Archivio mensile:febbraio 2017

C’era una volta il sole

“Adoro la sensazione della sabbia sotto i piedi che, come uno strano ossimoro, li riscalda e li rinfresca insieme. La spiaggia è come sempre affollata ma riesco a creare la mia bolla tutta per me concentrandomi sul suono del mare, che per me è sempre stato come un balsamo per i miei sensi. L’aria ormai già calda ma non troppo, dopotutto siamo ancora a fine Febbraio, è perfetta per asciugarmi dopo il bagno. Il cielo senza nuvole è talmente limpido che riesco a percepire le piccole imbarcazioni che scivolano sull’orizzonte. Diciamoci la verità, ci lamentiamo tanto di Dubai, ma il fatto che il maltempo e l’inverno siano solo dei sporadici eventi ci fanno dimenticare più facilmente di tutte quelle piccole cose che non funzionano”

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Ecco, questo è quello che sogno la notte, perché da almeno due settimane il tempo a Dubai è esattamente quello che avremmo trovato in Italia, durante la fase autunnale: pioggia, vento, tempeste di sabbia e poi bel tempo, quel tanto che basta per farti sperare che, almeno nel weekend, tu riesca ad andare al mare a prendere un po’ di sole e che invece il meteo ti fa il famoso gesto dell’ombrello (e che solo in Italia il tempo è bello tutta la settimana e poi ti brucia i piani del weekend facendo un acquazzone senza precedenti?).

Tutto questo ci confonde profondamente: bello per carità avere un po’ di pioggia e del fresco, soprattutto in previsione dei prossimi 5 mesi di caldo agonizzante, ma così mi sa che è un po’ troppo. Qualche tempo fa, dopo ormai quasi dieci mesi di totale assenza di pioggia, lo Sceicco aveva chiesto di pregare affinché venisse la pioggia, visto che i tentativi di “fecondazione” artificiale erano falliti (esatto, letto bene. Se a Dubai “vogliamo” – plurale maiestatis visto che la mia opinione al riguardo conta 0 – della pioggia in un’area desertica, che a casa mia vuol dire dove non piove, basterà penetrare le nuvole con degli aeroplani ed inseminarle con ioduro di argento e sali igroscopici ed il gioco è fatto. Ah, il potere dei soldi!), che avrebbero portato un po’ di sollievo alle colture e allo stesso tempo pulito l’aria dallo smog e dalla sabbia che respiriamo costantemente (quando andrò via da qua sono quasi sicura che mi faranno ripagare tutta quella che ho in corpo).

Beh, direi che mi sa che ci siamo impegnati un po’ troppo perché ora ci conviene pregare perché smetta visto che la situazione per i prossimi giorni non sembra migliorare, anzi.

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Ovviamente, neanche a dirlo, i post sulla situazione meteo su Sei di Dubai se sono arrivati a valanga, cosa che ovviamente ci sta, ma vi chiedo un favore personale: dopo tutto sto tempo forse è arrivato il momento di cambiare argomento? Quelli più simpatici secondo me sono quelli relativi alla nostra incapacità di affrontare il freddo in termini di abbigliamento. Diciamoci la verità, quanti di voi all’inizio di questo inaspettato freddo hanno pensato che era inutile comprarne di più pesanti visto che tanto domani smette? Ecco, io sto ancora cercando di capire quando arriva “domani” visto che forse la stufetta in offerta al Géant avrei dovuto comprarla insieme al cappotto più pesante.

Si avete letto bene, la stufetta! Sappiate che nel momento in cui deciderete di trasferirvi a Dubai, spinti anche dal bel tempo costante che si narra da queste parti (ormai è una specie di animale mitologico, come il metabolismo veloce), il vostro corpo automaticamente diventerà incapace di sopportare il freddo e alla gelida temperatura di 15° voi sentirete freddo come se foste in montagna chiuse in una macchina senza riscaldamento. Non importa se la vostra precedente dimora era in qualche landa desolata del Canada, a Dubai al minimo cambiamento climatico diventerete incapaci di gestirlo.

Ecco perché vi sarà semplicissimo vedere gente con cappotti di fortuna indossare sotto il prendisole da spiaggia con le ballerine.

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Per una volta che potevamo sembrare delle splendide modelle senza sembrare dei barili ingolfati di vestiti, come ci (si, ci, perché non ci credo che ero l’unica a mettere i pantaloni del pigiama sotto la tua da ginnastica quando avevamo il capo fuori per educazione fisica ed era gennaio!) ritrovavamo nei nostri inverni europei, ed invece siamo costrette a vestirci con quello che troviamo perché non siamo attrezzati.

