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Shopping…un diritto inalienabile ad essere donne!

Gennaio mese di SALDI (peccato non ci sia un font luccicante) e per noi donne i saldi, e lo shopping in generale, sono come una droga.

Oggi durante la pausa pranzo sono andata a farmi un giro al Dubai Mall con l’intenzione di dare una guardata alle vetrine, senza avere veramente bisogno di comprare qualcosa. Sono uscita da quel luogo di perdizione con un paio di scarpe nuove di cui non avevo assolutamente bisogno, ma che comunque erano al 75% di sconto e non potevano essere lasciate a qualcuna che non le avrebbe apprezzate a sufficienza, una borsa, anche quella non necessaria ma che stava bene con le scarpe appena comprate, qualche vestito per l’ufficio (motivazione: in ufficio vado 5 giorni a settimana e tra poco arriva l’estate. Ho bisogno di vestiti), un cappello (è un problema vivere a Dubai se come dice tua madre “Sei nata per portare cappelli” e i cappelli che ti piacciono sono normalmente di lana…ma direi che sono dettagli) ma soprattutto biancheria intima (altra necessità di font luccicante).

Insomma una disfatta per il portafogli. Una “Baia dei Porci” in piena regola.

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Come Donne sappiamo che lo shopping per noi è quasi una terapia, da non fare ovviamente il giorno che non ci sentiamo pienamente in forma, perché il 90% delle volte finirà che ci sentiremo ancora meno in forma e non avremo comprato nulla, al massimo un rossetto per non tornare a mani vuote. E come terapia, se non si è con le amiche, andrebbe fatta da sola e con i nostri tempi.

Ma no. A Dubai non puoi!

Di norma, come si entra in un negozio, saldi o non saldi, una mini commessa ci accoglierà con il classico Hello Ma’am, che sembra sempre una sonora presa per il fondelli, e che per tutto il tempo che saremo nel negozio, ci seguirà come il mio gatto mi segue quando vuole del cibo. Ti prego mollami!! Se al terzo “Sto solo guardando. Se ho bisogno la chiamo” non siete riuscite a liberarvene, le opzioni sono due: ignorarla e sperare che entri qualche altro cliente da assillare, oppure andarvene.

Tipica caratteristica delle mini commesse a Dubai è la loro bocca senza filtro: una volta in un negozio stavo cercando di prendere un cappello messo molto in alto (io non sarò alta ma qua i cappelli li mettono dove solo se sei 1.90 riesci, forse, ad arrivarci) e una mini commessa (se non ci arrivo io, come pensi di arrivarci tu?) è arrivata di corsa dicendomi “No mam, you shouldn’t do these things in your condition (indicandomi la pancia) let me help you“. Credo sia sepolta da qualche parte nel deserto. E a farle compagnia c’è la sua collega che alla mia richiesta di un vestito taglia 40, mi ha risposto che forse mi ci voleva una 44 e che ero troppo fat (e si, ha veramente usato la parola con la f) per entrare in una taglia così piccola. Tutto questo dopo 6 mesi di dieta!

Come sappiamo tutte, ci sono anche quelle volte che dobbiamo trovare qualcosa per una festa e non abbiamo idea di che cosa stiamo veramente cercando, e quindi ci facciamo coraggio e cerchiamo di far capire alla commessa di che cosa abbiamo bisogno o comunque quel è il genere di abbigliamento che ci rappresenti di più. E voi siete lì, speranzose, che abbia capito mentre aspettate.
Eh, niente non ce la possono fare. Di norma, se avete detto “festa di sera”, si presenteranno con un vestito alla Jessica Rabbit pieno di lustrini che per guardarti allo specchio servono gli occhiali da sole, di almeno un paio di taglie più grande. Decisamente il mio genere! E se la richiesta era per un brunch? Ho visto mantovane più lunghe!

Se tutto questo non vi ha fatto desistere e siete ancora attratte dal cartellone 70% di sconto, ed avete anche già cominciato a trovare qualche capo di abbigliamento, la mini commessa sbucherà da dietro il pilastro con l’immancabile SHOPPING BAG nera, con cui potrete trasportare i vostri probabili acquisti. Una volta ho provato a dirle “No guarda non serve“, perché avevo in mano un paio di mutande, e ho visto l’espressione a clessidra di quando si perdono e non capiscono perché tu stia facendo qualcosa che va palesemente contro quello che le hanno insegnato. Ok, voglio la shopping bag!

Poca elasticità e flessibilità dimostrata anche quando ho comprato una di quelle guaine contenitive (bisogna porre rimedio al fatto che sono in stato interessante ogni 3×2) che essendo biancheria non può essere giustamente provata e non mi sono minimamente posta il problema di controllare in cassa che le scatole fossero effettivamente sigillate. Bene quando sono arrivata a casa era taglia E (che sta per elefante) e sono tornata a cambiarle spiegando che, pur sapendo che non si poteva cambiare, c’era stato un evidente errore. Ho dovuto chiedere di parlare con un manager per trovare qualcuno che guardasse oltre il “underwear can’t be exchanged”.

E se non hanno la taglia che state cercando? Non è un problema, il commesso di turno ti proporrà di comprare un vestito o un paio di scarpe di una taglia più grande. Cioè, per il vestito ci può anche stare (in fondo chi non ha un armadio di vestiti “Da domani dieta così mi entra” e che stanno lì con l’etichetta attaccata dal 1990) ma sulle scarpe ho delle perplessità: Se ti dico che mi serve la misura 8, come ti viene in mente di dirmi “Se vuole le porto la 9“. Giuste giuste per usarle come scialuppe di salvataggio!

Il momento peggiore? Voi siete lì, che vagate per il negozio e lo vedete. Parte la musichina in sottofondo e vi avvicinate piano piano e man mano lui è sempre più quello perfetto. Una volta arrivate vicino sapete che è lui. Anche la taglia è la vostra. Il sorriso timido si dipinge sul vostro volto e poi il vostro cuore si infrange. NEW COLLECTION!!

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Di norma mi succede da VS quando la nuova collezione costa più del mio stipendio. Ok, che la biancheria intima è un diritto inalienabile dell’essere donna, ma il reggiseno non si mangia!

Un ultimo pensiero a voi uomini, padri, mariti, fidanzati, amici, che decidete di fare quest’esperienza mistica con noi, magari durante i saldi. Non cercate di capirci quando si tratta di shopping (o meglio, non lo fate in generale): siamo donne e non abbiamo mai nulla da metterci!

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Dinglish…l’unica lingua per la tua sopravvivenza

Quando sei alle medie o al liceo e la tua famiglia spinge affinché tu sappia le lingue straniere, la frase che si ripete come un mantra è “L’unico modo per imparare veramente una lingua è andare sul posto e fare pratica”. E quindi via alle settimane d’estate in college in Inghliterra dove, alla fine, l’unica cosa che si impara veramente sono i vari dialetti italiani (non negate la verità), o alle lezioni private di conversation con l’insegnante madrelingua.

Arrivata all’università tenti la carta dell’Erasmus, che come ha definito un mio amico può essere anche considerato “Una vacanza pagata e finanziata dall’università”, per migliorare la lingua (anche se le vere motivazioni, per alcuni, sono altre) e quindi nel mio caso mi sono fatta, con tutta la massima benedizione della famiglia, meno del fidanzato che rimaneva a casa, un anno in Francia, per la precisione alla Sorbonne de Paris. Morale dell’esperienza: voto 10 all’esperienza in sè, voto 9 alla mia pratica della lingue alla fine dell’esperienza (premetto che vivevo in una casa internazionale, dove l’unica italiana c’è stata per due settimane, giusto il tempo di imparare a dire au revoir e a capire che ce soir è questa sera e non sesso e che quindi le due ragazze francesi in fila al Mc prima di te non sono due smaliziate che parlano di qualche serata a luci rosse!), voto 3 ai Parigini (cari cugini, non ve la tirate che la baguette la tenete ancora sotto al braccio anche in piena estate!!), voto 10 all’espressione supercontenta dei miei genitori all’ascoltarmi parlare la lingua dell’ammmore (in realtà la mia coinquilina diceva sempre che sembravo un rantolo in punto di morte, ma non ho mai voluto infrangere i sogni di gloria dei miei).

Verso la fine dell’Università, ho deciso che il Mae Crui era la via per trovare un vero lavoro, uno di quelli che ti danno il posto fisso, e mi sono fatta un bel internship a Londra che poi si è trasformato, alla fine dei 3 mesi, in un lavoro in loco. Anche qui casa in condivisione internazionale e pratica della lingua inglese, tanto da aver cominciato a parlare con l’accento modello gomma da masticare (ed anche qui occhio a cuore della mia famiglia che, sebbene avessero una figlia senza una pezza di uomo, era comunque da considerarsi un vanto davanti al Tribunale dell’Inquisizione chiamato anche parentame). Attimi di puro godimento quando nell’ultimo anno la faccia da triglia durante una conversazione con un vero londinese, era stata sostituita da un ‘espressione più intelligente.

