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Gente che va…amici che restano…

Cara A.,

ormai le lettere non si scrivono più e questa ti sembrerà più strana che mai.

Ieri finalmente ti ho rivelato il motivo di tanto nervosismo nell’ultimo periodo: non si trattava di problemi famigliari, o di pensieri riguardo il mio lavoro (o forse un po’ si), si trattatava semplicemente di accettare che la fine di questa esperienza è arrivata anche per me. E forse parlarne con te lo ha reso così vero che non ormai non si può più tornare indietro.

L’offerta di lavoro che mi hanno fatto per trasferirmi in America è un’offerta, come ti ho detto, irrinunciabile. Eppure io ho dovuto pensarci a lungo prima di decidere che era il momento di andare avanti.

Quando sono arrivata 4 anni fa ero spaventata, sola e piena di speranze.

Il primo periodo è stato forse uno dei più difficili della mia vita, ma non perché fosse la prima volta sola lontana da casa, ma perché era la prima volta sola lontana da casa e senza totalmente un’amica o un amico che egoisticamente mi dicesse “Vedrai che ce la fai. Ci siamo passati tutti”. Vero che c’erano i miei amici in Italia ma come sai loro speravano che tornassi.

Ci sono stati così tanti motivi per gettare la spugna che mi chiedo spesso perché io non l’abbia fatto.  Dopo tutto una casa ed una famiglia che mi aspettavano c’era, e in qualche modo un lavoro l’avrei trovato anche a casa o in qualsiasi altra parte del mondo.

Ma poi qualcosa è cambiato. Forse al lavoro è stato più semplice, forse ho cominciato a stare bene con me stessa ma soprattutto ho cominciato a conoscere persone.

Come sai all’inizio avevo l’impressione che nessuno di loro andasse bene, ma poi ho capito che qualcosa era cambiato. Volevo di più dalle amicizie.

E stranamente sei arrivata tu e subito dopo gli altri.

Con te finalmente ho cominciato a vedere il rosa delle sfumature dei velocissimi tramonti di Dubai.
Con te ho scoperto che il vodka-cola nel bicchiere di plastica colorato a casa sul divano era più fashion di quello del White.
Con te sono crollata addormentata sul tuo divano dopo aver pianto per ore per una delusione d’amore.
Con te ho perso la macchina nel parcheggio del Dubai Mall e sempre con te ho fatto il giro sulla mini car per ritrovarla.
Con te ho fatto la scema in limousine.
Con te ho superato le difficoltà e con te ho imparato a non volermi accontentare.

Potrei continuare all’infinito perché 4 anni sono pieni di esperienze, esperienze che sono state messe sul piatto della bilancia prima di accettare la proposta irrinunciabile. Non so neanche perché non ti ho detto che mi avevano contattata…o forse si.

Mi avresti detto subito che se rinunciavo mi avresti preso a sberle. Suppongo che in fondo tu mi voglia bene, anche se ora so che lo starai negando.

Ieri, once again, sei stata “la mia persona“. Ti ho detto mille volte che anche se ci saranno mille mila chilometri di distanza, io ci sarò sempre. E so che può sembrare la solita promessa che si fa in queste circostanze, quando la tristezza e la malinconia di qualcosa che non sarà più sono calde, ma voglio veramente che nulla cambi per quanto possibile. So di averlo detto anche altre volte, ma questa volta ho l’impressione di non aver condiviso con te solo 4 anni della mia vita, ma di averti sempre conosciuta.

Te l’ho detto milioni di volte, non so se è Dubai, ma qui tutto è così veloce, soprattutto i sentimenti.

Mi sono ripromessa non so quante volte di fare quello o quell’altra cosa, o di visitare quello posto invece di un altro perché pensavo di avere ancora tempo. Mi sono ripetuta non so quante volte “Va beh, ormai fa caldo, al Ferrari World ci andrò l’anno prossimo” oppure “Neanche quest’anno siamo stati a Fujeirah, magari ci andiamo tra qualche mese”. Eppure il tempo dei rimandi è finito ed in questo mese vorrei fare così tante cose ma purtroppo il tempo a mia disposizione è finito.

Ora ci sarà la fase in cui devo disassemblare la mia vita per come la conosco qui, pezzo per pezzo. So che oggi avrei dovuto contattare le società di International Movers e chiedere qualche preventivo, ma non ce l’ho fatta. L’ultima volta c’era mio padre ad impacchettare per me le cose, ma questa volta devo trovare la forza.

So che sembra che io non sia contenta, ma chiamarli darà il via al primo pezzo del domino ed è come se sarà tutto vero. Mi chiedo come sia stato per tutte quelle di noi che l’hanno dovuto fare con i figli e con una famiglia. Mi chiedo quanto sia stato grosso il loro dubbio “Starò facendo la cosa giusta?”. Io me lo chiedo ogni momento e non ho neanche iniziato.

