Archivi tag: expat

SOS…dov’è il mio parrucchiere?

Avete presente quando avete un periodo difficile? Magari un periodo in cui si cerca qualcosa di nuovo? O magari un periodo in cui non si sa bene che cosa si vuole? E ci si aggiunge anche qualche pena d’amore per un rapporto partito alla grande ma inesorabilmente schiantatosi contro un muro?

Se le cure amorevoli delle amiche che non si tirano mai indietro se ti devono dire “Alzati da questo letto che ti stai facendo venire le piaghe da decubito ed hai urgentemente bisogno di una doccia” non sono abbastanza, se la bottiglia di vino da 20 AED che ti sei appena bevuta (che forse il Tavernello era meglio, o almeno non avresti questa acidità di stomaco) non ha sortito gli effetti sperati, c’è solo una cosa che una donna può fare per riprendersi da un momento no: andare dal PARRUCCHIERE!

parrucchiere-per-signora

Andare dal parrucchiere è come un rito di passaggio, come una specie di magia che speriamo si compia per scacciare un periodo che al momento ci dà più giorni No che giorni Si. Andare dal parrucchiere dovrebbe essere come un balsamo per il nostro spirito, un posto magico dove ci leggano nel pensiero e ci diano quel tocco in più per ricominciare la giornata con più grinta. Un po’ come farebbe una fata madrina in uno qualsiasi dei cartoni che ci hanno sempre fatto vedere (mi sto ancora chiedendo dove sia la mia…suppongo abbia perso la strada se ha il mio senso dell’orientamento).

Ma purtroppo viviamo a Dubai e non sempre (per non dire mai) questo miracolo si compie!

Vuoi il problema della lingua, vuoi traumi precedenti, vuoi che in realtà neanche noi sappiamo bene che cosa vorremmo fare ai nostri capelli, vuoi a volte l’elevato costo, vuoi tante altre motivazioni, andare dal parrucchiere qui, almeno per me, è sempre come giocare alla ruolette russa con una pistola carica. Ma come dico sempre, Io amo vivere pericolosamente.

Appena arrivata a Dubai ho deciso che nessuno, dopo vari precedenti drammi in altri paesi del globo, avrebbe toccato i miei capelli se non il mio parrucchiere italiano (che pure lui di danni qualche volta ne ha fatti, ma una seconda chance non si nega nessuno, neanche a chi ti ha detto Tranquilla, tolgo solo le punte bruciate e sei uscita con un meraviglioso caschetto stile Fantaghirò). E quindi per il primo periodo aspettavo impaziente il ritorno in patria per poter ridare forma ai miei capelli che nel frattempo somigliavano più ad un casco di banane che ad una chioma lunga e fluente. Devo essere stata assente quando distribuivano la dote di gestire i propri capelli.

Ma dopo un po’ i ritorni in terra natia si sono fatti sempre più radi e quindi ho deciso di compire un immenso atto di fede. Perché si, cambiare il parrucchiere è un atto di fede: voi state affidando ad uno sconosciuto una parte importante del vostro essere, perché non possiamo negare, come donne!, che un bel taglio di capelli ci fa subito sentire più forti.

Al primo tentativo ho deciso che non avrei badato a spese e dopo varie ricerche ho trovato il mio uomo: osannato sui social per la sua bravura e professionalità, mi sono convinta a prendere un appuntamento. RISULTATO:

dawson-crying-300x225

ancora piango! A parte il costo, che quando mi ha fatto vedere il conto momenti svengo (dimentico sempre che all’estero, se hai i capelli lunghi o molto lunghi, il conto potrebbe essere più salato del previsto. Le ingiustizie della vita!!), i capelli che sul momento sembravano molto belli, sono diventati, con il passare delle ore talmente secchi da dover tagliare numerosi centimetri per cercare di farli tornare luminosi come all’inizio. Taglio che ovviamente ho fatto da sola visto che un’altra sessione traumatica avrebbe comportato ulteriori ore di psicanalisi.

Passato del tempo ho deciso che volevo provare il famoso trattamento alla cheratina, descritto come qualcosa di miracoloso. Mi faccio forza e compro un voucher su internet in un salone consigliato sempre sui vari social. RISULTATO: avete presente quando nei cartoni passa la mucca e lecca la faccia al personaggio di turno ed i capelli rimangono unti e dritti? Ecco same same! Avevo i capelli talmente lisci ed unti per il primo periodo che mi sono domandata se si sarebbero ripresi. Ma devo ammettere che, passato l’iniziale periodo di piattume, i capelli hanno ripreso corpo e volume ed erano effettivamente molto belli. Quindi nel corso del tempo ho dato più di una chance a questo trattamento, che vero che contiene formaldeide, ma parto avvantaggiata per quando mi seppelliranno!

Passiamo a quando ho deciso di farmi il colore o dei colpi di sole: insomma, le basi di un corso per parrucchieri. Avete presente il color biondo pupo che si fanno le nonne che praticamente tende ad una strana tonalità di rosa? Ecco, ho provato lo shock di guardarmi allo specchio e vedere mia nonna con 50 anni di meno (o di sapere come sarei stata con 50 anni di più…punti di vista!). Alla mia ancora pacata richiesta di spiegazione (perché il passo successivo per ogni donna è dare fuoco al negozio per nascondere le prove della tragedia) per tale scempio, la risposta della filippina di turno è stata “It’s what you have asked“. Perché si, dovete sapere che qui, dopo avergli detto che vuoi dei colpi di luce un o due toni meno del tuo colore (che già non sai bene che voglia dire effettivamente, ma con il tuo parrucchiere funziona), loro, per evitare di prendersi la responsabilità, ti fanno scegliere il colore su una tavolozza: in pratica ti sbiancano totalmente i capelli per poi ricolorarli. Non vi dico la gioia quando il colore comincia a sbiadire!