Quindi posso dire con certezza, che subito prima di arrivare a Dubai potevo vantare un ottimo inglese e francese ed un discreto spagnolo (tanto basta mettere la s alla fine delle parole, giusto?) e varie parole di cinese, coreano, portoghese, svedese (se andate a Stoccolma e vi chiedono se avete bisogno di fika state sereni, vi chiedono solo se volete fare una pausa!) e finlandese (passò alla storia delle risate scoprire che Guarda il mare si traduce come katso merta).

Ma tutto questo era prima di Dubai, dove quelli che parlano inglese senza eccessive inflessioni o parole inventate sono veramente pochi.

Quando ho iniziato a lavorare qui, la mia società aveva un ufficio multiculturale, con un’alta percentuale di persone provenienti dalla parte Est del mondo. La prima volta che qualcuno mi ha detto Vi can do that c’ho messo qualche secondo a capire che era We e non Vi. Il momento migliore all’inizio di questa esperienza? Can I get your goodname? Ammetto di aver chiesto tre volte chiarimenti prima di capire che volevano semplicemente il mio nome (qualche tempo dopo ho risposto I have only the badname, is it fine for you? Eh niente, la persona che avevo davanti si è messa in modalità clessidra di Windows e non ha capito la battuta). E vogliamo parlare del same same but different? Cioè, o è uguale o è diverso, non può essere un ossimoro. Invece la frase a cui penso non mi abituerò mai è Please, do the needful!!

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Vivendo in un paese arabo, nella tuo parlato hai cominciato ad inserire, senza neanche rendertene conto, parole del luogo. Quindi se stai facendo qualcosa e sai benissimo che non farai in tempo a terminarlo (soprattutto per mancanza di voglia più che di vere possibilità pratiche) inshallah è la parola che fa per te; se poi hai un problema e sei in un qualche ufficio locale come fai a capire che alla fine tutto si sta risolvendo per il meglio e tutti intorno a te parlano arabo? Ti basterà sentire la parola mushkilla e potrai tirare un sospiro di sollievo. Al tuo dizionario si sarà aggiunto ovviamente khalas che arriva come una sentenza alla fine della frase e yalla bye per salutarsi. E se hai un amico o un’amica speciale sarà normale definirla habibi habibti (vi prego smettetela di aggiungere “mio” dopo perché già la parola contiene l’aggettivo possessivo!).

Il “problema” di vivere in una società multiculturale? Che durante le conversazioni in italiano con la mia famiglia o con i miei amici la frase “ma guarda che questa parola in italiano non esiste” sono aumentate viva via nel tempo. Povero cervello, si perde le parole tra le varie lingue e compensa inventandole (che poi alla fine hai capito che volevo dire? Non commentare tutte le volte!!).

Ma che poi, anche se ormai quando parliamo sembriamo Don Lurio o Heather Parisi agli albori, quanti potranno raccontare di aver provato tutto questo? Perderemo il nostro perfetto italiano? Inshallah!

Tour “de force” da vacanze…

Se una volta era “Epifania che tutte le feste porta via“, a Dubai l’Epifania porta via tutti i parenti ed amici che per il periodo delle feste natalizie hanno trovato il tempo per venirci a trovare (invadere casa).

Sebbene avere la propria famiglia ed i propri amici qui, sia una delle cose che mi piace di più, penso sempre che il detto “L’ospite è come il pesce…dopo tre giorni puzza“, non sia così lontano dalla realtà, soprattutto se ormai sei abituata a certi ritmi e a certe libertà.

Da quando sono a Dubai è stato necessario attrezzarmi con una dettagliata agenda per le “prenotazioni“(modello vecchio alberghetto di campagna) per evitare l’overbooking e/o la sovrapposizione durante i periodi “caldi“, alias feste di Natale e Capodanno e settimana di Pasqua, per vederlo fare la muffa durante la “bassa” stagione (giusto un’amica mi ha detto “Oh ci sono dei voli ad un cavolo per venire da te ad Agosto. Che faccio vengo?”. Ancora rido!). Per i parenti imbarazzanti e per gli amici di amici che neanche conosco, diciamo che l’agenda è spesso al completo, perché siamo sinceri, non tutti quelli che vengono a “trovarvi” vi fa veramente piacere vederli!

La parte che preferisco è la programmazione: cosa vorranno vedere? Dove potremmo andare a cena? Magari possono andare o possiamo andare là oppure c’è qualche désert Camp che possiamo fare. Avere ospiti, alla fine, ti permette di avere la scusa, qualche volta, di provare alcune attività che fino a quel momento erano rimaste semplicemente on hold per mancanza di tempo o dei giusti accompagnatori.

In questa fase ovviamente si sprecheranno le domande su Cosa metto in valigia? Posso usare il costume? Ma devo comprare un burqa? eh niente…non ce la possono fare. Capiscono che non vivi in un posto così tremendo quando quando gli fai la lista della spesa di quello che vuoi, lista che minimo comprenderà un paio di bottiglie di vino e un certo quantitativo di maiale. Vuoi fare le vacanze a Dubai? Ecco il pagamento che spetta ai poveri avventori!

Allo stesso tempo la programmazione ti ricorda che sicuramente ti toccherà almeno una cena per vedere le fontane in Downtown (l’ultima volta mi sono seduta al tavolo e ho mandato i miei accompagnatori a vedersi le fontane in terrazza. Direi che penso di averle viste con tutte le musiche available nel loro pacchetto), con annesso acquario (se vi viene a trovare qualche amico “speciale” – capisci a me – andate a fare l’aperitivo da Ossiano direttamente al bancone – ricordate il film Johnny Stecchino e le banane? Bene, in questo caso non toccate vino ed annessi, se non volete avere un colpo al momento del conto), e giro sul Burj Khalifa (se vi dice bene, comprate i biglietti prima e mandate i visitatori da soli).

Se siete amanti del mare (ed anche no) minimo vi toccherà un giro a JBR o a Kite Beach, quelli meno fortunati ci passeranno la giornata a poltrire al sole (io uso la scusa dell’ufficio. Peccato non poter prendere le ferie!!); per il periodo degli amici, magari amanti del brivido, il giro ad Inflight è d’obbligo (mai che avessi amici che per ringraziarmi vogliono regalarmi un altro lancio con il paracadute!).

Tra la lista di cose da fare però sappiamo tutti che un giro al Souk delle Spezie/Oro/Pashmine/vendoanchetuasoceraseserve non ce lo leva nessuno: ci siamo andati talmente tante volte, che alla fine abbiamo il nostro negozietto di fiducia, dove ormai la contrattazione è puramente formale. Perfino al Karama c’hai l’amichetto che quando ti vede si mette le mani nei capelli perché sa che non andrai via senza la borsa al prezzo che vuoi tu. Per non parlare del Souk Medinat che di souk ha veramente poco, ma giustamente non puoi esimerti da un giretto per fare la classica foto di rito con il Burj Al Arab (consiglio di andare al tramonto per una migliore esposizione).

Per non parlare della Moschea di Abu Dhabi: le ragazze che danno le abaja ti salutano e cominciano a chiedersi se per vivere fai la guida turistica. Se ci siete andati con qualche amico o parente maschio ricordatevi che nelle foto lui sembrerà un photobomb o uno finito nella vostra foto per caso, vista la distanza che bisogna mantenere (ho fatto una foto con mio padre e lui in realtà sembra stia facendo la foto con quelli di fianco a noi). E visto che siamo qua, che non te lo fai un giro sulla Corniche? E perché no, magari anche uno a Yas Island visto che non ci sei mai stata.

Se invece i tuoi ospiti si fermano più della canonica settimana, che non lo fai un weekend a Musandan a vedere i delfini? Ora che ci penso è un po’ che non vado, chissà se al prossimo giro si ricorderanno di me.

Ovviamente sebbene ci siano cose che si ripetono nel tempo, posti visitati innumerevoli volte, foto all’apparenza tutte uguali, ogni volta sappiamo che sarà diverso grazie proprio alle persone che ti stanno invadendo casa. Sebbene ogni volta che arriva un ospite ti ripeti che il prossimo lo manderai in albergo, ogni volta, anche nella settimana più stancante, al momento degli addii ti renderai conto di quanto tua sia felice che la tua vita nel prima possa vivere con te, anche se per un breve periodo, il tuo ora.

Su e giù per Dubai…

Dubai..patria degli ascensori: piccoli, grandi, sfarzosi, i più veloci al mondo. Chiedi e ti sarà dato!

 

Anche se vivi al primo piano di un palazzo non c’è scampo che tu possa fare le scale. Magari non lo so, ma mi viene da pensare che le scale siano passate di moda, a meno che non siano quelle mobili dei Mall: quelle allora si! Ho il contapassi che ogni tanto si domanda che ci sta a fare visto che mi muovo solo verso l’alto ed il basso.

Cresciuta a pane e film/telefilm ed avendo sempre vissuto in case massimo al terzo piano, trovarsi qui con tutti questi ascensori ha scatenato la mia fantasia (e risvegliato anche un latente romanticismo che pensavo di aver completamente rimosso) e riportato alla mente gli indimenticabili baci di Meredith e Derek in Grey’s Anatomy, che tanto ci hanno fatto sospirare

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o il momento “dei saluti” ne La Dura Verità

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passando per il film Drive con un Ryan Gosling molto bad boy (che tanto lui vale la pena di essere visto in qualsiasi sua modalità)

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per giungere al recente e super discusso 50 Shades of Grey, dove il bel tenebroso che fa soldi forte e la bella fiammiferaia si scambiano il primo bacio (addirittura senza contratto!!!)