Voglio ringraziarti ancora e questo non è un addio, ma un arrivederci in qualche altra parte del mondo, perché il bello di noi expat è che alla fine non abbiamo una sola casa ed una sola famiglia, ma il mondo e voi siete le nostre famiglie.”

La vita di un expat è anche questo. Cambiamenti rapidi e Dubai non fa sconti a nessuno. Purtroppo Giugno è un mese dal sapore dolce amaro: non si porta via solo la primavera ma anche tanti amici che hanno condiviso con te questa esperienza.

Non ho scritto e non ho ricevuto questa lettera, ma in essa sono racchiuse tutte le parole e i dubbi delle persone care che in questi giorni stanno lasciando Dubai.

Dovremmo forse smettere di viverci questa esperienza con serenità? Assolutamente No, perché dopotutto la vita di un expat è anche questo.

Buon Viaggio!

 

 

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Italiani con la valigia di cartone.

Quante volte avete ricevuto il messaggio o la mail di un vostro amico, o meglio, conoscente, che non sentivate da mesi che, solo perché vivete a Dubai, ha deciso di proporvi il business dell’anno?
O amici di famiglia con il figlio neo laureato (o anche laureato da un po’) che non riesce a trovare lavoro in Italia perché è brutta e cattiva e che tu sei “l’ultima speranza“?
O magari ex compagni dell’Università che si rifanno magicamente vivi e dicendovi che eravate grandi amici e che gli farebbe piacere venire a vivere a Dubai?

Bene, se non avete ancora ricevuto qualcosa del genere non potete ancora ritenervi dei veri Dubaiani. Ma quando cominciate a ricevere questo genere di messaggi potete sentirvi arrivati, ma non nel senso di persone arrivate professionalmente, ma nel senso che ormai siete totalmente integrati nella vita locale. O almeno così dice il vostro Facebook.

L’arrivo di questo messaggio segna definitivamente il vostro ingresso nel mondo degli adulti dei residenti e quindi siete obbligati a dare una mano. Almeno così pensano gli altri.

Normalmente il messaggio prevede un’intro con i vari convenevoli, dettati dall’assenza di interazione per un lungo periodo, per poi passare al fulcro, al core business, dove ci viene proposto di diventare soci della più grande idea mai pensata e che, se decidiamo di partecipare, i ricavi saranno più di quelli che riusciremo a spendere. Ovviamente le prime volte si è incuriositi da questa proposta, dopotutto ascoltare non ci costa nulla.
Si, ci è costato qualcosa: Tempo!! Normalmente vengono proposti servizi la cui utilità in questo paese è pari a 0 o comunque è un qualcosa di già fornito, come ad esempio un servizio di ordine online di cibo.

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Ma quando pensi queste cose sei serio? Cioè ti rendi conto che vivo nel paese dove se alle 3.27 del mattino mi viene voglia di fiori di zucca fritti o di melanzane ripiene sono sicura di trovare qualcuno che me le porti????

Ottima idea, ma ritenta sarai più fortunato.

Il meglio del meglio è quando la proposta riguarda un’attività commerciale: apriamo una bella pizzeria. Ovviamente stavano tutti aspettando te a Dubai per portare la pizza. Credo che ci siano più pizzerie a Dubai di quante ce ne siano a Napoli (ovviamente non sto dicendo che sono tutte buone e degne di nota, ma sono comunque tante e molte anche gestite da italiani, di cui alcuni hanno decisamente dimenticato come si fa la pizza!). Qualcuno che vive qua ogni tanto propone anche di aprire in JLT: ok, a qualcuno ha detto bene ma i locali che aprono e chiudono in quella zona sono veramente tanti causa assenza di passaggio nella zona dei locali. Insomma ci vai solo se conosci il posto!

Non ricordo né chi né quando è accaduta questa cosa, ma ricordo la proposta di creare delle belle fontane che potessero ravvivare questo paese desertico.
Forse avrei voluto tanto dimenticare!
Ma ricordo benissimo le risposte ironiche della gente. Vi prego, quando proponete qualcosa documentatevi così eviterete la brutta figura e che riceviate risposte che possano offendere la vostra intelligenza.

