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Shopping…un diritto inalienabile ad essere donne!

Gennaio mese di SALDI (peccato non ci sia un font luccicante) e per noi donne i saldi, e lo shopping in generale, sono come una droga.

Oggi durante la pausa pranzo sono andata a farmi un giro al Dubai Mall con l’intenzione di dare una guardata alle vetrine, senza avere veramente bisogno di comprare qualcosa. Sono uscita da quel luogo di perdizione con un paio di scarpe nuove di cui non avevo assolutamente bisogno, ma che comunque erano al 75% di sconto e non potevano essere lasciate a qualcuna che non le avrebbe apprezzate a sufficienza, una borsa, anche quella non necessaria ma che stava bene con le scarpe appena comprate, qualche vestito per l’ufficio (motivazione: in ufficio vado 5 giorni a settimana e tra poco arriva l’estate. Ho bisogno di vestiti), un cappello (è un problema vivere a Dubai se come dice tua madre “Sei nata per portare cappelli” e i cappelli che ti piacciono sono normalmente di lana…ma direi che sono dettagli) ma soprattutto biancheria intima (altra necessità di font luccicante).

Insomma una disfatta per il portafogli. Una “Baia dei Porci” in piena regola.

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Come Donne sappiamo che lo shopping per noi è quasi una terapia, da non fare ovviamente il giorno che non ci sentiamo pienamente in forma, perché il 90% delle volte finirà che ci sentiremo ancora meno in forma e non avremo comprato nulla, al massimo un rossetto per non tornare a mani vuote. E come terapia, se non si è con le amiche, andrebbe fatta da sola e con i nostri tempi.

Ma no. A Dubai non puoi!

Di norma, come si entra in un negozio, saldi o non saldi, una mini commessa ci accoglierà con il classico Hello Ma’am, che sembra sempre una sonora presa per il fondelli, e che per tutto il tempo che saremo nel negozio, ci seguirà come il mio gatto mi segue quando vuole del cibo. Ti prego mollami!! Se al terzo “Sto solo guardando. Se ho bisogno la chiamo” non siete riuscite a liberarvene, le opzioni sono due: ignorarla e sperare che entri qualche altro cliente da assillare, oppure andarvene.

Tipica caratteristica delle mini commesse a Dubai è la loro bocca senza filtro: una volta in un negozio stavo cercando di prendere un cappello messo molto in alto (io non sarò alta ma qua i cappelli li mettono dove solo se sei 1.90 riesci, forse, ad arrivarci) e una mini commessa (se non ci arrivo io, come pensi di arrivarci tu?) è arrivata di corsa dicendomi “No mam, you shouldn’t do these things in your condition (indicandomi la pancia) let me help you“. Credo sia sepolta da qualche parte nel deserto. E a farle compagnia c’è la sua collega che alla mia richiesta di un vestito taglia 40, mi ha risposto che forse mi ci voleva una 44 e che ero troppo fat (e si, ha veramente usato la parola con la f) per entrare in una taglia così piccola. Tutto questo dopo 6 mesi di dieta!

Come sappiamo tutte, ci sono anche quelle volte che dobbiamo trovare qualcosa per una festa e non abbiamo idea di che cosa stiamo veramente cercando, e quindi ci facciamo coraggio e cerchiamo di far capire alla commessa di che cosa abbiamo bisogno o comunque quel è il genere di abbigliamento che ci rappresenti di più. E voi siete lì, speranzose, che abbia capito mentre aspettate.
Eh, niente non ce la possono fare. Di norma, se avete detto “festa di sera”, si presenteranno con un vestito alla Jessica Rabbit pieno di lustrini che per guardarti allo specchio servono gli occhiali da sole, di almeno un paio di taglie più grande. Decisamente il mio genere! E se la richiesta era per un brunch? Ho visto mantovane più lunghe!

Se tutto questo non vi ha fatto desistere e siete ancora attratte dal cartellone 70% di sconto, ed avete anche già cominciato a trovare qualche capo di abbigliamento, la mini commessa sbucherà da dietro il pilastro con l’immancabile SHOPPING BAG nera, con cui potrete trasportare i vostri probabili acquisti. Una volta ho provato a dirle “No guarda non serve“, perché avevo in mano un paio di mutande, e ho visto l’espressione a clessidra di quando si perdono e non capiscono perché tu stia facendo qualcosa che va palesemente contro quello che le hanno insegnato. Ok, voglio la shopping bag!

Poca elasticità e flessibilità dimostrata anche quando ho comprato una di quelle guaine contenitive (bisogna porre rimedio al fatto che sono in stato interessante ogni 3×2) che essendo biancheria non può essere giustamente provata e non mi sono minimamente posta il problema di controllare in cassa che le scatole fossero effettivamente sigillate. Bene quando sono arrivata a casa era taglia E (che sta per elefante) e sono tornata a cambiarle spiegando che, pur sapendo che non si poteva cambiare, c’era stato un evidente errore. Ho dovuto chiedere di parlare con un manager per trovare qualcuno che guardasse oltre il “underwear can’t be exchanged”.