Se poi sei una che si fa i capelli di colore rosso apriti cielo: il rischio che tu esca da lì color pel di carota è molto elevato! Ma non che con il colore castano vada meglio: un’amica si è andata a fare i capelli ed è tornata con la ricrescita dei capelli nettamente di un altro colore. L’unico rimedio è stato farle una tinta fai-da-te che coprisse il tutto.

Ma poi capita la giornata fortunata: colore perfetto, taglio perfettamente in linea con le richieste e tu sei quasi sorpresa che tutto sia andato bene, ma il fatale errore è dietro l’angolo. L’asciugatura

download (4)1069

Le alternative sono due: che tu esca con i capelli talmente lisci che al confronto Cugino It ha i capelli ricci, oppure modello Barbie con boccoli e tanto tanto volume alle radici che al primo tentativo di piega è venuta la scientifica per capire come facessero a stare su.

Ma come detto, andare dal parrucchiere è un atto di fede e come tale qualche volta ci dice bene, e mentre siamo lì a cercare di darci una ripulita nella speranza di cominciare con una nuova pagina bianca, le varie ragazze del salone cercano sempre di darti il massimo delle attenzioni: bevande calde o fredde, massaggio ai piedi o al collo, magari una bella pulizia facciale nell’attesa che i capelli diventino del colore giusto. Piccole accortezze che nei giorni No possono sempre fare bene. E se poi non si ha voglia di uscire c’è sempre l’opzione che loro vengano da te e quella che sembra una giornata pessima, con la giusta compagnia delle amiche, può sempre diventare una giornata migliore.

6-parrucchiere

Pubblicità

Quanto ci piace mangiare…

Non c’è nulla da fare: a noi Italiani ci piace mangiare!

Sebbene la Ferilli nazionale, in una nota pubblicità di divani (non è che non voglio dire il nome della marca per non fare pubblicità, è che proprio non me lo ricordo), diceva “Ah, quanto ci piace chiacchierare“, in realtà sono sempre più convinta che a noi Italiani, in primis e pure in secundis e facciamo anche per il dolce, piaccia mangiare e tutto quello che ci gira intorno.

Vogliamo negare forse che le nostre valigie al ritorno dalle vacanze/trasferte in Italia contengano più kg di cibo che di vestiario? O che i nostri ospiti siano tassativamente costretti a portare in dono viveri e cibi di difficile reperibilità? Ogni volta che sono in uscita dall’aeroporto ho l’ansia che mi fermino e mi confischino la coscia di prosciutto sapientemente nascosta nel maglione di lana!!

La cosa che più mi sconvolge forse, è quanto miei amici “non italiani” non abbiano questa smania di avere la dispensa piena di cibi non reperibili in loco. Uno di loro mi ha chiesto se per caso noi italiani usiamo tutto questo cibo come merce di scambio, modello baratto. Lui rideva ma non sa quanto spesso sia vero. I post di richieste di cibo o di dove trovarlo si sono susseguiti per mesi, forse anni, nei vari gruppi di Facebook ed in caso di risposta negativa ho visto gente cadere nello sconforto e consumare per consolarsi l’ultimo pacco nella dispensa di Pan di Stelle della Mulino Bianco!! (che vi confermo NON C’É la Mulino Bianco a Dubai).

Ma c’è una novità! Una notizia talmente importante da fare il giro delle bocche di tutti gli Italiani presenti sul territorio.

Fiato alle trombe i prodotti della Coop sono a Dubai!!!

fuochi-dartificio.png

E via tutti a fare rifornimento neanche dovesse arrivare la Terza Guerra Mondiale. Ma purtroppo noi italiani non possiamo farci nulla, quando si tratta di cibo siamo sempre in prima fila ed a questo genere di “eventi mondani” non possiamo rinunciare. E così le pagine di Facebook di amici si sono animate di foto dove spiaccavano in bella mostra i recenti acquisti fatti alla Union Coop in Al Wasl Road (la location è stata chiesta talmente tante volte che il mio navigatore si rifiuta di postarvela). Neanche patissimo la fame!

Se da una parte ho visto/letto di come questa cosa sia considerabile al pari della firma di un trattato internazionale per la tutela dei diritti umani (che poi secondo me, alcune persone in Italia non hanno mai comprato prodotti a marchio Coop, ma qua non puoi esimerti per non rischiare di essere out), altri hanno fatto l’altra cosa che a noi italiani piace tanto: lamentarsi! “Costa troppo, i prodotti Coop hanno una scarsa qualità, eh ma non hanno la Mulino Bianco (e due!), tanto avranno quei prodotti solo per qualche settimana poi andranno fuori produzione come sempre a Dubai, etc etc”.

Non saremo mai felici…o non saremo mai felici finché non potremo comprare i Pan di Stelle!download4.jpg

Ma tralasciando il fatto che ora se voglio posso bere un freschissimo succo di frutta alla pera, che considero un’importante conquisto visto il mio amore spassionato per questa bevanda, Dubai offre un’ampia scelta di ristoranti e pizzerie italiane (o presunte tali) che soddisfano l’attimo di vogliadicibodellanonna che ti prende dopo un po’ che sei qui: non possiamo negare di essere partiti dicendo “Ah, io non cenerò mai in un ristorante italiano. Solo cucina etnica o locale” ed aver miseramente ceduto al primo invito a mangiare una pizza.

Sfortunatamente ho anche conosciuto gente che non hanno mai messo la “lingua” fuori da un ristorante italiano e che continua incessantemente a mangiare solo quella: fatevelo dire, non sapete che vi perdete! Non proverete mai l’ebbrezza di mangiare indiano o pakistano (e le sue “devastanti” conseguenze per il successivo odore corporeo), non tenterete la sorte della piccantezza del messicano o dell’eritreo, o la raffinatezza della cucina francese (mi volete dire che la zuppa di cipolle servita in una pagnotta di pane appena fatta non vi fa gola?!?! non ho parole) o la gioia infinita davanti ad una ceviche dal peruviano. Certo, quando vado nei ristoranti che fanno cucina americana mi faccio un po’ schifo da sola ma come ha detto una mia amica in visita “Se non ti fai almeno una vera cheesecake nella vita che hai vissuto a fare“.