Nel mio caso le richieste d’aiuto sono sempre state più mirate alla ricerca di un lavoro (non sono un’imprenditrice e la mia carta è sempre in rosso…troppi brunch e troppo shopping!). Quando si è trattato di persone fidate non mi sono mai tirata indietro ma anzi, mi sono prodigata non solo nel dare consigli, ma qualche volta, quando ho potuto, ho anche fatto da tramite nella speranza di poter aiutare qualcuno che veramente se lo meritava.
Ma ho avuto anche occasione di ricevere mail/messaggi da persone scomparse dalla mia vita da secoli e che, semplicemente perché vivo a Dubai, hanno deciso di rimettermi in cima alla lista delle amicizie. In questo caso le mie risposte alle loro richieste di aiuto si sono limitate a dare consigli su come cercare lavoro (cosa che per altro viene fatta magnificamente su molti gruppi Facebook o pagine italiane, come Dubaitaly…ma lì se vi diciamo che No, se fai l’agricoltore non puoi venire a Dubai e guadagnare 6000 euro al mese veniamo tacciati di essere cattivi ed invidiosi della concorrenza…io l’orto ce l’ho in giardino se è per questo) o magari, se la persona in questione rientrava nel gruppo “amici di famiglia“, ad essere più specifica o girare qualche annuncio che avevo intravisto su qualche sito locale.

Le richieste migliori sono però altre: vuoi venire a Dubai? Perfetto, nessun problema. Magari hai anche il titolo di studio che ti permette di avere la chance in più contro la concorrenza. Magari hai anche qualche specializzazione tecnica, eh no, non parlo del mulettista!! O del piastrellista, che per quanto ogni lavoro sia dignitoso e valga la pena di essere fatto, in questo paese viene fatto dai lavoratori non specializzati. E con questo non voglio certo dire che lo facciano meglio di noi (o meglio, alcuni si) ma semplicemente che loro costano meno!

E dov’è allora il problema? Beh, alla domanda/affermazione Suppongo che tu l’inglese lo sappia la risposta è una e soltanto una No, ma non importa. Io sono uno/a che si fa capire/tu vieni ai colloqui con me.

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Ma voi, a questa gente, che cosa gli vorreste o gli dovreste dire? No, ma veramente che cosa gli dovrei dire? Eh niente. Perché tanto odio…

E poi ci sono quelli che a Dubai ci sono venuti comunque, anche senza sapere l’inglese. Quelli che nel paese d’origine non avevano una qualifica. Quelli che in pratica hanno visto negli Emirati il nuovo pollo da spennare ed hanno deciso di tentare la sorte finché le finanze lo permettevano.
Cosa che fino al 6 Maggio del 2015 era anche molto tempo, visto che per noi cittadini Schengen era possibile la pratica illegale, ma comunque diffusa e più o meno accettata, del Visa Run con tanto di società organizzate che con dei pullmini portavano quelli che avevano bisogno di rinnovare il visto turistico per altri 30 giorni, facendosi un giretto al border in Oman (in pratica arrivari al parcheggio e torna indietro, senza neanche vederlo l’Oman!).

Ma ora NO! La legge è cambiata.
Non mi dilungherò su come funziona, perché c’è ancora gente che non ha capito che ogni 90 giorni devi stare fuori 90 giorni all’interno di un periodo di 180 giorni (viva la lotta all’evasione fiscale!!), ma dirò solo una cosa: quando vi fermano al border perchè volete fare il Visa Run perché non avete creduto a nessuno, tranne all’amica che vi ha detto che un amico di un amico c’è riuscito, mandate una cartolina.

Quindi o entro 3 mesi trovi un lavoro o sei fuori. Ricordate che la matematica non è un opinione.

Alcune mie conoscenze (non direi mai amici) poi sono anche state fortunate nel trovare degli ottimi lavori pur non sapendo la lingua (Ora dimmi che Santo hai pregato???) ma facendo dei corsi in loco per avere più chance.
E poi ci sono quelli, che sebbene abbiano avuto questa botta di nonsidicecosa fanno anche quelli non soddisfatti del lavoro che hanno trovato! Che si lamentano delle molte ore di lavoro, della diversità culturale dei colleghi o dei capi così insensibili da non dargli ferie per festeggiare il Natale. Alcune addirittura preferiscono fare le baby sitter piuttosto che lavorare!

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Per questo post, oggi, non esistono altre espressioni!

In questi anni a Dubai ho letto di tutto, ma sempre le stesse domande che si ripetevano cicliche: Mulino Bianco, filtro dell’acqua, visa run, maid (che pare scappino con i mariti o con più frequenza della morte dei miei pesci rossi nell’acquario), dottori definiti bravi perché parlano italiano, parrucchiere che sia bravo, parli italiano (perché imparare due parole d’inglese è troppo) ma soprattutto che sia economico (se mi somiglia a Roul Bova ci vado pure se costa sei volte quello che pagavo in Italia). Siamo arrivati come pionieri, quando questo paese era ancora considerato un posto disagiato. Ma purtroppo non abbiamo imparato nulla dalla nostra storia.

Siamo stati emigranti. Siamo emigranti. Saremo sempre emigranti.

Ma purtroppo continuiamo a pensare di essere migliori e molti di noi continuano ad essere degli italiani con la valigia di cartone.