telefilm ed avendo sempre vissuto in case massimo al terzo piano, trovarsi qui con tutti questi ascensori ha scatenato la mia fantasia (e risvegliato anche un latente romanticismo che pensavo di aver completamente rimosso) e riportato alla mente gli indimenticabili baci di Meredith e Derek in Grey’s Anatomy, che tanto ci hanno fatto sospirare

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o il momento “dei saluti” ne La Dura Verità

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passando per il film Drive con un Ryan Gosling molto bad boy (che tanto lui vale la pena di essere visto in qualsiasi sua modalità)

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per giungere al recente e super discusso 50 Shades of Grey, dove il bel tenebroso che fa soldi forte e la bella fiammiferaia si scambiano il primo bacio (addirittura senza contratto!!!)

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Insomma, alte aspettative da questi ascensori e sull’ammmmore che sembra albergare in essi.

E niente….poi vieni a Dubai…dove negli ascensori alberga tutto tranne l’amore.

La prima cosa che mi viene in mente pensando agli ascensori sono gli odori: in alcune occasioni ho pensato che i Re Magi avessero fatto un giretto tanto era forte l’odore di incenso che c’era. Ma sono stata sciocca a lamentarmi di un così forte sebbene gradevole odore! Sfortunatamente, fin di prima mattina, è possibile “assaporare” una vasta gamma di odori/sapori: cipolla, curcuma, coriandolo, aglio e cumino caratterizzano, non sempre in modo piacevole, il viaggio verso l’alto (una mattina, appena entrata in ascensore, ho sentito un fortissimo odore di cipolla ed ho avuto paura che il mio contenitore del pranzo, che si trovava, in linea d’aria, al di sotto del mio naso, si fosse aperto. Potete ovviamente immaginare che troppo velocemente mi sono data la colpa. Il colpevole fortunatamente è sceso qualche piano prima del mio).

Anche l’ora di pranzo può essere letale per il proprio naso, anche se mi azzarderei a dire che sia più pericoloso transitare per i delivery men, che non effettivamente per noi: ammetto di aver pensato “Ora me lo mangio” quando all’ora di pranzo, dopo una misera insalata di cetrioli e niente, ho incontrato, per sua sfortuna, il delivery man di KFC. Ok, forse non è salutare ma avete presente quando siete a dieta ed anche il dedoroante agli agrumi o alla vaniglia per l’ambiente vi fa venire le voglie?
Ecco, stessa cosa, solo che questa volta il malcapitato portava croccanti pezzetti di pollo appena sfornati. Fortuna che è sceso prima di riuscire ad avvicinarmi troppo e rubargli il prezioso pacco.images (4).jpg

In quelli dei palazzi abitativi di norma ci trovi a tutte le ore qualcuno che sta consegnando la spessa in qualcuno degli appartamenti. La “gioia” maggiore è quando ti trovi schiacciata modello sardina con bambini urlanti, uomo della pizza che te la fa ondeggiare sotto al naso e uomo della spesa con il carrello. Se poi sale qualcuno che viene dalla palestra è fatta: esperienza di premorte servita su un piatto d’argento.

Altra cosa che mi fa sempre sorridere è il rapporto conflittuale che hanno alcune nazionalità con l’ascensore ed il suo funzionamento: quando sali dovreste premere il pulsante del piano dove avete intenzione di scendere, non attendere e sperare che qualcuno ci si fermi! Certo con palazzi bassi il problema non è così grave, il calcolo delle probabilità è dalla vostra parte, ma ho paura che in un grattacielo possiate diventare vecchi nell’attesa di fermarvi al piano giusto. Se trovate un vecchio signore smarrito, sappiate che sta ancora cercando il suo piano: per favore, aiutato!

Un’ulteriore caratteristica degli ascensori sono le conversazioni di cui diventi, a volte, involontario “ascoltatore” e spettatore. Una delle cose che mi lascia sempre perplessa al riguardo è la convinzione di noi italiani che nessuno ci capisca: sbagliato! Ci sono più italiani di quanti voi crediate e saranno nel tuo stesso ascensore quando deciderai di parlare dei tuoi problemi di “digestione” (if you know what I mean…). A volte mi chiedo come sia riuscita a non fare facce al limite dello sconvolto. O forse non ci sono riuscita: quindi se in ascensore stavate parlando in italiano e una tipa è scoppiata a ridere, beh quella sono io.

Come sono io quella che continua a guardare nel vuoto quando “aiutanti uomini” passano alla fase degli apprezzamenti e fanno commenti definendoci, in alcuni casi, come “intrattenitrici” dell’Est Europa solo perché non assomigliamo alla Cucinotta. Cari signori uomini, donna italiana non vuol dire necessariamente donna mora, tettona e formosa, ma vuol dire anche magra, con poco seno, non necessariamente con una carnagione scura; se così fosse dovrei supporre che la povera mamma abbia avuto una relazione con l’idraulico serbo.

Però ammetto che, a volte, mi sono ampiamente fatta i fatti di quelli che erano con me in ascensore: normalmente gli uomini evitano di raccontare cose strane quando sei con loro ed il più delle volte, se entri a metà corsa, cambiano immediatamente argomento. Ragazzi, anche noi parliamo di voi (però poi penso al video di The Jackal e magari loro stavano parlando del buonissimo dolce che hanno mangiato a colazione. Tutto possibile!). Le migliori sono le ragazze che non si fanno problemi che tu possa ascoltare la loro conversazione. Direi che con loro è come un grande spogliatoio. Mi piace questa complicità intraculturale che solo noi donne riusciamo a creare (io ho perfino le amiche del bagno del piano dell’ufficio. Ora il nome non lo so, ma una di loro mi ha detto che aspetta un bambino. Congratulazioni amica del bagno!)

E poi abbiamo le tecniche da rimorchio da ascensore: avete presente i fogli che attaccano in ascensore per le varie comunicazioni? Di norma contengono generali avvisi riguardo la pulizia dei vetri, il non funzionamento di uno degli ascensori o magari il mancato pagamento delle Fee da parte dei landlord e quindi non dovrebbero essere usati per attaccare bottone perché la conversazione può durare al massimo 5 secondi. Dai 10 secondi.
Se poi sei fortunata e lui è carino, simpatico e pure profumato stai pur certa che non scenderà al tuo piano e tu non lo rivedrai mai più. Che dramma le sbandate da ascensore, sono un po’ come quelle che mi venivano ai semafori (qua evito di guardarmi in giro per paura che qualcuno apra la portiera e decida che ha bisogno di liberarsi!).

Sebbene l’ascensore possa risultare un luogo angusto per chi soffre di claustrofobia, penso sempre che, come i libri di storia, siamo degli immensi contenitori di storie. Sebbene ci si possa lamentare degli odori o delle chiacchiere mi danno sempre l’impressione di essere in uno spaccato della vita delle persone che sono con noi lì. A Dubai.