Se poi sono ospiti in visita, non vi dico lo stress che si può provare nel dover sempre cercare un posto che sia all’altezza delle loro papille gustative Made in Italy. Peccato che non si accontentino mai di un buon libanese o di un sushi!

Allo stesso modo trovo “fastidioso” quello che ha visto tutto, provato tutto, assaggiato tutto e che non si concede mai un peccato di gola cedendo alla pizzeria super consigliata del momento: non ti dico che ti devi mangiare una carbonara (continuo a sentire la mancanza di font luccicante) a Deira ma una pizza ogni tanto non ha mai ucciso nessuno!

pizza-hut-trinidad-and-tobago-pepperoni-lovers-pizza.png

Ecco, magari non una cosa del genere…

Ma che amiate vivere pericolosamente (e non esagero, la prima volta da Ravi mi ha quasi uccisa), e quindi vi diate alla sperimentazione, o che siate più per il quieto vivere non c’è nulla da fare: a Dubai tutti ingrassiamo all’inizio (qualcuno continua anche dopo)! Sarà l’aria di mare che mette appetito, sarà l’acqua priva di sodio (ebbene si, ho sentito anche questa, un po’ come mio nonno tirò fuori la scusa che era ingrassato per colpa della polvere per fare il brodo che usava mia nonna), sarà che c’è talmente tanta scelta e varietà di cibo che quando arriva la prova costume (in pratica 7 mesi l’anno…una tragedia) o punti ad una dieta drastica e poco salutare, oppure decidi che il Mac&Cheese è la via della tua felicità.

mangiare sano (5).png

Dubai: nessun limite di orario alla tua fame!

Se il brunch è lo sport nazionale per eccellenza in questo paese, il secondo sport più praticato, sempre nell’ambito alimentare, è il delivery, ovvero la gioia (meno per la bilancia) di poter ordinare a qualsiasi ora del giorno e della notte del cibo!!

Se in Italia il menù di un ristorante è prevalentemente carta che ti intasa la buca della posta, qui diventa la tua guida, il tuo faro nella notte quando ti svegli che hai fame. Quindi ogni volta che torni a casa butti un occhio (studi scentifici dicono che lo facciamo in modo inconsapevole) al bancone della reception nella hall del tuo palazzo per vedere se c’è qualche nuovo ristorante, che ha lasciato il nuovo menù, pronto per essere aggiunto alla più che nutrita collezione. Ma c’è sempre posto per uno nuovo!
Che poi alla fine ordiniamo sempre da solito, ma non si sa mai che decida di cambiare.

Il delivery, per noi single e non solo, è un po’ come una coperta di Linus: anche se torni tardi dal lavoro o dalla palestra e il frigorifero fa l’eco quando lo apri (di norma nel mio c’è una bottiglia di gin/vodka/vino, del formaggio e il caffè) sai che qualcuno risponderà al tuo grido affamato e soddisferà la tua voglia di tacos messicano. Il delivery è come la mamma che ti preparava la cena quando vivevi con lei. E’ come la nonna che ti fa i gnocchi quando torni per le vacanze. Insomma santo delivery subito!!

C’è anche qualcuna che l’ha usato per convincere il marito a comprarle il Bimby! E lo considero un valore aggiunto per quei poveri mariti con le mogli che si fanno venire le voglie in piena notte: niente figli con la voglia di frappé in fronte.

Ora, come tutto in questa città luccicante e all’apparenza perfetta, anche il delivery non poteva essere una macchina che funziona senza intoppi ed anche in questo caso le scene tragicomiche si sprecano. Partiamo dal fatto che l’ordine del delivery può essere fatto in due modi:

1- Online: a Dubai ci sono parecchi siti internet che ti permettono di accedere ad un numero quasi infinito di ristoranti ed applicare una ricerca per zona, per tipo di cucina, per costo. Insomma è un sistema per ricerca migliore di quello che hanno i RIS per trovare i criminali. Una volta scelto il ristorante si sceglie dal menù e si procede al pagamento che può essere con carta, cash on delivery o anche con carta al momento delivery (la macchinetta funziona 1 volta su 10, ma sorvoliamo).
Probabilità di errore pari a 0, a meno che tu non decida di fare l’ordine da ubriaca perché hai deciso che vuoi le patatine del Mc, allora con queste circostanze diciamo che la percentuale di errore potrebbe aumentare.

2- Chiamando: giustamente tutti quei menù che si accumulano nel cassetto/mobile/quaderno ad anelli (ricordiamoci che le persone ordinate hanno un problema e non vanno giudicate. Sono comunque delle brave persone) ogni tanto vanno usati per giustificare la loro presenza in casa e quindi ogni tanto decidiamo di chiamare per fare l’ordine. Partendo dal presupposto che gli uomini hanno tutti la stessa voce e le donne idem e che all’inizio mi veniva l’ansia di aver chiamato il numero sbagliato, ogni volta che faccio un ordine al telefono so che le probabilità che arrivi qualcosa di diverso da quello che ho ordinato sono elevatissime, anche se puntualmente ti ripetono l’ordine e soprattutto se hai deciso che vuoi una variazione sul piatto originale. Ma amo vivere pericolosamente.
La procedura segue questo ordine: dici che vuoi fare un ordine, ti chiedono nome e numero e dove vivi (in questo arco di tempo probabilmente ti rendi conto che avresti fatto meglio a cucinare qualcosa ma decidi di non demordere) e finalmente passi alla fase ordine.
Tempo di attesa: 45 minuti

images (2)

No, ma scusa ho ordinato un’insalata e sei nel palazzo accanto e ci vogliono 45 minuti?
Yes, Ma’am.

