Archivio mensile:febbraio 2016

Quanto ci piace mangiare…

Non c’è nulla da fare: a noi Italiani ci piace mangiare!

Sebbene la Ferilli nazionale, in una nota pubblicità di divani (non è che non voglio dire il nome della marca per non fare pubblicità, è che proprio non me lo ricordo), diceva “Ah, quanto ci piace chiacchierare“, in realtà sono sempre più convinta che a noi Italiani, in primis e pure in secundis e facciamo anche per il dolce, piaccia mangiare e tutto quello che ci gira intorno.

Vogliamo negare forse che le nostre valigie al ritorno dalle vacanze/trasferte in Italia contengano più kg di cibo che di vestiario? O che i nostri ospiti siano tassativamente costretti a portare in dono viveri e cibi di difficile reperibilità? Ogni volta che sono in uscita dall’aeroporto ho l’ansia che mi fermino e mi confischino la coscia di prosciutto sapientemente nascosta nel maglione di lana!!

La cosa che più mi sconvolge forse, è quanto miei amici “non italiani” non abbiano questa smania di avere la dispensa piena di cibi non reperibili in loco. Uno di loro mi ha chiesto se per caso noi italiani usiamo tutto questo cibo come merce di scambio, modello baratto. Lui rideva ma non sa quanto spesso sia vero. I post di richieste di cibo o di dove trovarlo si sono susseguiti per mesi, forse anni, nei vari gruppi di Facebook ed in caso di risposta negativa ho visto gente cadere nello sconforto e consumare per consolarsi l’ultimo pacco nella dispensa di Pan di Stelle della Mulino Bianco!! (che vi confermo NON C’É la Mulino Bianco a Dubai).

Ma c’è una novità! Una notizia talmente importante da fare il giro delle bocche di tutti gli Italiani presenti sul territorio.

Fiato alle trombe i prodotti della Coop sono a Dubai!!!

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E via tutti a fare rifornimento neanche dovesse arrivare la Terza Guerra Mondiale. Ma purtroppo noi italiani non possiamo farci nulla, quando si tratta di cibo siamo sempre in prima fila ed a questo genere di “eventi mondani” non possiamo rinunciare. E così le pagine di Facebook di amici si sono animate di foto dove spiaccavano in bella mostra i recenti acquisti fatti alla Union Coop in Al Wasl Road (la location è stata chiesta talmente tante volte che il mio navigatore si rifiuta di postarvela). Neanche patissimo la fame!

Se da una parte ho visto/letto di come questa cosa sia considerabile al pari della firma di un trattato internazionale per la tutela dei diritti umani (che poi secondo me, alcune persone in Italia non hanno mai comprato prodotti a marchio Coop, ma qua non puoi esimerti per non rischiare di essere out), altri hanno fatto l’altra cosa che a noi italiani piace tanto: lamentarsi! “Costa troppo, i prodotti Coop hanno una scarsa qualità, eh ma non hanno la Mulino Bianco (e due!), tanto avranno quei prodotti solo per qualche settimana poi andranno fuori produzione come sempre a Dubai, etc etc”.

Non saremo mai felici…o non saremo mai felici finché non potremo comprare i Pan di Stelle!download4.jpg

Ma tralasciando il fatto che ora se voglio posso bere un freschissimo succo di frutta alla pera, che considero un’importante conquisto visto il mio amore spassionato per questa bevanda, Dubai offre un’ampia scelta di ristoranti e pizzerie italiane (o presunte tali) che soddisfano l’attimo di vogliadicibodellanonna che ti prende dopo un po’ che sei qui: non possiamo negare di essere partiti dicendo “Ah, io non cenerò mai in un ristorante italiano. Solo cucina etnica o locale” ed aver miseramente ceduto al primo invito a mangiare una pizza.