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Insomma, alte aspettative da questi ascensori e sull’ammmmore che sembra albergare in essi.

E niente….poi vieni a Dubai…dove negli ascensori alberga tutto tranne l’amore.

La prima cosa che mi viene in mente pensando agli ascensori sono gli odori: in alcune occasioni ho pensato che i Re Magi avessero fatto un giretto tanto era forte l’odore di incenso che c’era. Ma sono stata sciocca a lamentarmi di un così forte sebbene gradevole odore! Sfortunatamente, fin di prima mattina, è possibile “assaporare” una vasta gamma di odori/sapori: cipolla, curcuma, coriandolo, aglio e cumino caratterizzano, non sempre in modo piacevole, il viaggio verso l’alto (una mattina, appena entrata in ascensore, ho sentito un fortissimo odore di cipolla ed ho avuto paura che il mio contenitore del pranzo, che si trovava, in linea d’aria, al di sotto del mio naso, si fosse aperto. Potete ovviamente immaginare che troppo velocemente mi sono data la colpa. Il colpevole fortunatamente è sceso qualche piano prima del mio).

Anche l’ora di pranzo può essere letale per il proprio naso, anche se mi azzarderei a dire che sia più pericoloso transitare per i delivery men, che non effettivamente per noi: ammetto di aver pensato “Ora me lo mangio” quando all’ora di pranzo, dopo una misera insalata di cetrioli e niente, ho incontrato, per sua sfortuna, il delivery man di KFC. Ok, forse non è salutare ma avete presente quando siete a dieta ed anche il dedoroante agli agrumi o alla vaniglia per l’ambiente vi fa venire le voglie?
Ecco, stessa cosa, solo che questa volta il malcapitato portava croccanti pezzetti di pollo appena sfornati. Fortuna che è sceso prima di riuscire ad avvicinarmi troppo e rubargli il prezioso pacco.images (4).jpg

In quelli dei palazzi abitativi di norma ci trovi a tutte le ore qualcuno che sta consegnando la spessa in qualcuno degli appartamenti. La “gioia” maggiore è quando ti trovi schiacciata modello sardina con bambini urlanti, uomo della pizza che te la fa ondeggiare sotto al naso e uomo della spesa con il carrello. Se poi sale qualcuno che viene dalla palestra è fatta: esperienza di premorte servita su un piatto d’argento.

Altra cosa che mi fa sempre sorridere è il rapporto conflittuale che hanno alcune nazionalità con l’ascensore ed il suo funzionamento: quando sali dovreste premere il pulsante del piano dove avete intenzione di scendere, non attendere e sperare che qualcuno ci si fermi! Certo con palazzi bassi il problema non è così grave, il calcolo delle probabilità è dalla vostra parte, ma ho paura che in un grattacielo possiate diventare vecchi nell’attesa di fermarvi al piano giusto. Se trovate un vecchio signore smarrito, sappiate che sta ancora cercando il suo piano: per favore, aiutato!

Un’ulteriore caratteristica degli ascensori sono le conversazioni di cui diventi, a volte, involontario “ascoltatore” e spettatore. Una delle cose che mi lascia sempre perplessa al riguardo è la convinzione di noi italiani che nessuno ci capisca: sbagliato! Ci sono più italiani di quanti voi crediate e saranno nel tuo stesso ascensore quando deciderai di parlare dei tuoi problemi di “digestione” (if you know what I mean…). A volte mi chiedo come sia riuscita a non fare facce al limite dello sconvolto. O forse non ci sono riuscita: quindi se in ascensore stavate parlando in italiano e una tipa è scoppiata a ridere, beh quella sono io.

Come sono io quella che continua a guardare nel vuoto quando “aiutanti uomini” passano alla fase degli apprezzamenti e fanno commenti definendoci, in alcuni casi, come “intrattenitrici” dell’Est Europa solo perché non assomigliamo alla Cucinotta. Cari signori uomini, donna italiana non vuol dire necessariamente donna mora, tettona e formosa, ma vuol dire anche magra, con poco seno, non necessariamente con una carnagione scura; se così fosse dovrei supporre che la povera mamma abbia avuto una relazione con l’idraulico serbo.

Però ammetto che, a volte, mi sono ampiamente fatta i fatti di quelli che erano con me in ascensore: normalmente gli uomini evitano di raccontare cose strane quando sei con loro ed il più delle volte, se entri a metà corsa, cambiano immediatamente argomento. Ragazzi, anche noi parliamo di voi (però poi penso al video di The Jackal e magari loro stavano parlando del buonissimo dolce che hanno mangiato a colazione. Tutto possibile!). Le migliori sono le ragazze che non si fanno problemi che tu possa ascoltare la loro conversazione. Direi che con loro è come un grande spogliatoio. Mi piace questa complicità intraculturale che solo noi donne riusciamo a creare (io ho perfino le amiche del bagno del piano dell’ufficio. Ora il nome non lo so, ma una di loro mi ha detto che aspetta un bambino. Congratulazioni amica del bagno!)

E poi abbiamo le tecniche da rimorchio da ascensore: avete presente i fogli che attaccano in ascensore per le varie comunicazioni? Di norma contengono generali avvisi riguardo la pulizia dei vetri, il non funzionamento di uno degli ascensori o magari il mancato pagamento delle Fee da parte dei landlord e quindi non dovrebbero essere usati per attaccare bottone perché la conversazione può durare al massimo 5 secondi. Dai 10 secondi.
Se poi sei fortunata e lui è carino, simpatico e pure profumato stai pur certa che non scenderà al tuo piano e tu non lo rivedrai mai più. Che dramma le sbandate da ascensore, sono un po’ come quelle che mi venivano ai semafori (qua evito di guardarmi in giro per paura che qualcuno apra la portiera e decida che ha bisogno di liberarsi!).

Sebbene l’ascensore possa risultare un luogo angusto per chi soffre di claustrofobia, penso sempre che, come i libri di storia, siamo degli immensi contenitori di storie. Sebbene ci si possa lamentare degli odori o delle chiacchiere mi danno sempre l’impressione di essere in uno spaccato della vita delle persone che sono con noi lì. A Dubai.

 

Fauna Maschile a Dubai…consigli da quelle che ce l’hanno fatta..

L’amore, per una donna single, è sempre una gioia ed un dolore: se da una parte hai imparato a convivere con il fatto che non è un dramma non avere un uomo vicino (ma come dico sempre Basto io per aprirmi il barattolo della salsa!!) e pure le tue amiche già con famiglia se ne sono (forse) fatte una ragione, dall’altra ci sono sempre i tuoi parenti che si cominciano a preoccupare che tu possa morire zitella circondata da gatti (fanno concorrenza al pessimismo cosmico di Leopardi se vedono un così roseo percorso per me…).

Cari parenti, la risposta per voi è la seguente:

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Purtroppo l’annosa domanda può colpirti ovunque, anche a Dubai, soprattutto durante le feste, e quindi ogni tanto ti ritrovi a spiegare che non hai nessuna menomazione strana e che no, non sei una mangiatrice di uomini (magari un po’ stronza poco incline ad iniziare relazioni con alcuni tipi sì) e che alla fine non è che ti trovi così male nel tuo fantastico mondo chiamato Singleland. Sfortunatamente tutto questo non basta e finisci a ricevere consigli da quelle che il vero ammmore l’hanno trovato e che hanno bisogno di spruzzarlo nell’aria neanche fossero delle fatine strafatte di LSD!

E così alcune amiche ti promettono che ti aiuteranno a trovare un uomo e che anzi, ne conoscono uno perfetto per te!! Domanda: se era così fantasmagorico, perché non l’hai tirato fuori prima dal cilindro? Evidentemente c’è la fregatura, ma lasciamo correre.

Quindi alla fine ti cominciano a consigliare locali dove il rimorchio è assicurato e che quindi, se non esci da lì con un aitante maschio follemente innamorato di te, quella mal predisposta eri tu. Eh va bene. Soprattutto perché a loro avviso Dubai è “piena” di ragazzi interessanti (sul fatto che siano tutti interessanti ho qualche dubbio, ma sono sempre disposta a dire di essermi sbagliata, in particolare se la cosa va a mio vantaggio) e che tu sei diventata troppo selettiva visto che la media, sempre secondo loro, è medio/alta (andare ad un appuntamento con i calzini spaiati e decidere che non fa per te non è essere troppo selettiva, ma è selezione naturale).

Ma partiamo per gradi: che tipo di fauna maschile c’è qui a Dubai?

Innazitutto bisogna fare una precisazione fondamentale: sono quasi certa che in questo paese ci sia una particolare calamita per alcune professioni. In questo paese risiede la percentuale più alta che io abbia mai visto di ingegneri, non importa con quale specializzazione, ma sappiate che se avete una particolare predisposizione loro sono qua! È ovvio che c’è quello junior e quello che guadagna talmente tanti soldi che a confronto Christian Grey è un pezzente, ma sono tutti qua. Quindi signore, cercate bene!