E va beh. Con questa storia degli ipotetici 45 minuti (che poi se è veramente il ristorante sotto casa sono al massimo 15) hanno ampiamente interrotto due miei ospiti a casa (if you know what I mean).

Ad ogni modo, con un po’ di fortuna, la cena è servita.

Ma così sembra troppo facile. Normalmente i ristoranti memorizzano il vostro numero e il vostro indirizzo, così non devono farsi ridare le indicazioni. Ma cosa succede se per caso osiamo cambiare casa???
Per mia sfortuna ho cambiato casa ed ho chiamato per fare un delivery. Ho impiegato 10 minuti a far capire al tipo delle ordinazioni che No, non voglio che il mio ordine venga mandato all’indirizzo che avete. O se chiami perché sei a casa di amici per cena ed ordini con il tuo numero preparati che dovrai passare altri buoni 10 minuti a far capire che non hai cambiato casa definitivamente ma sei solo a cena fuori. Solito problema: elasticità poca.

Come la poca elasticità colpisce quando il ristorante scelto applica la policy dell’ordine minimo. Facciamo un esempio: il ristorante in questione ti fa presente che devi ordinare per un minimo di 50 AED (si presuppone che se non spendi questa cifra comunque pagherai 50 AED…si presuppone…); tu fai un ordine di 49 AED e loro che ti dicono?
No, Ma’am. Minimum spending is 50 (letto piptidirhams.
Cioé ora tu mi incasini l’ordine e devo aggiungere qualcosa per 1 dirhams??

lily-e-chloe

In pratica si. Quindi per la salute del vostro fegato e per evitare che esploda, ordinate come da istruzioni.

E se a Dubai ci sono due torri che per qualche motivo hanno avuto lo stesso nome? Direi che ci sono ampie possibilità che quelli della Tiger Tower (ex Pinnacle) in Marina si vedano recapitare il vostro pranzo a sorpresa. Quelli meno felici direi che sarete voi che siete in Al Barsha.

Per non parlare di quando facciamo l’ordine della spesa. Tu fai l’ordine e poi insomma qualcosa ti arriva. Se tu chiedi una “ricotta” e loro ti portano del nonmeglioidentificato formaggio russo dov’è il problema!! O se specifichi che vuoi dei creckers gluten free e loro ti portano gli altri dov’è il problema!! Insomma, la spesa almeno l’hai fatta.
Un po’ meno bene ti dice se tu ordini del comune latte e loro per sbaglio ti portano del laban

ALMARAI FRESH LABAN LOW FAT 1lt-500x500.jpg

e tu lo scopri la mattina, quando ancora ad occhi chiusi, lo mischi al caffè. Probabilmente la sensazione che si prova prima di morire è molto simile ma almeno ho imparato a controllare che cosa mi portano!

Ma che ci possiamo fare, anche se ogni volta succede qualcosa, alla fine siamo dipendenti dal delivery e non riusciamo a farne a meno. E dopo tutto, ci piace vivere pericolosamente!

Valentine’s Day

Se Gennaio ci aveva regalato la magia dei saldi e quindi dello shopping quasi senza limiti (il limite è dato banalmente dalla nostra carta di credito, ma sono dettagli), Febbraio, mese breve ma non troppo quest’anno, ci regala l’evento che tutti i single del mondo attendono con ansia, ovvero l’unico momento dell’anno in cui se sei single, sei un po’ uno sfigato: San Valentino.

Negli anni ruggenti della mia gioventù (praticamente l’altra settimana), con gli amici che stavano nella mia stessa situazione sentimentale

leperledipinna3

organizzavamo degli Anti San Valentino Party dove appendevamo striscioni, che con questi slogan “Vista la coincidenza tra San Valentino e il periodo di Carnevale, gli innamorati si travestiranno da coppia felice”  oppure “San Valentino sta arrivando. Non è mai troppo tardi per lasciarsi” facevano da sfondo a noi che celebravamo, in modo anche un po’ triste (la cuccagna a forma di Cupido mi ha sempre un po’ inquietato), il fatto che fossimo “Single e fieri”.

Sempre negli anni ruggenti, ho provato anche l’esperienza di essere oltre la barricata ed ho festeggiato San Valentino: la migliore? Cena in un ristorante di tendenza di Forte dei Marmi, seduti su un tavolo a forma di cuore con tanti cuoricini rossi che volavano nell’aria sopra le nostre teste ed i camerieri che servivano cibo (indovinate?) a forma di cuore.

lily-e-chloe

Secondo me il proprietario era un cardiologo. Ad ogni modo, lui ha salvato la serata rubando un palloncino volante e facendo vocine simpatiche per buoni dieci minuti (vorrei assicurarvi che nessuno è stato maltrattato durante la cena e che sebbene al momento lo volessi uccidere, è ancora vivo).

Insomma, che fossi single o meno, non mi sono mai considerata una grande fan di questa festività e non perché volevo fare quella diversa, anticonsumista o perché era più il tempo che passavo single che quello da fidanzata. Semplicemente perché tutto questo dimostrare quanto ci amiamo e quanto stiamo bene insieme non ha mai fatto per me.

Potrei scrivere qualche battuta al vetriolo sulle coppie che si apprestano a festeggiare San Valentino (questa però la devo scrivere

Lui: ok, è San Valentino, ma perché dovrei fingere che me ne freghi qualcosa?
Lei: beh, fallo per rispetto di chi da anni finge l’orgasmo.
(postofisso2012, Twitter)

ma sembrerei solo la solita single acida, che è al suo n San Valentino da sola (Cupido, io e te poi facciamo due chiacchiere).

E quindi cari uomini, questa volta mi sento buona ed ho deciso di aiutarvi nella ricerca del regalo quasi perfetto (nessun regalo è perfetto, neanche quando diciamo “Amoreee, ma è perfetto“, perché in cuor nostro sappiamo che potete fare molto di meglio) e soprattutto nell’organizzazione di quella che di norma si può rivelare una grande Caporetto.