L’altro dramma è che non siamo pronti ad accettare che pure a Dubai non ci siano più le mezze stagioni e che tutti questi interventi “chimici” al meteo non facciano proprio proprio bene al pianeta (goblotttttooooo). Infatti, non di rado vedo ancora gente che si ostina a mangiare fuori dai ristoranti quando c’è un led al neo lampeggiante nel cielo: ti sei forse dimenticato che un cielo lampeggiante vuol dire tipo pioggia in arrivo? Ok, che qua se senti freddo puoi sempre chiedere una coperta in pile al ristoratore scatenando l’ilarità dei tuoi ospiti che vestono polo ed infradito, ma quando piove, piove. Non c’è molto da fare, soprattutto se piove a vento.

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Siamo talmente poco abituati a certe situazioni che ieri, durante una conversazione con un’amica mi scrive “No ma sai, c’è il famoso freddo del deserto“. Io conoscevo il caldo del deserto…ma se lo dice lei…non voglio certo distruggere la piccola scusa che si è trovata per andare avanti e sperare che tutto questo finisca.

Che poi in realtà io un lato positivo ce lo vedo: avete presente quando vi viene voglia di zuppa di patate ma fuori ci stanno 40° e vi sentite un po’ a disagio per certi desideri? Bene, ora, con la scusa che fa freddo, finalmente potrete dare sfogo alla vostra voglia di cibo invernale senza sentirvi in colpa per il brodo di cappone che avete sul fuoco. Ma tanto si sa, per noi italiani ogni scusa è buona per mangiare.

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Customer Service…come farsi complicare la vita

Qualche giorno fa, durante la colazione, stavo leggendo un articolo su Expat Woman su “14 Things you feel after leave Dubai” che mi ha fatta sorridere perché purtroppo già ora, quando mi allontano da Dubai, mi rivedo senza vergogna nelle situazioni descritte ed in particolar modo io avrei anche aggiunto gli addetti ad imbustare la spesa. Volete forse negare di aver mentalmente imprecato nell’aprire le buste della spesa?
Secondo me gli fanno un corso su come aprirle in tempo, evitando che tu sia ancora là con la prima, mentre la cassierà ha già passato tuta la spesa. Che imbarazzo!!!

Ma sebbene Dubai abbia il pregio di cercare di renderti la vita il più semplice (vogliamo negare che noi amiamo il valet parking e quelle poche volte che capiti a Trastevere con la macchina vorresti morire per l’assenza di questo fantasmagorico servizio) e sicura possibile (in qualsiasi paese in cui io mi trovi al di fuori della zona del GCC guardo tutti con circospezione

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allo stesso tempo è capace di farti saltare in aria tutti i nervi allo stesso tempo. In che modo? Ma ovviamente, con il customer service.

Ogni volta che realizzo che devo contattare il servizio clienti mi viene un colpo al cuore perché so che le tue probabilità di uscirne con le informazioni giuste, senza aver perso almeno un paio di anni della tua vita sono veramente molto molto basse.

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Proprio questa mattina ho dovuto contattare il customer service della Emirates: subito dopo aver effettuato il check-in online il mio capo mi ha chiamata dicendomi che dovevo spostare il volo di una settimana. Attimo di odio a parte, ho cercato il mio bel numeretto e mi sono messa in attesa pensando di risolvere la cosa in breve tempo, visto che avevo avuto la stessa necessità qualche settimana prima dall’Italia. Eh niente…Dubai è un mondo difficile.
Inizialmente l’impiegata 1 ha solertmente dichiarato che fosse impossibile farlo (mi sono immaginata la sua faccia schifata nel dire “No, Ma’am. It’s not allowed” perché non so se ci avete fatto caso, ma quando chiedete qualcosa che non si può fare o non hanno, nel dirlo fanno sempre una faccia un po’ schifata, come se gli avessi raccontato della volta che hai vomitato), al mio farle notare che in realtà era una cosa che avevo già fatto mi ha messa in attesa (procedura standard quando non sanno qualcosa e decidono di chiedere aiuto da casa o all’impiegata 2 che ne sa meno della prima).

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Dopo un’attesa di almeno 3 minuti, Impiegata 1 torna da me con un “Yes, Ma’am. You’re right” e si arma per modificare la prenotazione con almeno 3/4 pause per chiedere conferma sulla procedura.
Sappiate che quando chiede il consulto le probabilità di errore o blocco del sistema sono immense.