A parimerito troviamo quelli che con i piedi a terra proprio non ci sanno stare: i piloti che con le loro avvincenti storie ci fanno battere il cuore. Loro di norma, se non sposati e con famiglia al seguito, sono di seconda mano, ovvero con un’esperienza matrimoniale alle spalle ed alcuni sono pluriripetenti (a questo punto io qualche domanda me la farei: possibile che questi trovino solo ed esclusivamente donne sbagliate e che la colpa non sia loro? Bene riflettete sulla cosa e poi passate alla modalità Croce Rossa Italiana e salvateli da loro stessi). Ma alla fine di tutto, prime mogli e difetti vari, ci sarà un’unica fondamentale cosa che laverà via ogni colpa ed ogni mancanza: APC Card Platinum che tutte le porte apre!!

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Se però lui non è Emirates fa nulla, avrete quella standard che apre un po’ meno porte ma comunque le apre. E noi comuni mortali vi guarderemo invidiandovi ed accontentadoci dell’app dell’Entertainer, che comunque fa il suo dovere.

Altrettanto famosi (e numerosi) sono i cuochi, o meglio chef, quelli che si dilettano a compire un attentato alla tua tanto (mica tanto) sudata linea invidiabile (ma più che altro invidiabile perché se fossi grassa per quanto mangio dovrei rotolare). Normalmente frequentano i locali in tarda serata (alias post lavoro se ce la fanno…cosa positiva per valutare le prestazioni “sulla lunga durata”, if you know what I mean) e ti cominciano a decantare le loro doti in cucina, proponendoti una serata a casa loro, dove, per gentile grazia, cucineranno per te delizie che mai, e ripeto mai, le tue papille gustative hanno provato.

Mi raccomando, prima di accettare un’uscita, verificate che lo siano veramente, perché spesso anche il lavapiatti si fa chiamare chef e poi non sa fare neanche un uovo ad occhio di bue.

Oggettivamente, secondo me, sono sulla carta i migliori partiti: insomma, sanno cucinare!! Capiscono la differenza tra panna da cucina e panna dolce!! Se dovesse funzionare potresti anche mandarli a fare la spesa da soli, senza che tornino a casa con un cestino di ciliegie da 150 AED al kg (al massimo solo durante le occasioni speciali), avrebbero ottime conoscenze nei migliori ristornati, amici per lo spaccio internazionale di pietanze non presenti sul mercato (o se presenti, vuoi mettere lo spacciatore il fornitore del ristorante?). Quindi, se il vostro idolo al momento è un manzo alla Chef Rubio (da cui mi farei incaprettare ben volentieri per Pasqua) questi sono gli uomini che fanno per voi!

A questo punto, se siete ancora indecise visto che non siete interessate né ad ingegneri né ad aviatori né ai cuochi, gli altri si dividono in due ampi gruppi: quelli di passaggio, di cui fanno parte quelli in vacanza (se sei una fortunata, ti becchi anche la cotta per quello che a Dubai era solo di passaggio e che non rivedrai mai più. Eh so fortune!), e quelli che a Dubai ci vivono in pianta stabile almeno quanto te (sempre che si possa considerare Dubai un posto dove pensarsi in pianta stabile).

Se parliamo dei primi, le probabilità che questo possa diventare il futuro padre dei vostri figli sono molto basse: come ogni vacanza che si rispetti loro devono portare a casa il gettone e spesso noi siamo quel gettone. Triste realtà! Che poi non è che sia poi così male: alla fine non è che se sei single non puoi far un po’ di unconventional sport e devi sentirti obbligata a rimanere fedele alla tua “causa” (?).

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L’unica cosa che forse è sconsigliata è quella di buttarsi di testa in questa cosa. Mantenere le distanze a volte, come quando si guida, è per la tua sicurezza!

Per quanto riguarda la seconda categoria, le amiche già accasate, consigliano di puntare a quelli che a Dubai ci stanno da almeno un tre/quattro anni e che ormai sono stanchi di quelle da una notte e via (insomma era un modo carino per dire che hanno finito il primo giro della fauna femminile e che, dopo ampia selezione, hanno deciso che tu meriti un secondo giro. Oppure hanno deciso che vogliono te perché non ti hanno mai avuta e sei la novità). Luoghi di ritrovo ovviamente brunch, locali fighetti (Cavalli, Yacht Club, Q43) o se siete meno pretenziose e volete andare a colpo sicuro Barasti o Rock Bottom e porti a casa qualcosa (se sarà un diamante o uno zircone questo non è dato saperlo).

Dopo tutte le imbeccate delle amiche, qualche dubbio ti viene. Forse sei veramente tu il problema? Sarà che a te manca il bangladesh che ti vende i mazzi di rose, che come cade una goccia d’acqua diventano ombrelli? Sarà che io, senza il tetto del Duomo non riesco a lasciarmi andare? O forse perché qua, il giro in camporella rischia di costarti più della semplice multa (e si, ok, un po’ di rischio rende tutto più eccitante, ma vorrei evitare di telefonare a mia madre dal carcere, per dirle che mi hanno beccata a fare chissà cosa a Jumeirah Island)?

No, il problema non sei sempre tu. Il problema spesso è della società che non ti vede per quello che sei, ma per quello che dovresti essere a trent’anni: una moglie, una madre. Il problema è delle amiche che pensano che se sei single non sei felice e soprattutto non hai una vita. Il problema è anche tuo, che qualche volta ti dimentichi che sola non vuol dire veramente sola: una donna sola è una donna forte, capace di vivere nella sua solitudine; una donna sola si è costruita una vita vera senza bisogno di qualcuno che faccia la strada per te; una donna sola è una donna che ha scelto le persone nella sua vita non perché ne aveva bisogno, ma perché le voleva; una donna sola brama l’APC Card ma è felice dell’Entertainer; una donna sola non ha bisogno di un uomo che cucini per lei; ma soprattutto, ma donna sola non è e non sarà mai una donna sola, perché ha sé stessa.

Che fai a Capodanno?

Ed alla fine anche la più insidiosa delle domande è stata fatta. E non mi riferisco a “Ma il fidanzatino dove l’hai lasciato?”

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che per noi single è forse peggio di quando ci mettono la mano sulla pancia, dopo un’abbondante abbuffata, sprizzando gioia da tutti i pori: no, non sono incinta, sono solo grassa!

No, la domanda per eccellenza in questo simpatico periodo dell’anno è:

Che fai per Capodanno?

Ed eccolo lì, che parte in sottofondo nella vostra mente, a tutto volume, l’incipit di O Fortuna, Carmina Burana, ed il panico pervade il corpo.

Le risposte a questa insidiosa domanda, che ci perseguita ormai da sempre o almeno da quando ho memoria, possono essere varie, soprattutto per noi che non viviamo nel nostro paese natale.

Quelli che forse più invidio sono quelli che hanno già le idee chiare ed un piano ben organizzato: ci saranno, quindi, quelli che ti dicono fermamente che torneranno a casa, dai propri amici e parenti per passare le festività con loro. Beati loro che non temo il freddo! Alcuni te lo dicono anche un po’ con l’aria triste e mi viene da pensare che nessuno vi costringe a prendere un aereo che, visto il periodo, è il più costoso dell’anno (in caso contrario vi toccheranno 20 ore di volo e 3 scali in paesi la cui pronuncia del nome potrebbe non essere così facile), ma capisco anche che se hai famiglia e figli, forse un giro dai nonni è anche giusto. Se non hai famiglia non mi fare gli occhi da gatto con gli stivali che non funzionano. Vai e muoriti di freddo!

A questa categoria appartengono le famiglie, che abbandonano il territorio emiratino non appena finisce la scuola dei pargoli per rientrare giusto giusto il giorno prima dell’inizio della scuola. Ora la domanda che mi pongo, ma qua, tutte le madri di famiglia stanno a casa? Nessuna che lavora? Perché, sebbene sia felice e soddisfatta del mio essere single e lavoratrice, forse non ho capito nulla e, per godermi la vita e farmi 1 mese di ferie, dovevo sposarmi e fare figli. Tanto il visto, a noi donne, pare che solo così ce lo diano, per legame di parentela.

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Se però fate le maestre o le professoresse avete tutta la mia profonda e piena comprensione. Anche io avrei bisogno di un mese di vacanza per riprendermi dai simpatici e “poco” urlanti pargoli, e se non sono pargoli avete comunque il mio pieno supporto perché l’adolescenza può essere dura, anche quando i figli non sono i tuoi!

Breve parentesi: se partite per tutto il periodo delle feste e siete i padroni di un cuccioli, che sia cane, gatto, uccello o essere umano alias marito, ricordatevi che fanno parte della vostra famiglia sempre, feste comprese! Quindi se non trovate qualcuno che possa sostituirvi evitate di abbandonarli!

L’alternativa al rientro in patria è il viaggio in qualcuna delle località nei paraggi: hotel e resort offrono offerte dell’ultima ora a prezzi più o meno stracciati (sono certa che lo stesso Resort una settimana dopo Capodanno costerà un terzo, ma questa è la legge del mercato). Quelli più organizzati si vanteranno di passare la sera dell’ultimo dell’anno a Bab Al Shams, godendosi i fuochi da una posizione privilegiata, mentre altri, ritardatari nella scelta, il luogo prescelto non sarà così esclusivo e magari sarà stato preso con qualche voucher.