  1. Mai presentarsi alla cena di San Valentino a mani vuote, neanche se lei vi ha detto “No amore, quest’anno niente regalo“. Sappiate che sta mentendo ed è una trappola. Anche se l’ha detto, non lo pensa veramente e l’unica opzione concessa è che al massimo sia lei a non farvi il regalo.
    Questo San Valentino, sorprendi la tua donna con un regalo molto speciale: la cronologia dei siti web su cui hai navigato.” (violencevintage, Twitter)
  2. Quanto al regalo in sé ricordate che i cioccolatini non sono un regalo (neanche se vengono dal negozio di Godiva e che quindi costano come un gioiello di Bulgari) ma sono considerabili come un “contorno” al vero regalo; stessa regola per i fiori. Considerabili regali sono: vestiti (meglio un buono se non siete sicuri al 100% che lei voglia condividere con voi che, da quando state insieme, è passata da una M ad una L), scarpe (meglio ancora se le offrite l’invito per una vendita privata con sconti al 70% ed in allegato copia della vostra carta di credito), borse, gioielli, prodotti per la bellezza (non quelli anti-age. Ho visto l’espressione di terrore di mio padre quando a trent’anni ha regalato una fichissima crema antirughe a mia madre, solo perché tutti i colleghi cinquantenni la portavano alle mogli. NO, NON SI FA!), viaggi, massaggi, libri, spettacoli a teatro.
    Ma quali fasci di rose rosse, ma quali bouquet di mammole!? Date retta a me: mazzi di scarpe. Questo e’ il desiderio inconfessabile di ogni donna! (Luciana Littizzetto)
  3. Se decidete per una cena a casa, romantica, a lume di candela, non vi fate venire in mente di ordinare delivery (che a Dubai è il secondo sport nazionale dopo il brunch) a meno che non sia Gordon Ramsey Heinz Beck in persona a consegnarlo direttamente a casa vostra.
    Se invece optate per una bella cena fuori, attivate le sinapsi: ricordate quando voi avevate la testa nel mobile sotto al lavandino e lei dall’altra stanza vi parlava di un nuovo ristorante che hanno aperto, dove la sua collega è stata per l’anniversario di matrimonio? Bene, sappiate che lei vuole andare lì e che in qualche modo quello era un pessimo tentativo di inseption.
  4. Altra cosa fondamentale: non vi vestite con jeans e maglietta (giusto Mr. Grey nella sala dei giochi se lo può permettere) perché ricordatevi sempre che probabilmente noi siamo state dall’estetista, ci siamo depilate, ci siamo fatte fare la piega e ci siamo vestite carine (se non l’abbiamo effettivamente fatto questa volta, sconta per tutte le volte precedenti e la cera è considerabile come un bonus).
    Inizialmente San Valentino era il 13 febbraio, ma poi è stato spostato al 14 febbraio per lasciare alle donne il tempo di truccarsi e prepararsi per uscire.” (RomainCheylan, Twitter)

Cari uomini, stare con noi non è facile (non è facile neanche per noi stare con noi stesse alcune volte) e che seguiate o meno queste regole sappiate che ci sarà sempre qualcosa per cui storcere il naso, perché il vero segreto è che noi, in realtà, forse, non lo sappiamo cosa vogliamo.

Via_Libera_San_Valentino_è_Passato

 

Shopping…un diritto inalienabile ad essere donne!

Gennaio mese di SALDI (peccato non ci sia un font luccicante) e per noi donne i saldi, e lo shopping in generale, sono come una droga.

Oggi durante la pausa pranzo sono andata a farmi un giro al Dubai Mall con l’intenzione di dare una guardata alle vetrine, senza avere veramente bisogno di comprare qualcosa. Sono uscita da quel luogo di perdizione con un paio di scarpe nuove di cui non avevo assolutamente bisogno, ma che comunque erano al 75% di sconto e non potevano essere lasciate a qualcuna che non le avrebbe apprezzate a sufficienza, una borsa, anche quella non necessaria ma che stava bene con le scarpe appena comprate, qualche vestito per l’ufficio (motivazione: in ufficio vado 5 giorni a settimana e tra poco arriva l’estate. Ho bisogno di vestiti), un cappello (è un problema vivere a Dubai se come dice tua madre “Sei nata per portare cappelli” e i cappelli che ti piacciono sono normalmente di lana…ma direi che sono dettagli) ma soprattutto biancheria intima (altra necessità di font luccicante).

Insomma una disfatta per il portafogli. Una “Baia dei Porci” in piena regola.

iloveshopping.jpg

Come Donne sappiamo che lo shopping per noi è quasi una terapia, da non fare ovviamente il giorno che non ci sentiamo pienamente in forma, perché il 90% delle volte finirà che ci sentiremo ancora meno in forma e non avremo comprato nulla, al massimo un rossetto per non tornare a mani vuote. E come terapia, se non si è con le amiche, andrebbe fatta da sola e con i nostri tempi.

Ma no. A Dubai non puoi!

Di norma, come si entra in un negozio, saldi o non saldi, una mini commessa ci accoglierà con il classico Hello Ma’am, che sembra sempre una sonora presa per il fondelli, e che per tutto il tempo che saremo nel negozio, ci seguirà come il mio gatto mi segue quando vuole del cibo. Ti prego mollami!! Se al terzo “Sto solo guardando. Se ho bisogno la chiamo” non siete riuscite a liberarvene, le opzioni sono due: ignorarla e sperare che entri qualche altro cliente da assillare, oppure andarvene.