Sfortunatamente ho anche conosciuto gente che non hanno mai messo la “lingua” fuori da un ristorante italiano e che continua incessantemente a mangiare solo quella: fatevelo dire, non sapete che vi perdete! Non proverete mai l’ebbrezza di mangiare indiano o pakistano (e le sue “devastanti” conseguenze per il successivo odore corporeo), non tenterete la sorte della piccantezza del messicano o dell’eritreo, o la raffinatezza della cucina francese (mi volete dire che la zuppa di cipolle servita in una pagnotta di pane appena fatta non vi fa gola?!?! non ho parole) o la gioia infinita davanti ad una ceviche dal peruviano. Certo, quando vado nei ristoranti che fanno cucina americana mi faccio un po’ schifo da sola ma come ha detto una mia amica in visita “Se non ti fai almeno una vera cheesecake nella vita che hai vissuto a fare“.

Se poi sono ospiti in visita, non vi dico lo stress che si può provare nel dover sempre cercare un posto che sia all’altezza delle loro papille gustative Made in Italy. Peccato che non si accontentino mai di un buon libanese o di un sushi!

Allo stesso modo trovo “fastidioso” quello che ha visto tutto, provato tutto, assaggiato tutto e che non si concede mai un peccato di gola cedendo alla pizzeria super consigliata del momento: non ti dico che ti devi mangiare una carbonara (continuo a sentire la mancanza di font luccicante) a Deira ma una pizza ogni tanto non ha mai ucciso nessuno!

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Ecco, magari non una cosa del genere…

Ma che amiate vivere pericolosamente (e non esagero, la prima volta da Ravi mi ha quasi uccisa), e quindi vi diate alla sperimentazione, o che siate più per il quieto vivere non c’è nulla da fare: a Dubai tutti ingrassiamo all’inizio (qualcuno continua anche dopo)! Sarà l’aria di mare che mette appetito, sarà l’acqua priva di sodio (ebbene si, ho sentito anche questa, un po’ come mio nonno tirò fuori la scusa che era ingrassato per colpa della polvere per fare il brodo che usava mia nonna), sarà che c’è talmente tanta scelta e varietà di cibo che quando arriva la prova costume (in pratica 7 mesi l’anno…una tragedia) o punti ad una dieta drastica e poco salutare, oppure decidi che il Mac&Cheese è la via della tua felicità.

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Dubai: nessun limite di orario alla tua fame!

Se il brunch è lo sport nazionale per eccellenza in questo paese, il secondo sport più praticato, sempre nell’ambito alimentare, è il delivery, ovvero la gioia (meno per la bilancia) di poter ordinare a qualsiasi ora del giorno e della notte del cibo!!

Se in Italia il menù di un ristorante è prevalentemente carta che ti intasa la buca della posta, qui diventa la tua guida, il tuo faro nella notte quando ti svegli che hai fame. Quindi ogni volta che torni a casa butti un occhio (studi scentifici dicono che lo facciamo in modo inconsapevole) al bancone della reception nella hall del tuo palazzo per vedere se c’è qualche nuovo ristorante, che ha lasciato il nuovo menù, pronto per essere aggiunto alla più che nutrita collezione. Ma c’è sempre posto per uno nuovo!
Che poi alla fine ordiniamo sempre da solito, ma non si sa mai che decida di cambiare.

Il delivery, per noi single e non solo, è un po’ come una coperta di Linus: anche se torni tardi dal lavoro o dalla palestra e il frigorifero fa l’eco quando lo apri (di norma nel mio c’è una bottiglia di gin/vodka/vino, del formaggio e il caffè) sai che qualcuno risponderà al tuo grido affamato e soddisferà la tua voglia di tacos messicano. Il delivery è come la mamma che ti preparava la cena quando vivevi con lei. E’ come la nonna che ti fa i gnocchi quando torni per le vacanze. Insomma santo delivery subito!!