Facciamo che per Capodanno non ce lo dite che l’avete preso su Groupon e noi faremo finta di non saperlo: dopotutto a Natale, e suppongo per tutto il periodo, siamo tutti più buoni. Magari anche io.

Quelli che soffriranno maggiormente a questa insidiosa domanda saranno i ritardatari cronici, quelli che avranno cominciato a guardare ora cosa fare, se prendere un volo ed andare a casa oppure rimanere, e se rimanere a fare cosa.

Le proposte si sprecano: dalla cena da mille ed una notte ad i fuochi d’artificio, dalla tavolata con gli amici al giro in barca. Diciamo che Dubai offre una possibilità di scelta a tutti, anche a quelli dell’ultimo momento (ma magari fosse stato così in Italia quando il 30 sera mi sedevo con le amiche per decidere che fare. Ovviamente finivamo con cenone a casa e giro rigorosamente dopo la mezzanotte in centro. A meno che non avevi il motorino ed eri fico e quindi per te questa regola non valeva, ma purtroppo non ero così fica!), ma sicuramente non offre una possibilità a quelli che vogliono fare la cena al Burj Al Arab e pagare come in trattoria da nonna Pina.

Mi spiego meglio che sennò vengo criticata e mi si dice di essere cattiva.

Leggendo sui vari gruppi Facebook che popolano l’etere ed in particolare quelli dedicati a Dubai ho letto veramente di tutto. Ora io non voglio essere la solita criticona che se la prende con gli italiani ma qualche volta mi rimane impossibile. Non puoi cercare un evento di Capodanno, in zona Downtown, vedere le fontane, bere alcool e spendere sotto i 1000 AED!

Certo, starete dicendo che puoi. Ovviamente: mangiando al Dubai Mall in qualche fast food schiacciato nella ressa della gente che ha avuto la tua stessa idea e poi, se riesci a muoverti perché la cosa potrebbe essere estremamente complessa (se poi riesci a camminare sulle teste della gente, beh, bella pe te!) te ne vai al Souq al Bahar o al The Address, aspettando la mezzanotte bevendo qualcosa. Perché ovviamente stanno tutti aspettando te. Non pensi forse che i posti in terrazza, fronte fontane siano già stati affittati? O che magari quelli rimasti di certo non sono gratis?

Cerchiamo di riflettere.

Io ora posso immaginare che veniamo da tutta l’Italia (non fate gli snob, anche se avete passato gli ultimi 10 anni all’estero una casa in Italia l’avete avuta ed almeno un Capodanno l’avete passato nella nostra amata madre Italia), quindi chi dalla grande città e chi dal “paesello” (non è in tono dispregiativo!!), ma veramente a Capodanno siete riusciti a spendere meno di 100 euro mangiando fuori “in centro” (perché qua di centro centro non si può parlare ma per Capodanno i punti considerabili come centro sono Downtown, la Palma e Marina)? Il Grottino del Laziale non fa testo.

Nessuno vuole impedirvi di passare il miglior Capodanno ever ma vi consiglio di non sentirvi troppo criticati quando nei gruppi qualcuno vi risponde con estremo sarcasmo. La richiesta di spendere poco e stare al centro del mondo qua non porta a nessuna soluzione vera e concreta.

Nessuno vuole farvi i conti in tasca ma il Capodanno a Dubai è decisamente uno dei più grossi business di questo paese, quindi chiedere anche il maggiordomo privato e spendere come da Mc non è un’opzione plausibile. Come dire: chi poco spende poco ha, soprattutto a Capodanno.

Ma mi piace molto l’idea che il Capodanno sia come in tutte le parti del mondo per tutte le tasche e per tutti i gusti. Adoro l’idea di poter passare la serata tranquillamente con gli amici a casa guardandomi i fuochi alla tv, ma sono contenta di aver provato anche l’esperienza della calca al Dubai Mall cercando di conquistarmi un pezzettino di aria (spazio era chiedere troppo), di aver visto i fuochi da una barca al largo della Palma (o meglio io sono scesa prima perché il mio accompagnatore ha scoperto di soffrire il mal di mare, tanto che gli hanno chiesto di fare il ramake della bambina dell’Esorcista) o di essere tornata a casa quando ancora il freddo non mi spaventava.

Cosa accomunava tutte queste esperienze? Le persone vicino a me. Non passate l’ultima sera dell’anno con chi non vi piace ma passatela con chi vi fa stare bene.

Italiani con la valigia di cartone.

Quante volte avete ricevuto il messaggio o la mail di un vostro amico, o meglio, conoscente, che non sentivate da mesi che, solo perché vivete a Dubai, ha deciso di proporvi il business dell’anno?
O amici di famiglia con il figlio neo laureato (o anche laureato da un po’) che non riesce a trovare lavoro in Italia perché è brutta e cattiva e che tu sei “l’ultima speranza“?
O magari ex compagni dell’Università che si rifanno magicamente vivi e dicendovi che eravate grandi amici e che gli farebbe piacere venire a vivere a Dubai?

Bene, se non avete ancora ricevuto qualcosa del genere non potete ancora ritenervi dei veri Dubaiani. Ma quando cominciate a ricevere questo genere di messaggi potete sentirvi arrivati, ma non nel senso di persone arrivate professionalmente, ma nel senso che ormai siete totalmente integrati nella vita locale. O almeno così dice il vostro Facebook.

L’arrivo di questo messaggio segna definitivamente il vostro ingresso nel mondo degli adulti dei residenti e quindi siete obbligati a dare una mano. Almeno così pensano gli altri.

Normalmente il messaggio prevede un’intro con i vari convenevoli, dettati dall’assenza di interazione per un lungo periodo, per poi passare al fulcro, al core business, dove ci viene proposto di diventare soci della più grande idea mai pensata e che, se decidiamo di partecipare, i ricavi saranno più di quelli che riusciremo a spendere. Ovviamente le prime volte si è incuriositi da questa proposta, dopotutto ascoltare non ci costa nulla.
Si, ci è costato qualcosa: Tempo!! Normalmente vengono proposti servizi la cui utilità in questo paese è pari a 0 o comunque è un qualcosa di già fornito, come ad esempio un servizio di ordine online di cibo.

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Ma quando pensi queste cose sei serio? Cioè ti rendi conto che vivo nel paese dove se alle 3.27 del mattino mi viene voglia di fiori di zucca fritti o di melanzane ripiene sono sicura di trovare qualcuno che me le porti????

Ottima idea, ma ritenta sarai più fortunato.

Il meglio del meglio è quando la proposta riguarda un’attività commerciale: apriamo una bella pizzeria. Ovviamente stavano tutti aspettando te a Dubai per portare la pizza. Credo che ci siano più pizzerie a Dubai di quante ce ne siano a Napoli (ovviamente non sto dicendo che sono tutte buone e degne di nota, ma sono comunque tante e molte anche gestite da italiani, di cui alcuni hanno decisamente dimenticato come si fa la pizza!). Qualcuno che vive qua ogni tanto propone anche di aprire in JLT: ok, a qualcuno ha detto bene ma i locali che aprono e chiudono in quella zona sono veramente tanti causa assenza di passaggio nella zona dei locali. Insomma ci vai solo se conosci il posto!

Non ricordo né chi né quando è accaduta questa cosa, ma ricordo la proposta di creare delle belle fontane che potessero ravvivare questo paese desertico.
Forse avrei voluto tanto dimenticare!
Ma ricordo benissimo le risposte ironiche della gente. Vi prego, quando proponete qualcosa documentatevi così eviterete la brutta figura e che riceviate risposte che possano offendere la vostra intelligenza.

Nel mio caso le richieste d’aiuto sono sempre state più mirate alla ricerca di un lavoro (non sono un’imprenditrice e la mia carta è sempre in rosso…troppi brunch e troppo shopping!). Quando si è trattato di persone fidate non mi sono mai tirata indietro ma anzi, mi sono prodigata non solo nel dare consigli, ma qualche volta, quando ho potuto, ho anche fatto da tramite nella speranza di poter aiutare qualcuno che veramente se lo meritava.
Ma ho avuto anche occasione di ricevere mail/messaggi da persone scomparse dalla mia vita da secoli e che, semplicemente perché vivo a Dubai, hanno deciso di rimettermi in cima alla lista delle amicizie. In questo caso le mie risposte alle loro richieste di aiuto si sono limitate a dare consigli su come cercare lavoro (cosa che per altro viene fatta magnificamente su molti gruppi Facebook o pagine italiane, come Dubaitaly…ma lì se vi diciamo che No, se fai l’agricoltore non puoi venire a Dubai e guadagnare 6000 euro al mese veniamo tacciati di essere cattivi ed invidiosi della concorrenza…io l’orto ce l’ho in giardino se è per questo) o magari, se la persona in questione rientrava nel gruppo “amici di famiglia“, ad essere più specifica o girare qualche annuncio che avevo intravisto su qualche sito locale.