Fortunatamente il problema è stato risolto abbastanza serenamente, anche se sono stata messa in attesa nuovamente quando ho chiesto se nella stessa chiamata potevo anche spostare il volo. Eh niente, lo so che me le vado a cercare io.

Ma gli attimi peggiori si vivono indubbiamente quando devi contattare quelli di Du o di Etisalat: sono abbastanza sicura che a pari merito con quelli della banca (su cui torneremo più tardi) siano il peggior customer service mai esistito. Ogni volta che per qualche motivo sento il bisogno di contattarli o, peggio che mai, recarmi nei loro negozi so per certo che non avrò risolto il problema. Mi fanno venire in mente quello che il mio professore di Educazione Tecnica ci diceva alle medie “Siete talmente broccoli che se vi chiamo Dove vai? voi mi rispondete Mangio cipolle” (Prof. se per caso sta leggendo, le chiedo formalmente scusa!!) perché tu vai là con le migliori intenzioni nel cercare di risolvere il problema e loro te lo complicano per magia.

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Se poi gestisci un corporate account apriti cielo: ogni volta fanno l’esame calligrafico della tua firma per essere sicuro che tu sia autorizzato a pagare (cioè…vi rendete conto!! Io voglio darvi dei soldi!!!) e sicuro mancherà l’autorizzazione su qualche nuovo modulo che hanno introdotto da due ore.
Comunque preparatevi psicologicamente a passare almeno un’ora nello shop, ora che si triplica nel weekend. Secondo me vendono carammelle sotto banco, sennò non si spiega tutta la gente che c’è sempre.

E veniamo alla banca che in questo paese è stata pensata da Satana in persona: se tu hai bisogno di qualcosa sappi che in qualsiasi caso, anche se sembrerà essere una passeggiata, a te mancherà sicuramente un documento e sarai costretto a tornare. E non esiste una banca migliore delle altre, ma potete pensare che forse esiste quella che fa un po’ meno pena delle altre.
Recentemente ho assistito alle peripezie di una mia amica nel richiedere una carta di credito: partendo dal presupposto che in questo paese il plafond della carta di credito è in media 3 volte lo stipendio che si percepisce (poi ci si chiede perché in tanti si ritrovano a scappare perché non in grado di coprire il debito), è possibile richiederla presentando un salary certificate e compilando pile di documenti senza neanche veramente leggerli (male, molto molto male!!). L’addetto della banca vi dirà “No problem” e voi uscirete molto sereni dalla filiale convinti che le storie che avete sentito sono solo un’esagerazione.
Poveri illusi. Da questo momento in poi partirano le chiamate dei sales della vostra banca che cercheranno di farvi firmare il contratto di apertura di una carta con loro ed a nulla varranno le vostre proteste in cui farete presente che avete già fatto richiesta (peggio mi sento se non avete fatto la richiesta della carta al momento dell’apertura del conto, perché come minimo una chiamata a settimana non ve la leva nessuno) e che probabilmente aprire più richieste contemporaneamente non sarebbe di sicura utilità.
La mia amica ha finalmente ricevuto la sua carta ma ha vagamente paura ad usarla perché le hanno raccontato che se poi la usi troppo ti chiamano dalle altre banche per acquistare il tuo debito e tu rientri nel loop delle chiamate.

Per non parlare di quando chiami per prendere un appuntamento, che sia dal medico o al consolato: tempi di attesa eterni. O almeno così dicono. Ogni volta si ripete lo stesso siparieto: chiedi informazioni su come richiedere un servizio ed alla domanda sulle tempistiche rimangono normalmente sul vago per poi dirti che ci vogliono almeno 10 giorni. Quando hai l’appuntamento? Il giorno dopo.

Che poi considero customer service non solo il servizio clienti tout court, ma anche l’attitudine verso il cliente, cosa che qui fondamentalmente manca. Gli viene dato uno schema da seguire e loro lo fanno senza rendersi conto che, per semplificarsi la vita, gli basterebbe uscire anche di poco dal seminato. Ma capisco anche il “Che ci guadagno a fare qualcosa di diverso?“.

E noi invece come che customer sia diventati vivendo in questo bellissimo parco giochi dove tutti cercano di renderci la vita semplice? Dove ogni tanto assisto a scene di donne che inveiscono contro le povere cameriere perché hanno il ristorante fully booked o perché magari è stato commesso un piccolo errore?

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