C’è anche qualcuna che l’ha usato per convincere il marito a comprarle il Bimby! E lo considero un valore aggiunto per quei poveri mariti con le mogli che si fanno venire le voglie in piena notte: niente figli con la voglia di frappé in fronte.

Ora, come tutto in questa città luccicante e all’apparenza perfetta, anche il delivery non poteva essere una macchina che funziona senza intoppi ed anche in questo caso le scene tragicomiche si sprecano. Partiamo dal fatto che l’ordine del delivery può essere fatto in due modi:

1- Online: a Dubai ci sono parecchi siti internet che ti permettono di accedere ad un numero quasi infinito di ristoranti ed applicare una ricerca per zona, per tipo di cucina, per costo. Insomma è un sistema per ricerca migliore di quello che hanno i RIS per trovare i criminali. Una volta scelto il ristorante si sceglie dal menù e si procede al pagamento che può essere con carta, cash on delivery o anche con carta al momento delivery (la macchinetta funziona 1 volta su 10, ma sorvoliamo).
Probabilità di errore pari a 0, a meno che tu non decida di fare l’ordine da ubriaca perché hai deciso che vuoi le patatine del Mc, allora con queste circostanze diciamo che la percentuale di errore potrebbe aumentare.

2- Chiamando: giustamente tutti quei menù che si accumulano nel cassetto/mobile/quaderno ad anelli (ricordiamoci che le persone ordinate hanno un problema e non vanno giudicate. Sono comunque delle brave persone) ogni tanto vanno usati per giustificare la loro presenza in casa e quindi ogni tanto decidiamo di chiamare per fare l’ordine. Partendo dal presupposto che gli uomini hanno tutti la stessa voce e le donne idem e che all’inizio mi veniva l’ansia di aver chiamato il numero sbagliato, ogni volta che faccio un ordine al telefono so che le probabilità che arrivi qualcosa di diverso da quello che ho ordinato sono elevatissime, anche se puntualmente ti ripetono l’ordine e soprattutto se hai deciso che vuoi una variazione sul piatto originale. Ma amo vivere pericolosamente.
La procedura segue questo ordine: dici che vuoi fare un ordine, ti chiedono nome e numero e dove vivi (in questo arco di tempo probabilmente ti rendi conto che avresti fatto meglio a cucinare qualcosa ma decidi di non demordere) e finalmente passi alla fase ordine.
Tempo di attesa: 45 minuti

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No, ma scusa ho ordinato un’insalata e sei nel palazzo accanto e ci vogliono 45 minuti?
Yes, Ma’am.

E va beh. Con questa storia degli ipotetici 45 minuti (che poi se è veramente il ristorante sotto casa sono al massimo 15) hanno ampiamente interrotto due miei ospiti a casa (if you know what I mean).

Ad ogni modo, con un po’ di fortuna, la cena è servita.

Ma così sembra troppo facile. Normalmente i ristoranti memorizzano il vostro numero e il vostro indirizzo, così non devono farsi ridare le indicazioni. Ma cosa succede se per caso osiamo cambiare casa???
Per mia sfortuna ho cambiato casa ed ho chiamato per fare un delivery. Ho impiegato 10 minuti a far capire al tipo delle ordinazioni che No, non voglio che il mio ordine venga mandato all’indirizzo che avete. O se chiami perché sei a casa di amici per cena ed ordini con il tuo numero preparati che dovrai passare altri buoni 10 minuti a far capire che non hai cambiato casa definitivamente ma sei solo a cena fuori. Solito problema: elasticità poca.

Come la poca elasticità colpisce quando il ristorante scelto applica la policy dell’ordine minimo. Facciamo un esempio: il ristorante in questione ti fa presente che devi ordinare per un minimo di 50 AED (si presuppone che se non spendi questa cifra comunque pagherai 50 AED…si presuppone…); tu fai un ordine di 49 AED e loro che ti dicono?
No, Ma’am. Minimum spending is 50 (letto piptidirhams.
Cioé ora tu mi incasini l’ordine e devo aggiungere qualcosa per 1 dirhams??