Tipica caratteristica delle mini commesse a Dubai è la loro bocca senza filtro: una volta in un negozio stavo cercando di prendere un cappello messo molto in alto (io non sarò alta ma qua i cappelli li mettono dove solo se sei 1.90 riesci, forse, ad arrivarci) e una mini commessa (se non ci arrivo io, come pensi di arrivarci tu?) è arrivata di corsa dicendomi “No mam, you shouldn’t do these things in your condition (indicandomi la pancia) let me help you“. Credo sia sepolta da qualche parte nel deserto. E a farle compagnia c’è la sua collega che alla mia richiesta di un vestito taglia 40, mi ha risposto che forse mi ci voleva una 44 e che ero troppo fat (e si, ha veramente usato la parola con la f) per entrare in una taglia così piccola. Tutto questo dopo 6 mesi di dieta!

Come sappiamo tutte, ci sono anche quelle volte che dobbiamo trovare qualcosa per una festa e non abbiamo idea di che cosa stiamo veramente cercando, e quindi ci facciamo coraggio e cerchiamo di far capire alla commessa di che cosa abbiamo bisogno o comunque quel è il genere di abbigliamento che ci rappresenti di più. E voi siete lì, speranzose, che abbia capito mentre aspettate.
Eh, niente non ce la possono fare. Di norma, se avete detto “festa di sera”, si presenteranno con un vestito alla Jessica Rabbit pieno di lustrini che per guardarti allo specchio servono gli occhiali da sole, di almeno un paio di taglie più grande. Decisamente il mio genere! E se la richiesta era per un brunch? Ho visto mantovane più lunghe!

Se tutto questo non vi ha fatto desistere e siete ancora attratte dal cartellone 70% di sconto, ed avete anche già cominciato a trovare qualche capo di abbigliamento, la mini commessa sbucherà da dietro il pilastro con l’immancabile SHOPPING BAG nera, con cui potrete trasportare i vostri probabili acquisti. Una volta ho provato a dirle “No guarda non serve“, perché avevo in mano un paio di mutande, e ho visto l’espressione a clessidra di quando si perdono e non capiscono perché tu stia facendo qualcosa che va palesemente contro quello che le hanno insegnato. Ok, voglio la shopping bag!

Poca elasticità e flessibilità dimostrata anche quando ho comprato una di quelle guaine contenitive (bisogna porre rimedio al fatto che sono in stato interessante ogni 3×2) che essendo biancheria non può essere giustamente provata e non mi sono minimamente posta il problema di controllare in cassa che le scatole fossero effettivamente sigillate. Bene quando sono arrivata a casa era taglia E (che sta per elefante) e sono tornata a cambiarle spiegando che, pur sapendo che non si poteva cambiare, c’era stato un evidente errore. Ho dovuto chiedere di parlare con un manager per trovare qualcuno che guardasse oltre il “underwear can’t be exchanged”.

E se non hanno la taglia che state cercando? Non è un problema, il commesso di turno ti proporrà di comprare un vestito o un paio di scarpe di una taglia più grande. Cioè, per il vestito ci può anche stare (in fondo chi non ha un armadio di vestiti “Da domani dieta così mi entra” e che stanno lì con l’etichetta attaccata dal 1990) ma sulle scarpe ho delle perplessità: Se ti dico che mi serve la misura 8, come ti viene in mente di dirmi “Se vuole le porto la 9“. Giuste giuste per usarle come scialuppe di salvataggio!

Il momento peggiore? Voi siete lì, che vagate per il negozio e lo vedete. Parte la musichina in sottofondo e vi avvicinate piano piano e man mano lui è sempre più quello perfetto. Una volta arrivate vicino sapete che è lui. Anche la taglia è la vostra. Il sorriso timido si dipinge sul vostro volto e poi il vostro cuore si infrange. NEW COLLECTION!!

dawson-crying-300x225

Di norma mi succede da VS quando la nuova collezione costa più del mio stipendio. Ok, che la biancheria intima è un diritto inalienabile dell’essere donna, ma il reggiseno non si mangia!

Un ultimo pensiero a voi uomini, padri, mariti, fidanzati, amici, che decidete di fare quest’esperienza mistica con noi, magari durante i saldi. Non cercate di capirci quando si tratta di shopping (o meglio, non lo fate in generale): siamo donne e non abbiamo mai nulla da metterci!

ogni-volta-che-una-donna-dice-non-ho-nulla-da-mettere

Dinglish…l’unica lingua per la tua sopravvivenza

Quando sei alle medie o al liceo e la tua famiglia spinge affinché tu sappia le lingue straniere, la frase che si ripete come un mantra è “L’unico modo per imparare veramente una lingua è andare sul posto e fare pratica”. E quindi via alle settimane d’estate in college in Inghliterra dove, alla fine, l’unica cosa che si impara veramente sono i vari dialetti italiani (non negate la verità), o alle lezioni private di conversation con l’insegnante madrelingua.

Arrivata all’università tenti la carta dell’Erasmus, che come ha definito un mio amico può essere anche considerato “Una vacanza pagata e finanziata dall’università”, per migliorare la lingua (anche se le vere motivazioni, per alcuni, sono altre) e quindi nel mio caso mi sono fatta, con tutta la massima benedizione della famiglia, meno del fidanzato che rimaneva a casa, un anno in Francia, per la precisione alla Sorbonne de Paris. Morale dell’esperienza: voto 10 all’esperienza in sè, voto 9 alla mia pratica della lingue alla fine dell’esperienza (premetto che vivevo in una casa internazionale, dove l’unica italiana c’è stata per due settimane, giusto il tempo di imparare a dire au revoir e a capire che ce soir è questa sera e non sesso e che quindi le due ragazze francesi in fila al Mc prima di te non sono due smaliziate che parlano di qualche serata a luci rosse!), voto 3 ai Parigini (cari cugini, non ve la tirate che la baguette la tenete ancora sotto al braccio anche in piena estate!!), voto 10 all’espressione supercontenta dei miei genitori all’ascoltarmi parlare la lingua dell’ammmore (in realtà la mia coinquilina diceva sempre che sembravo un rantolo in punto di morte, ma non ho mai voluto infrangere i sogni di gloria dei miei).