Le richieste migliori sono però altre: vuoi venire a Dubai? Perfetto, nessun problema. Magari hai anche il titolo di studio che ti permette di avere la chance in più contro la concorrenza. Magari hai anche qualche specializzazione tecnica, eh no, non parlo del mulettista!! O del piastrellista, che per quanto ogni lavoro sia dignitoso e valga la pena di essere fatto, in questo paese viene fatto dai lavoratori non specializzati. E con questo non voglio certo dire che lo facciano meglio di noi (o meglio, alcuni si) ma semplicemente che loro costano meno!

E dov’è allora il problema? Beh, alla domanda/affermazione Suppongo che tu l’inglese lo sappia la risposta è una e soltanto una No, ma non importa. Io sono uno/a che si fa capire/tu vieni ai colloqui con me.

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Ma voi, a questa gente, che cosa gli vorreste o gli dovreste dire? No, ma veramente che cosa gli dovrei dire? Eh niente. Perché tanto odio…

E poi ci sono quelli che a Dubai ci sono venuti comunque, anche senza sapere l’inglese. Quelli che nel paese d’origine non avevano una qualifica. Quelli che in pratica hanno visto negli Emirati il nuovo pollo da spennare ed hanno deciso di tentare la sorte finché le finanze lo permettevano.
Cosa che fino al 6 Maggio del 2015 era anche molto tempo, visto che per noi cittadini Schengen era possibile la pratica illegale, ma comunque diffusa e più o meno accettata, del Visa Run con tanto di società organizzate che con dei pullmini portavano quelli che avevano bisogno di rinnovare il visto turistico per altri 30 giorni, facendosi un giretto al border in Oman (in pratica arrivari al parcheggio e torna indietro, senza neanche vederlo l’Oman!).

Ma ora NO! La legge è cambiata.
Non mi dilungherò su come funziona, perché c’è ancora gente che non ha capito che ogni 90 giorni devi stare fuori 90 giorni all’interno di un periodo di 180 giorni (viva la lotta all’evasione fiscale!!), ma dirò solo una cosa: quando vi fermano al border perchè volete fare il Visa Run perché non avete creduto a nessuno, tranne all’amica che vi ha detto che un amico di un amico c’è riuscito, mandate una cartolina.

Quindi o entro 3 mesi trovi un lavoro o sei fuori. Ricordate che la matematica non è un opinione.

Alcune mie conoscenze (non direi mai amici) poi sono anche state fortunate nel trovare degli ottimi lavori pur non sapendo la lingua (Ora dimmi che Santo hai pregato???) ma facendo dei corsi in loco per avere più chance.
E poi ci sono quelli, che sebbene abbiano avuto questa botta di nonsidicecosa fanno anche quelli non soddisfatti del lavoro che hanno trovato! Che si lamentano delle molte ore di lavoro, della diversità culturale dei colleghi o dei capi così insensibili da non dargli ferie per festeggiare il Natale. Alcune addirittura preferiscono fare le baby sitter piuttosto che lavorare!

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Per questo post, oggi, non esistono altre espressioni!

In questi anni a Dubai ho letto di tutto, ma sempre le stesse domande che si ripetevano cicliche: Mulino Bianco, filtro dell’acqua, visa run, maid (che pare scappino con i mariti o con più frequenza della morte dei miei pesci rossi nell’acquario), dottori definiti bravi perché parlano italiano, parrucchiere che sia bravo, parli italiano (perché imparare due parole d’inglese è troppo) ma soprattutto che sia economico (se mi somiglia a Roul Bova ci vado pure se costa sei volte quello che pagavo in Italia). Siamo arrivati come pionieri, quando questo paese era ancora considerato un posto disagiato. Ma purtroppo non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia.

Siamo stati emigranti. Siamo emigranti. Saremo sempre emigranti.

Ma purtroppo continuiamo a pensare di essere migliori e molti di noi continuano ad essere degli italiani con la valigia di cartone.

 

 

Perché ci sono vacanze e vacanze…

Ed anche Dicembre è finalmente arrivato. Una volta mi sarebbe venuta l’ansia del Natale (in realtà l’ansia era per i parenti), della sessione d’esami (quanta ansia, quanta ansia) ma soprattutto mi sarebbe venuta l’ansia del freddo!!! Quel freddo che ti entra nelle ossa, che ti fa tremare dentro e che ti fa desiderare di non abbandonare mail il piumino la mattina (confesso di aver passato mesi a “studiare” nel letto durante la sessione invernale in tenuta antistupro)
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Ed invece no!! Dicembre a Dubai significa che è cominciata decisamente la bella stagione, ovvero quella sorta di periodo chiamato convenzionalmente “inverno”, che però ha il sapore ed i profumi della nostra primavera.

Quindi finalmente abbiamo detto basta al caldo infernale ed alla conseguente impossibilità di vivere più lontano di due metri dall’aria condizionata (ovviamente non parlo di quella dei Mall o degli uffici perennemente tarata a 18°, neanche fossimo tutti pinguini. Capisco che il freddo mantiene giovani ma così moriamo lattanti tra qualche anno).

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Purtroppo questo non ha messo fine agli arbre magique gusto frutti tropicali, a copertura di certe di odori, che possiamo trovare in alcuni ambienti chiusi. Ma anche questa è diventata una caratteristica locale. Non piacevolissima. Ma è comunque qualcosa di tipico.

Abbiamo detto basta alla costante umidità che ti dava la sensazione di nuotare invece di camminare e che sfidava in modalità difficile noi povere ragazze a riuscire a mantenere la piega perfetta (se poi non hai neanche il filtro dell’acqua a casa o non fai il trattamento alla Keratina allora direi che la battaglia era persa in partenza).

Stop alla sensazione di bruciore sulla pelle che se per errore c’era una porzione di pelle esposta al sole, quella procedeva all’autocombustione immediata piuttosto che patire il calore. Qualche volta questo paese ci ha anche regalato in estate l’effetto phon (da leggersi asciugacapelli): ok, fa caldo, ok si suda, ok è umido. Ma la cosa veramente straziante di questo paese è il vento caldo che soffia quando finisce l’umidità!! Non so se sia peggio la tormenta di sabbia, che se ti sei dimenticata la finestra aperta, quando torni a casa ti dai alle costruzioni:

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oppure la sensazione di aria calda tipo forno appena aperto che ti stordisce anche un vagamente appena esci da un palazzo (sotto zero ovviamente).

Ma finalmente tutto questo è finito e possiamo dire di aver celebrato l’inizio della bella stagione con ben quattro giorni off, quantitativo di giorni a casa decisamente sopra la media e fortunatamente, caso più unico che raro questi giorni non dipendevano né dalla posizione né dalla grandezza della luna e quindi erano feste sicure!!
Normalmente quando ci viene annunciata una festività religiosa non sappiamo mai se prenotare una vacanza fuori o rimanere a Dubai dal momento che tutto dipende sempre dalla luna. Ma questa volta ad essere celebrata era una festa laica: il 44° anniversario della fondazione degli Emirati Arabi, a cui recentemente è stata aggiunta la festa dei Martiri per ricordare le vittime della guerra in Yemen.

Oltre alla certezza della pena durata di questo periodo di festa, c’era anche la certezza di un’altra cosa. NIENTE DRY NIGHT! Magari è un pensiero superficiale ma se spendeste 10 minuti di tempo a guardare vecchi post nei vari gruppi su Facebook sapreste che sapere o meno se è dry night è una delle domande più frequenti prima dell’inizio di una festa religiosa.

La dry night è indicata come il periodo che va dal tramonto del giorno prima dell’inizio della festività al tramonto del giorno dopo in cui non vengono serviti alcolici in tutto il territorio (Sharjah è dry tutto l’anno, per loro non fa differenza) e non è trasmessa musica nei locali, cosa da considerarsi rispettosa dal momento che non è che comincia la Sagra del Carciofo o quella della Porchetta di Ariccia. Ma no! Domanda fissa: Domani è dry night? Vi prego ditemi di no!! A cui segue il totoscommessa: si è dry, no non è dry. Fortunatamente questa volta la ricerca di informazioni al riguardo è durata meno del solito: si alla festa laica, no alla dry night!

Come detto prima, finalmente abbiamo avuto modo di decidere che cosa fare di questi giorni a casa (scommetto che quelli che sono rimasti a Dubai avevano tantissimi programmi, ma l’unica cosa che hanno portato a termine è stato il loro costante procrastinare. Bravi, è così che si fa!) e tutti, ma proprio tutti, ci hanno reso partecipi della loro posizione. In alcuni casi ho percepito la cosa come “non aprite quella porta” ovvero meno male che sei partito e mi stai dicendo che là non devo venire.

Se state pensando al concetto di vacanza italiano degli anni ’60 (allegra famigliola con la borsa frigo e dentro il cenone di capodanno) vi sbagliate. Certo, qualcuno che viene in spiaggia attrezzato neanche dovesse andare a fare un escursione in Nepal c’è, ma normalmente le opzioni sono o andare nell’albergo con la spiaggia attrezzata dove gli animi sensibili di alcuni non rischiano di essere “offesi” dal volgo che li circonda, oppure andare nelle spiagge pubbliche che in alcuni casi, come ad esempio Kite Beach, offrono la possibilità di affittare ombrelloni e lettini ad un prezzo decisamente onesto, almeno per gli standard delle città dove normalmente passo le vacanze estive.