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In pratica si. Quindi per la salute del vostro fegato e per evitare che esploda, ordinate come da istruzioni.

E se a Dubai ci sono due torri che per qualche motivo hanno avuto lo stesso nome? Direi che ci sono ampie possibilità che quelli della Tiger Tower (ex Pinnacle) in Marina si vedano recapitare il vostro pranzo a sorpresa. Quelli meno felici direi che sarete voi che siete in Al Barsha.

Per non parlare di quando facciamo l’ordine della spesa. Tu fai l’ordine e poi insomma qualcosa ti arriva. Se tu chiedi una “ricotta” e loro ti portano del nonmeglioidentificato formaggio russo dov’è il problema!! O se specifichi che vuoi dei creckers gluten free e loro ti portano gli altri dov’è il problema!! Insomma, la spesa almeno l’hai fatta.
Un po’ meno bene ti dice se tu ordini del comune latte e loro per sbaglio ti portano del laban

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e tu lo scopri la mattina, quando ancora ad occhi chiusi, lo mischi al caffè. Probabilmente la sensazione che si prova prima di morire è molto simile ma almeno ho imparato a controllare che cosa mi portano!

Ma che ci possiamo fare, anche se ogni volta succede qualcosa, alla fine siamo dipendenti dal delivery e non riusciamo a farne a meno. E dopo tutto, ci piace vivere pericolosamente!

Valentine’s Day

Se Gennaio ci aveva regalato la magia dei saldi e quindi dello shopping quasi senza limiti (il limite è dato banalmente dalla nostra carta di credito, ma sono dettagli), Febbraio, mese breve ma non troppo quest’anno, ci regala l’evento che tutti i single del mondo attendono con ansia, ovvero l’unico momento dell’anno in cui se sei single, sei un po’ uno sfigato: San Valentino.

Negli anni ruggenti della mia gioventù (praticamente l’altra settimana), con gli amici che stavano nella mia stessa situazione sentimentale

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organizzavamo degli Anti San Valentino Party dove appendevamo striscioni, che con questi slogan “Vista la coincidenza tra San Valentino e il periodo di Carnevale, gli innamorati si travestiranno da coppia felice”  oppure “San Valentino sta arrivando. Non è mai troppo tardi per lasciarsi” facevano da sfondo a noi che celebravamo, in modo anche un po’ triste (la cuccagna a forma di Cupido mi ha sempre un po’ inquietato), il fatto che fossimo “Single e fieri”.

Sempre negli anni ruggenti, ho provato anche l’esperienza di essere oltre la barricata ed ho festeggiato San Valentino: la migliore? Cena in un ristorante di tendenza di Forte dei Marmi, seduti su un tavolo a forma di cuore con tanti cuoricini rossi che volavano nell’aria sopra le nostre teste ed i camerieri che servivano cibo (indovinate?) a forma di cuore.

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Secondo me il proprietario era un cardiologo. Ad ogni modo, lui ha salvato la serata rubando un palloncino volante e facendo vocine simpatiche per buoni dieci minuti (vorrei assicurarvi che nessuno è stato maltrattato durante la cena e che sebbene al momento lo volessi uccidere, è ancora vivo).

Insomma, che fossi single o meno, non mi sono mai considerata una grande fan di questa festività e non perché volevo fare quella diversa, anticonsumista o perché era più il tempo che passavo single che quello da fidanzata. Semplicemente perché tutto questo dimostrare quanto ci amiamo e quanto stiamo bene insieme non ha mai fatto per me.

Potrei scrivere qualche battuta al vetriolo sulle coppie che si apprestano a festeggiare San Valentino (questa però la devo scrivere

Lui: ok, è San Valentino, ma perché dovrei fingere che me ne freghi qualcosa?
Lei: beh, fallo per rispetto di chi da anni finge l’orgasmo.
(postofisso2012, Twitter)

ma sembrerei solo la solita single acida, che è al suo n San Valentino da sola (Cupido, io e te poi facciamo due chiacchiere).