Verso la fine dell’Università, ho deciso che il Mae Crui era la via per trovare un vero lavoro, uno di quelli che ti danno il posto fisso, e mi sono fatta un bel internship a Londra che poi si è trasformato, alla fine dei 3 mesi, in un lavoro in loco. Anche qui casa in condivisione internazionale e pratica della lingua inglese, tanto da aver cominciato a parlare con l’accento modello gomma da masticare (ed anche qui occhio a cuore della mia famiglia che, sebbene avessero una figlia senza una pezza di uomo, era comunque da considerarsi un vanto davanti al Tribunale dell’Inquisizione chiamato anche parentame). Attimi di puro godimento quando nell’ultimo anno la faccia da triglia durante una conversazione con un vero londinese, era stata sostituita da un ‘espressione più intelligente.

Quindi posso dire con certezza, che subito prima di arrivare a Dubai potevo vantare un ottimo inglese e francese ed un discreto spagnolo (tanto basta mettere la s alla fine delle parole, giusto?) e varie parole di cinese, coreano, portoghese, svedese (se andate a Stoccolma e vi chiedono se avete bisogno di fika state sereni, vi chiedono solo se volete fare una pausa!) e finlandese (passò alla storia delle risate scoprire che Guarda il mare si traduce come katso merta).

Ma tutto questo era prima di Dubai, dove quelli che parlano inglese senza eccessive inflessioni o parole inventate sono veramente pochi.

Quando ho iniziato a lavorare qui, la mia società aveva un ufficio multiculturale, con un’alta percentuale di persone provenienti dalla parte Est del mondo. La prima volta che qualcuno mi ha detto Vi can do that c’ho messo qualche secondo a capire che era We e non Vi. Il momento migliore all’inizio di questa esperienza? Can I get your goodname? Ammetto di aver chiesto tre volte chiarimenti prima di capire che volevano semplicemente il mio nome (qualche tempo dopo ho risposto I have only the badname, is it fine for you? Eh niente, la persona che avevo davanti si è messa in modalità clessidra di Windows e non ha capito la battuta). E vogliamo parlare del same same but different? Cioè, o è uguale o è diverso, non può essere un ossimoro. Invece la frase a cui penso non mi abituerò mai è Please, do the needful!!

no maria io esco

Vivendo in un paese arabo, nella tuo parlato hai cominciato ad inserire, senza neanche rendertene conto, parole del luogo. Quindi se stai facendo qualcosa e sai benissimo che non farai in tempo a terminarlo (soprattutto per mancanza di voglia più che di vere possibilità pratiche) inshallah è la parola che fa per te; se poi hai un problema e sei in un qualche ufficio locale come fai a capire che alla fine tutto si sta risolvendo per il meglio e tutti intorno a te parlano arabo? Ti basterà sentire la parola mushkilla e potrai tirare un sospiro di sollievo. Al tuo dizionario si sarà aggiunto ovviamente khalas che arriva come una sentenza alla fine della frase e yalla bye per salutarsi. E se hai un amico o un’amica speciale sarà normale definirla habibi habibti (vi prego smettetela di aggiungere “mio” dopo perché già la parola contiene l’aggettivo possessivo!).

Il “problema” di vivere in una società multiculturale? Che durante le conversazioni in italiano con la mia famiglia o con i miei amici la frase “ma guarda che questa parola in italiano non esiste” sono aumentate viva via nel tempo. Povero cervello, si perde le parole tra le varie lingue e compensa inventandole (che poi alla fine hai capito che volevo dire? Non commentare tutte le volte!!).

Ma che poi, anche se ormai quando parliamo sembriamo Don Lurio o Heather Parisi agli albori, quanti potranno raccontare di aver provato tutto questo? Perderemo il nostro perfetto italiano? Inshallah!

Tour “de force” da vacanze…

Se una volta era “Epifania che tutte le feste porta via“, a Dubai l’Epifania porta via tutti i parenti ed amici che per il periodo delle feste natalizie hanno trovato il tempo per venirci a trovare (invadere casa).

Sebbene avere la propria famiglia ed i propri amici qui, sia una delle cose che mi piace di più, penso sempre che il detto “L’ospite è come il pesce…dopo tre giorni puzza“, non sia così lontano dalla realtà, soprattutto se ormai sei abituata a certi ritmi e a certe libertà.

Da quando sono a Dubai è stato necessario attrezzarmi con una dettagliata agenda per le “prenotazioni“(modello vecchio alberghetto di campagna) per evitare l’overbooking e/o la sovrapposizione durante i periodi “caldi“, alias feste di Natale e Capodanno e settimana di Pasqua, per vederlo fare la muffa durante la “bassa” stagione (giusto un’amica mi ha detto “Oh ci sono dei voli ad un cavolo per venire da te ad Agosto. Che faccio vengo?”. Ancora rido!). Per i parenti imbarazzanti e per gli amici di amici che neanche conosco, diciamo che l’agenda è spesso al completo, perché siamo sinceri, non tutti quelli che vengono a “trovarvi” vi fa veramente piacere vederli!

La parte che preferisco è la programmazione: cosa vorranno vedere? Dove potremmo andare a cena? Magari possono andare o possiamo andare là oppure c’è qualche désert Camp che possiamo fare. Avere ospiti, alla fine, ti permette di avere la scusa, qualche volta, di provare alcune attività che fino a quel momento erano rimaste semplicemente on hold per mancanza di tempo o dei giusti accompagnatori.

In questa fase ovviamente si sprecheranno le domande su Cosa metto in valigia? Posso usare il costume? Ma devo comprare un burqa? eh niente…non ce la possono fare. Capiscono che non vivi in un posto così tremendo quando quando gli fai la lista della spesa di quello che vuoi, lista che minimo comprenderà un paio di bottiglie di vino e un certo quantitativo di maiale. Vuoi fare le vacanze a Dubai? Ecco il pagamento che spetta ai poveri avventori!