E quindi abbiamo avuto le amiche Jumeirah Jane (quelle vere ovviamente) nei loro splendidi costumi scintillanti, avvolte in sfavillanti (ovviamente di marca) kaftani e protette dal sole sotto i grandi cappelli a falda larga, che sono andate a passare le feste in qualche splendido Resort, dotati di tutti i servizi (ho recentemente scoperto che oltre a trovare nei Mall il servizio portaborse – quando il tipo si è avvicinato per prendermi le buste dello shopping ho pensato che le volesse rubare!!! – in questi posti ci sono anche gli addetti alla pulizia ed asciugatura degli occhiali mentre sei in piscina!!)

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Le nostre amate Jumeirah Jane sono altrettanto ovviamente tornate a casa sfoggiando una splendida abbronzatura che Carlo Conti si sogna, mentre tu, sei stata fortunata, non verrai messa nella vasca delle aragoste al prossimo Brunch.

Non c’è competizione….

Anche le Fake Jumeirah Jane sono state in vacanza: per non essere da meno, di certo il campeggio in Oman o in qualche location negli Emirati non è stata la loro scelta. Hanno optato per Resort “di nicchia” presi su Groupon: tra Liwa di Groupon e l’Anantara di Liwa c’è una bella grossa differenza! E’ un po’ come quando sei giovane e tutti hanno la maglietta dell’Onyx e tu hai quella della Fornarina. Bella per carità, di marca pure. Ma non è Onyx.
Altre ancora hanno preferito giocarsi la carta del “Quest’anno abbiamo deciso di rimare a casa e fare un BBQ con tutti i nostri amici. Sai troppa confusione ed i bambini poi tornano nervosi“, con i piccoli figli di Satana che vi guardano con quell’aria così innocente ed il tuo pensiero va agli altri ospiti del Resort che se la sono scampata questa volta. Poi il pensiero va a quelli che poverini li incontreranno in spiaggia/piscina.
Eh niente, non possiamo essere tutti fortunati…

E poi ci sono quelli che sono rimasti a Dubai e di questo genere ce ne sono di due categorie: noi e loro.
Loro sono i turisti. Quelli che si fermeranno solo una settimana. Quelli che ti mettono l’ansia perché mentre tu cerchi di trovare la posizione comoda per dormire sul lettino, li vedi che fanno foto e video delle Frecce Tricolore/Quadricolore (non so mai come chiamarle visto che qui la bandiera ha 4 colori)

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che impazziscono per i palloni aerostatici che hanno invaso letteralmente Dubai per 3 giorni (ho visto su Facebook che giravano anche questa mattina)

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Insomma quelli che devo fare fare ed ancora fare. Sono anche quelli che tutte le sere li trovi a fare festa nei locali all’aperto, che finalmente si ripopolano di gente che non esce da lì in versione cane bagnato ed insabbiato. Meno male che è Dicembre!!

E poi ci siamo noi. Quelli rimasti a Dubai perché l’unica cosa che volevano fare era rimanere a casa e non fare nulla. Quelli che si sono goduti la città e tutte le sue attività: evitando di citare le Frecce ed i Palloni che direi che hanno visto tutti, Dubai ci ha regalato fuochi d’artificio, parate “storiche” ed eventi realizzati appositamente per questi giorni di festa.
Quelli che sono stati con gli amici di sempre al mare, al brunch, in piscina, con la famiglia. Quelli che piuttosto che pensare a come apparire sui social hanno preferito farsi venire le piaghe da decubito facendo la staffetta tra il divano ed il letto.
Quelli che si sono dedicati all’arte ed alla scoperta della città, quelli che hanno visitato Deira ed il Souq dell’oro e delle spezie, e quelli che hanno preferito la Moschea di Abu Dhabi.
Quelli che, seguendo la cara e vecchia tradizione italiana, hanno organizzato pranzi con gli amici in perfetto stile braciolata (qualcuno dice che sia ben differente dal BBQ. Quando capirò la differenza la condividerò con te).

In pratica, tutti quanti, per la prima volta (forse) abbiamo fatto quello che segretamente pensano che facciamo tutti i nostri amici: NULLA!

Passato e presente….

Vivere permanentemente in una città crea un fortissimo senso di assuefazione all’ambiente che ci circonda e spesso ci si dimentica dell’inebriante sensazione che si è provato appena arrivati. Almeno per me, quando sono arrivata, ho capito che cosa significasse la tanto odiata e studiata Sindrome di Stendhal, definita come la sensazione di smarrimento, tachicardia e confusione (ovviamente parlo dei sintomi lievi, non certo delle allucinazioni e delle vertigini!!) che si percepisce in presenza di soggetti come opere d’arte considerate di straordinaria bellezza. In pratica vai in brodo di giuggiole davanti ad un quadro/scultura/città/pezzodipizzabuona.

Ammetto che tutte queste luci e questi imponenti palazzi mi hanno praticamente stordita non essendone abituata. Tutto di Dubai era una continua scoperta: lo ski-dome, le isole artificialmente costruite, il palazzo più alto al mondo, la pulizia estrema degli spazi comuni in questa città (avevo sempre l’ansia quando fumavo una sigaretta e per qualche motivo non riuscivo a trovare un posacenere. Ed ora dove la butto????), per non parlare dei bagni (i bagni di Dubai, compresi quelli dei Mall di weekend, saranno sempre più puliti di quelli di casa tua), e la cortesia delle persone (quasi un lecchinaggio continuo, ma ammetto che faceva piacere), talmente tanto gentili che c’è gente che ti imbusta la spesa (siate sinceri, quanti di voi, quando vivevate in altri paesi al di fuori del GCC, hanno avuto delle serie difficoltà, nominando tutti i santi del calendario, nel vano tentativo di aprire una busta della spesa??? Bene, qua c’è qualcuno che ti leva da quell’imbarazzante momento. Le piccole gioie della vita. Unico problema forse quando ti aspetti lo stesso trattamento in Italia e rimani come una fessa con la spesa ancora da mettere nella busta).

Ma poi, come tutto, anche questa la luna di miele è finita. Anche Dubai è entrata nella routine della vita normale (ovvio che ancora adesso rimango affascinata da quello che vedo, sarebbe quasi impossibile il contrario visto che torni in Italia per due settimane e sbuca un palazzo nuovo) come è giusto che sia (vivere un eterno primo appuntamento dopo un po’ rompe). È come una relazione: all’inizio è tutto Oh mio dio lui ha fatto questo, Oh mio dio lui ha fatto quello per poi passare al Sai mi ha proposto di fare questo, ma non so, fino ad arrivare Che palle, ma ti pare che ora dobbiamo fare questo?!?
Fortunatamente ancora non sono ancora alla conclusione della mia relazione con Dubai ma sicuramente non sono più nella fase iniziale e diventa ancora più evidente quando ti relazioni a persone che sono arrivate da pochissimo a Dubai.

Recentemente, infatti, ho conosciuto una ragazza arrivata a Dubai da veramente pochissimo tempo e all’inizio la sua esuberanza e la sua “gioia” nel descrivere questa città quasi mi infastidivano. Tutta la sua sorpresa per cose ormai diventate per me banali sembrava quasi “finta”: cioè come fai ad emozionarti che ogni 100 metri c’è una Spa??? Ma da dove vieni?? Ecco, la poverina viene da un paese straniero dove era costretta a prendere un aereo per farsi una cera decente perché il massimo che poteva trovare erano i pesciolini che mangiano i calli. Direi che anche io sarei stata così su di giri al posto suo.

Quindi, parlando con lei, ho cominciato a riflettere come la mia percezione per certe cose sia cambiata, a volte neanche troppo in meglio, e che quelle che prima erano novità, oggi sono cose di tutti i giorni perché ormai Dubai è casa.

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Tornando alla storia della Spa, ha effettivamente ragione visto che qui ci sono più Spa che persone, incluse quelle che offrono l’happy ending ai maschietti (per la loro gioia!), dove ognuna offre specifici servizi, dai massaggi di ogni tipo alla ceretta, dai capelli alla rimozione laser dei peli; alcune propongono anche makeup permanente (se l’idea di avere sopracciglia spesse come solo a Cara Delevigne possono stare bene, questo è il posto che fa per voi!) ma tutte avranno qualcosa in comune: quando sarà il momento di pagare cercheranno di proporti pacchetti sconto, prodotti a prezzi stracciati, e se continuerai a dire educatamente che No grazie, non mi serve nulla, ti proporranno di acquistare direttamente un’estetista. Eh niente, sembrava la pubblicità della Eminflex con un Mastrota in versione orientale.
Sfortunatamente non sono una grande promotrice delle parrucchiere a basso costo visto che spesso la qualità dei prodotti è veramente bassa, come anche l’igene (sennò non ci sarebbe bisogno di cartelli ovunque che ricordatono che è vietato inserire il bastoncino della cera due volte nel contenitore della cera), ed il rischio è di ritrovarsi con i capelli di un colore diverso da quello richiesto (e non nascondiamoci dietro al “non parlo/a così bene inglese”) è abbastanza elevata. Ma comunque Dubai offre servizi per tutte le tasche quindi basterà pagare un pochino di più (prezzi affini a quelli di una grande città come può essere Roma o Milano o Londra) per avere un servizio perfetto.

Ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: mai pagato così poco un massaggio in Italia e se sei fortunata trovi anche la massaggiatrice che non ti mena (a volte succede) e passi quell’oretta a farti coccolare. Cosa che in Italia non mi sarei mai potuta permettere così di frequente, e non sto parlando della Spa pakistana che quando entri ti viene un momento di panico e ti domandi spaesato Ma dove sono finita?, ma poi ti fanno il miglior massaggio mai provato (cit. Tratto da una storia vera), ma sto parlando della Spa tutti fronzoli dove, alla fine del trattamento, ti fanno utilizzare la Jacuzzi e poi allegramente sorseggiare o del thé depurativo offerto dalla casa, oppure un bel bicchiere di vino.
Le poche volte che sono stata in Italia, se escludiamo le Terme di Saturnia che ancora hanno in cauzione un organo buono, ho sempre avuto la sensazione che fossero loro a farti un favore a stare là. Ed il costo era decisamente ben più elevato del servizio offerto; magari non sono stata così brava io a scegliere.
Ma non solo, molto spesso, per sponsorizzare un nuovo salone o magari per dare nuova luce ad uno già conosciuto, durante le ladies night, verranno allestiti tavoli dove sarà possibile ricevere una veloce manicure o una perfetta piega boccolosa senza pagare. È un po’ come un biglietto da visita però mostrando quello che si sa fare: un’idea davvero geniale, soprattutto se sei appena uscita dal lavoro e non sei riuscita a farti la piega!!

E quelli che magari arrivano a Febbraio e ad Aprile cominciano a dire “Beh dai, non è mica tutto questo caldo di cui parlavate. Si sta ancora benissimo“. Ma certo, aspetta Luglio quando comincia la stagione inferno perché al momento siamo solo all’estate! Ah, dilettanti.

Hell is coming!!

Altro annoso dilemma dei “novellini” è la questione abbigliamento: come già detto in un altro post, in realtà a Dubai non vige nessuna particolare regola per quanto riguarda l’abbigliamento. Certo andare in giro in mutande non è proprio consentito, ma direi che non lo è da nessun altra parte del mondo (forse ricordo che in Germania è però permesso il nudismo ma non mi stupirei della cosa). Ma nessuna donna è obbligata ad indossare un velo o l’abaya per andare in giro, o a coprirsi in maniera particolare (escludendo magari il periodo del Ramadan quando sarebbe opportuno indossare una giacca e/o un pantalone lungo durante il giorno), quindi, a differenza di quello che è la credenza comune, qualsiasi abbigliamento, purché decoroso, è consentito a Dubai.
Tant’è che spesso in giro per la città ho veramente visto di tutto: donne con la pelliccia e sotto vestiti estivi, gente che continua ad indossare occhiali da sole la sera (a meno che tu non sia Ray Charles, un bodyguard, o la mia amica talpa evita!), nei negozi vendono i piumini d’oca perché fa freddo (ok, forse dopo qualche anno qua la percezione del freddo cambia ma non così tanto da aver bisogno del piumino per uscire, a meno che tu non stia girando per un Mall, allora si!), vestiti fluo e gente che per fare lo “struscio” in Marina si mette l’abito da sera. Per non parlare dei cappelli durante l’ultima serata della Dubai World Cup ad Al Meydan Carnival. Allora ciao proprio.

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Io anche ci metto del mio, visto che ogni tanto vado a fare anche la spesa in pigiama: tanto alla fine ci sarà sempre qualcuno vestito peggio di te! O vestito come te, che è quasi un sollievo.

Credo che un altro degli argomenti più discussi a Dubai sia il cibo e gli alimenti ammessi o non ammessi: passato lo shock iniziale di scoprire che abbiamo il maiale ed alcool (altro sport nazionale è il BBQ e senza maiale e birra che senso avrebbe farlo?), direi che in linea di massima abbiamo più o meno tutto, magari la frutta e le verdure non sono della miglior qualità, ma si sopravvive a tutto. L’unica cosa impossibile da superare (cioè io l’ho superata ma leggere in continuazione questa domanda diventa un costante promemoria) è la totale e completa assenza di tutti i prodotti delle Mulino Bianco: Rosita e Banderas non ce l’hanno fatta a portare le loro macine a Dubai. Posso ovviamente capire che non fare colazione con i Pan di Stelle possa essere un po’ come non fare veramente colazione per alcuni (io sono così con il caffè, finché non ne bevo uno ho la sensazione di non essere veramente uscita dal letto) ma dopo un po’ direi che farsene una ragione potrebbe essere un primo passo per uscire dal tunnel della dipendeza. Senza contare quelle che si portano i detersivi dall’Italia, come se questi non pulissero abbastanza (e ho amiche che l’hanno fatto!!!). Povero Mastrolindo stipato in una misera valigia!!

E quando scoprono che tutte le case, ma proprio tutte, hanno almeno la piscina? Giustamente all’inizio sono in albergo e quindi la presenza di una piscina in un posto di mare non fa così strano, ma provate a menzionare che ogni struttura è fornita di piscina e palestra, alcune anche di sauna e bagno turco, e vedrete questa espressione

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E come non menzionare la nostra metro: meravigliosa, tecnologica (se hai meno di 6 anni ti puoi mettere nel primo vagone e fare finta di essere Superman; dopo quell’età è vietato dalla legge della dignità), sopraelevata, ma soprattuttto lenta come un’agonia prima di morire!!
Sebbene la metro copra in modo abbastanza diffuso tutta la zona costiera di Dubai (oh poi se non ci arriva si prende un taxi), i tempi sono veramente lunghi. Per rendere l’idea, se volessimo andare da Dubai Marina al Dubai Mall ci vorrebbero ben 45 minuti ed un sacchetto di carammelle (ah, ricordate che in metro è vietato mangiare, incluse le gomme da masticare, che sennò vi fanno la multa!). La sua utilità è direttamente proporzionale alla quantità di traffico che c’è a quell’ora sulla Sheikh: più il traffico è intenso e più la metro è utile.

Solo che quando sei appena arrivato, magari da un città civilizzata come Londra, New York o Parigi (escluso Milano e Roma che facciamo più bella figura) dove il trasporto pubblico è efficientissimo, conosci poco la città, visto che il 90% delle volte il tuo tassista è nuovo a Dubai e quindi non sa dove devi andare (altra cosa scioccante, qui non ci sono gli indirizzi, o almeno non come li intendiamo noi. A meno che tu non riesca a capire che il posto che devi raggiungere si trova a destra del negozio che vende tappeti e che però non è quello con il pappagallo fuori ma quello due dopo, che se per caso il pappagallo è morto ti ritrovano in un angolo a dondolare), la metro o l’autobus sembra la soluzione più semplice per raggiungere la destinazione. Eh niente, alcuni stanno ancora per strada cercando arrivare.

Se c’è un consiglio che mi sento di dare è su come trattare il centro assistenza di qualche prodotto o comunque il servizio customer care in generale: quando fate la telefonata siate aggressivi perché loro fiutano la vostra reticenza e vi infileranno in un loop di domande che non hanno senso e che vi porteranno alla pazzia!!
Vi porto un esempio, il customer care di un noto marchio svedese con i nomi strani o la tua banca (la partorisce più problemi che cose utili, ricordatelo sempre) ogni tanto decideranno di chiamarti per proporti qualcosa, tu ovviamente dirai di No ed alla fine della telefonata ti faranno una simpatica ed assurda domanda “C’è altro che io possa fare per lei?”
O_O
Ma se mi hai chiamato te!

Ma il peggio è quando sei TU a dover chiamare loro per un problema: ho amici che vanno in ritiro spirituale prima di chiamare, famiglie felici distrutte a causa della scelta di chi è il volontario designato alla chiamata, gente con crisi di panico.
Ma il consiglio è sempre quello: non potenevi domande e siate aggressivi; il 90% delle volte avrete ragione ad arrabbiarvi perché vi avranno combinato qualche indicibile e quasi sicuramente irrisolvibile casino a suon di Sorry Ma’am Sorry Sir, per il resto andrà a coprire il periodo in cui eravate gentili e cordiali e vi hanno fatto il gioco delle tre carte davanti.

Ovviamente nel corso del tempo passato qui ho forse dimenticato tutte le prime sensazioni e le prime volte a Dubai perché poi quelle che all’inizio mi sembravano eccezioni sono diventate la mia vita e non una semplice vacanza. Appena arrivata avrei veramente voluto avere la possibilità di immortalare con gli occhi tutto quello che vedevo per poter non perdere nessun attimo. Con il tempo e l’esperienza ho imparato come muovermi, quali comportamenti avere e soprattutto come essere me stessa senza mai sentirmi limitata nei miei spazi. Ma è sempre bello interfacciarsi con qualcuno che ti fa tornare alla mente il tuo inizio qui: è come avere un bellissimo deja vu.