E se non hanno la taglia che state cercando? Non è un problema, il commesso di turno ti proporrà di comprare un vestito o un paio di scarpe di una taglia più grande. Cioè, per il vestito ci può anche stare (in fondo chi non ha un armadio di vestiti “Da domani dieta così mi entra” e che stanno lì con l’etichetta attaccata dal 1990) ma sulle scarpe ho delle perplessità: Se ti dico che mi serve la misura 8, come ti viene in mente di dirmi “Se vuole le porto la 9“. Giuste giuste per usarle come scialuppe di salvataggio!

Il momento peggiore? Voi siete lì, che vagate per il negozio e lo vedete. Parte la musichina in sottofondo e vi avvicinate piano piano e man mano lui è sempre più quello perfetto. Una volta arrivate vicino sapete che è lui. Anche la taglia è la vostra. Il sorriso timido si dipinge sul vostro volto e poi il vostro cuore si infrange. NEW COLLECTION!!

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Di norma mi succede da VS quando la nuova collezione costa più del mio stipendio. Ok, che la biancheria intima è un diritto inalienabile dell’essere donna, ma il reggiseno non si mangia!

Un ultimo pensiero a voi uomini, padri, mariti, fidanzati, amici, che decidete di fare quest’esperienza mistica con noi, magari durante i saldi. Non cercate di capirci quando si tratta di shopping (o meglio, non lo fate in generale): siamo donne e non abbiamo mai nulla da metterci!

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Italiani con la valigia di cartone.

Quante volte avete ricevuto il messaggio o la mail di un vostro amico, o meglio, conoscente, che non sentivate da mesi che, solo perché vivete a Dubai, ha deciso di proporvi il business dell’anno?
O amici di famiglia con il figlio neo laureato (o anche laureato da un po’) che non riesce a trovare lavoro in Italia perché è brutta e cattiva e che tu sei “l’ultima speranza“?
O magari ex compagni dell’Università che si rifanno magicamente vivi e dicendovi che eravate grandi amici e che gli farebbe piacere venire a vivere a Dubai?

Bene, se non avete ancora ricevuto qualcosa del genere non potete ancora ritenervi dei veri Dubaiani. Ma quando cominciate a ricevere questo genere di messaggi potete sentirvi arrivati, ma non nel senso di persone arrivate professionalmente, ma nel senso che ormai siete totalmente integrati nella vita locale. O almeno così dice il vostro Facebook.

L’arrivo di questo messaggio segna definitivamente il vostro ingresso nel mondo degli adulti dei residenti e quindi siete obbligati a dare una mano. Almeno così pensano gli altri.

Normalmente il messaggio prevede un’intro con i vari convenevoli, dettati dall’assenza di interazione per un lungo periodo, per poi passare al fulcro, al core business, dove ci viene proposto di diventare soci della più grande idea mai pensata e che, se decidiamo di partecipare, i ricavi saranno più di quelli che riusciremo a spendere. Ovviamente le prime volte si è incuriositi da questa proposta, dopotutto ascoltare non ci costa nulla.
Si, ci è costato qualcosa: Tempo!! Normalmente vengono proposti servizi la cui utilità in questo paese è pari a 0 o comunque è un qualcosa di già fornito, come ad esempio un servizio di ordine online di cibo.

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Ma quando pensi queste cose sei serio? Cioè ti rendi conto che vivo nel paese dove se alle 3.27 del mattino mi viene voglia di fiori di zucca fritti o di melanzane ripiene sono sicura di trovare qualcuno che me le porti????

Ottima idea, ma ritenta sarai più fortunato.

Il meglio del meglio è quando la proposta riguarda un’attività commerciale: apriamo una bella pizzeria. Ovviamente stavano tutti aspettando te a Dubai per portare la pizza. Credo che ci siano più pizzerie a Dubai di quante ce ne siano a Napoli (ovviamente non sto dicendo che sono tutte buone e degne di nota, ma sono comunque tante e molte anche gestite da italiani, di cui alcuni hanno decisamente dimenticato come si fa la pizza!). Qualcuno che vive qua ogni tanto propone anche di aprire in JLT: ok, a qualcuno ha detto bene ma i locali che aprono e chiudono in quella zona sono veramente tanti causa assenza di passaggio nella zona dei locali. Insomma ci vai solo se conosci il posto!

Non ricordo né chi né quando è accaduta questa cosa, ma ricordo la proposta di creare delle belle fontane che potessero ravvivare questo paese desertico.
Forse avrei voluto tanto dimenticare!
Ma ricordo benissimo le risposte ironiche della gente. Vi prego, quando proponete qualcosa documentatevi così eviterete la brutta figura e che riceviate risposte che possano offendere la vostra intelligenza.