E quindi cari uomini, questa volta mi sento buona ed ho deciso di aiutarvi nella ricerca del regalo quasi perfetto (nessun regalo è perfetto, neanche quando diciamo “Amoreee, ma è perfetto“, perché in cuor nostro sappiamo che potete fare molto di meglio) e soprattutto nell’organizzazione di quella che di norma si può rivelare una grande Caporetto.

  1. Mai presentarsi alla cena di San Valentino a mani vuote, neanche se lei vi ha detto “No amore, quest’anno niente regalo“. Sappiate che sta mentendo ed è una trappola. Anche se l’ha detto, non lo pensa veramente e l’unica opzione concessa è che al massimo sia lei a non farvi il regalo.
    Questo San Valentino, sorprendi la tua donna con un regalo molto speciale: la cronologia dei siti web su cui hai navigato.” (violencevintage, Twitter)
  2. Quanto al regalo in sé ricordate che i cioccolatini non sono un regalo (neanche se vengono dal negozio di Godiva e che quindi costano come un gioiello di Bulgari) ma sono considerabili come un “contorno” al vero regalo; stessa regola per i fiori. Considerabili regali sono: vestiti (meglio un buono se non siete sicuri al 100% che lei voglia condividere con voi che, da quando state insieme, è passata da una M ad una L), scarpe (meglio ancora se le offrite l’invito per una vendita privata con sconti al 70% ed in allegato copia della vostra carta di credito), borse, gioielli, prodotti per la bellezza (non quelli anti-age. Ho visto l’espressione di terrore di mio padre quando a trent’anni ha regalato una fichissima crema antirughe a mia madre, solo perché tutti i colleghi cinquantenni la portavano alle mogli. NO, NON SI FA!), viaggi, massaggi, libri, spettacoli a teatro.
    Ma quali fasci di rose rosse, ma quali bouquet di mammole!? Date retta a me: mazzi di scarpe. Questo e’ il desiderio inconfessabile di ogni donna! (Luciana Littizzetto)
  3. Se decidete per una cena a casa, romantica, a lume di candela, non vi fate venire in mente di ordinare delivery (che a Dubai è il secondo sport nazionale dopo il brunch) a meno che non sia Gordon Ramsey Heinz Beck in persona a consegnarlo direttamente a casa vostra.
    Se invece optate per una bella cena fuori, attivate le sinapsi: ricordate quando voi avevate la testa nel mobile sotto al lavandino e lei dall’altra stanza vi parlava di un nuovo ristorante che hanno aperto, dove la sua collega è stata per l’anniversario di matrimonio? Bene, sappiate che lei vuole andare lì e che in qualche modo quello era un pessimo tentativo di inseption.
  4. Altra cosa fondamentale: non vi vestite con jeans e maglietta (giusto Mr. Grey nella sala dei giochi se lo può permettere) perché ricordatevi sempre che probabilmente noi siamo state dall’estetista, ci siamo depilate, ci siamo fatte fare la piega e ci siamo vestite carine (se non l’abbiamo effettivamente fatto questa volta, sconta per tutte le volte precedenti e la cera è considerabile come un bonus).
    Inizialmente San Valentino era il 13 febbraio, ma poi è stato spostato al 14 febbraio per lasciare alle donne il tempo di truccarsi e prepararsi per uscire.” (RomainCheylan, Twitter)

Cari uomini, stare con noi non è facile (non è facile neanche per noi stare con noi stesse alcune volte) e che seguiate o meno queste regole sappiate che ci sarà sempre qualcosa per cui storcere il naso, perché il vero segreto è che noi, in realtà, forse, non lo sappiamo cosa vogliamo.

Via_Libera_San_Valentino_è_Passato