Nel mio caso le richieste d’aiuto sono sempre state più mirate alla ricerca di un lavoro (non sono un’imprenditrice e la mia carta è sempre in rosso…troppi brunch e troppo shopping!). Quando si è trattato di persone fidate non mi sono mai tirata indietro ma anzi, mi sono prodigata non solo nel dare consigli, ma qualche volta, quando ho potuto, ho anche fatto da tramite nella speranza di poter aiutare qualcuno che veramente se lo meritava.
Ma ho avuto anche occasione di ricevere mail/messaggi da persone scomparse dalla mia vita da secoli e che, semplicemente perché vivo a Dubai, hanno deciso di rimettermi in cima alla lista delle amicizie. In questo caso le mie risposte alle loro richieste di aiuto si sono limitate a dare consigli su come cercare lavoro (cosa che per altro viene fatta magnificamente su molti gruppi Facebook o pagine italiane, come Dubaitaly…ma lì se vi diciamo che No, se fai l’agricoltore non puoi venire a Dubai e guadagnare 6000 euro al mese veniamo tacciati di essere cattivi ed invidiosi della concorrenza…io l’orto ce l’ho in giardino se è per questo) o magari, se la persona in questione rientrava nel gruppo “amici di famiglia“, ad essere più specifica o girare qualche annuncio che avevo intravisto su qualche sito locale.

Le richieste migliori sono però altre: vuoi venire a Dubai? Perfetto, nessun problema. Magari hai anche il titolo di studio che ti permette di avere la chance in più contro la concorrenza. Magari hai anche qualche specializzazione tecnica, eh no, non parlo del mulettista!! O del piastrellista, che per quanto ogni lavoro sia dignitoso e valga la pena di essere fatto, in questo paese viene fatto dai lavoratori non specializzati. E con questo non voglio certo dire che lo facciano meglio di noi (o meglio, alcuni si) ma semplicemente che loro costano meno!

E dov’è allora il problema? Beh, alla domanda/affermazione Suppongo che tu l’inglese lo sappia la risposta è una e soltanto una No, ma non importa. Io sono uno/a che si fa capire/tu vieni ai colloqui con me.

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Ma voi, a questa gente, che cosa gli vorreste o gli dovreste dire? No, ma veramente che cosa gli dovrei dire? Eh niente. Perché tanto odio…

E poi ci sono quelli che a Dubai ci sono venuti comunque, anche senza sapere l’inglese. Quelli che nel paese d’origine non avevano una qualifica. Quelli che in pratica hanno visto negli Emirati il nuovo pollo da spennare ed hanno deciso di tentare la sorte finché le finanze lo permettevano.
Cosa che fino al 6 Maggio del 2015 era anche molto tempo, visto che per noi cittadini Schengen era possibile la pratica illegale, ma comunque diffusa e più o meno accettata, del Visa Run con tanto di società organizzate che con dei pullmini portavano quelli che avevano bisogno di rinnovare il visto turistico per altri 30 giorni, facendosi un giretto al border in Oman (in pratica arrivari al parcheggio e torna indietro, senza neanche vederlo l’Oman!).

Ma ora NO! La legge è cambiata.
Non mi dilungherò su come funziona, perché c’è ancora gente che non ha capito che ogni 90 giorni devi stare fuori 90 giorni all’interno di un periodo di 180 giorni (viva la lotta all’evasione fiscale!!), ma dirò solo una cosa: quando vi fermano al border perchè volete fare il Visa Run perché non avete creduto a nessuno, tranne all’amica che vi ha detto che un amico di un amico c’è riuscito, mandate una cartolina.

Quindi o entro 3 mesi trovi un lavoro o sei fuori. Ricordate che la matematica non è un opinione.

Alcune mie conoscenze (non direi mai amici) poi sono anche state fortunate nel trovare degli ottimi lavori pur non sapendo la lingua (Ora dimmi che Santo hai pregato???) ma facendo dei corsi in loco per avere più chance.
E poi ci sono quelli, che sebbene abbiano avuto questa botta di nonsidicecosa fanno anche quelli non soddisfatti del lavoro che hanno trovato! Che si lamentano delle molte ore di lavoro, della diversità culturale dei colleghi o dei capi così insensibili da non dargli ferie per festeggiare il Natale. Alcune addirittura preferiscono fare le baby sitter piuttosto che lavorare!

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Per questo post, oggi, non esistono altre espressioni!

In questi anni a Dubai ho letto di tutto, ma sempre le stesse domande che si ripetevano cicliche: Mulino Bianco, filtro dell’acqua, visa run, maid (che pare scappino con i mariti o con più frequenza della morte dei miei pesci rossi nell’acquario), dottori definiti bravi perché parlano italiano, parrucchiere che sia bravo, parli italiano (perché imparare due parole d’inglese è troppo) ma soprattutto che sia economico (se mi somiglia a Roul Bova ci vado pure se costa sei volte quello che pagavo in Italia). Siamo arrivati come pionieri, quando questo paese era ancora considerato un posto disagiato. Ma purtroppo non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia.

Siamo stati emigranti. Siamo emigranti. Saremo sempre emigranti.

Ma purtroppo continuiamo a pensare di essere migliori e molti di noi continuano ad essere degli italiani con la valigia di cartone.