Allo stesso tempo la programmazione ti ricorda che sicuramente ti toccherà almeno una cena per vedere le fontane in Downtown (l’ultima volta mi sono seduta al tavolo e ho mandato i miei accompagnatori a vedersi le fontane in terrazza. Direi che penso di averle viste con tutte le musiche available nel loro pacchetto), con annesso acquario (se vi viene a trovare qualche amico “speciale” – capisci a me – andate a fare l’aperitivo da Ossiano direttamente al bancone – ricordate il film Johnny Stecchino e le banane? Bene, in questo caso non toccate vino ed annessi, se non volete avere un colpo al momento del conto), e giro sul Burj Khalifa (se vi dice bene, comprate i biglietti prima e mandate i visitatori da soli).

Se siete amanti del mare (ed anche no) minimo vi toccherà un giro a JBR o a Kite Beach, quelli meno fortunati ci passeranno la giornata a poltrire al sole (io uso la scusa dell’ufficio. Peccato non poter prendere le ferie!!); per il periodo degli amici, magari amanti del brivido, il giro ad Inflight è d’obbligo (mai che avessi amici che per ringraziarmi vogliono regalarmi un altro lancio con il paracadute!).

Tra la lista di cose da fare però sappiamo tutti che un giro al Souk delle Spezie/Oro/Pashmine/vendoanchetuasoceraseserve non ce lo leva nessuno: ci siamo andati talmente tante volte, che alla fine abbiamo il nostro negozietto di fiducia, dove ormai la contrattazione è puramente formale. Perfino al Karama c’hai l’amichetto che quando ti vede si mette le mani nei capelli perché sa che non andrai via senza la borsa al prezzo che vuoi tu. Per non parlare del Souk Medinat che di souk ha veramente poco, ma giustamente non puoi esimerti da un giretto per fare la classica foto di rito con il Burj Al Arab (consiglio di andare al tramonto per una migliore esposizione).

Per non parlare della Moschea di Abu Dhabi: le ragazze che danno le abaja ti salutano e cominciano a chiedersi se per vivere fai la guida turistica. Se ci siete andati con qualche amico o parente maschio ricordatevi che nelle foto lui sembrerà un photobomb o uno finito nella vostra foto per caso, vista la distanza che bisogna mantenere (ho fatto una foto con mio padre e lui in realtà sembra stia facendo la foto con quelli di fianco a noi). E visto che siamo qua, che non te lo fai un giro sulla Corniche? E perché no, magari anche uno a Yas Island visto che non ci sei mai stata.

Se invece i tuoi ospiti si fermano più della canonica settimana, che non lo fai un weekend a Musandan a vedere i delfini? Ora che ci penso è un po’ che non vado, chissà se al prossimo giro si ricorderanno di me.

Ovviamente sebbene ci siano cose che si ripetono nel tempo, posti visitati innumerevoli volte, foto all’apparenza tutte uguali, ogni volta sappiamo che sarà diverso grazie proprio alle persone che ti stanno invadendo casa. Sebbene ogni volta che arriva un ospite ti ripeti che il prossimo lo manderai in albergo, ogni volta, anche nella settimana più stancante, al momento degli addii ti renderai conto di quanto tua sia felice che la tua vita nel prima possa vivere con te, anche se per un breve periodo, il tuo ora.

Su e giù per Dubai…

Dubai..patria degli ascensori: piccoli, grandi, sfarzosi, i più veloci al mondo. Chiedi e ti sarà dato!

 

Anche se vivi al primo piano di un palazzo non c’è scampo che tu possa fare le scale. Magari non lo so, ma mi viene da pensare che le scale siano passate di moda, a meno che non siano quelle mobili dei Mall: quelle allora si! Ho il contapassi che ogni tanto si domanda che ci sta a fare visto che mi muovo solo verso l’alto ed il basso.

Cresciuta a pane e film/telefilm ed avendo sempre vissuto in case massimo al terzo piano, trovarsi qui con tutti questi ascensori ha scatenato la mia fantasia (e risvegliato anche un latente romanticismo che pensavo di aver completamente rimosso) e riportato alla mente gli indimenticabili baci di Meredith e Derek in Grey’s Anatomy, che tanto ci hanno fatto sospirare

0072.jpg

o il momento “dei saluti” ne La Dura Verità

hqdefault.jpg

passando per il film Drive con un Ryan Gosling molto bad boy (che tanto lui vale la pena di essere visto in qualsiasi sua modalità)

maxresdefault.jpg

per giungere al recente e super discusso 50 Shades of Grey, dove il bel tenebroso che fa soldi forte e la bella fiammiferaia si scambiano il primo bacio (addirittura senza contratto!!!)

37936_ppl

Insomma, alte aspettative da questi ascensori e sull’ammmmore che sembra albergare in essi.

E niente….poi vieni a Dubai…dove negli ascensori alberga tutto tranne l’amore.

La prima cosa che mi viene in mente pensando agli ascensori sono gli odori: in alcune occasioni ho pensato che i Re Magi avessero fatto un giretto tanto era forte l’odore di incenso che c’era. Ma sono stata sciocca a lamentarmi di un così forte sebbene gradevole odore! Sfortunatamente, fin di prima mattina, è possibile “assaporare” una vasta gamma di odori/sapori: cipolla, curcuma, coriandolo, aglio e cumino caratterizzano, non sempre in modo piacevole, il viaggio verso l’alto (una mattina, appena entrata in ascensore, ho sentito un fortissimo odore di cipolla ed ho avuto paura che il mio contenitore del pranzo, che si trovava, in linea d’aria, al di sotto del mio naso, si fosse aperto. Potete ovviamente immaginare che troppo velocemente mi sono data la colpa. Il colpevole fortunatamente è sceso qualche piano prima del mio).

Anche l’ora di pranzo può essere letale per il proprio naso, anche se mi azzarderei a dire che sia più pericoloso transitare per i delivery men, che non effettivamente per noi: ammetto di aver pensato “Ora me lo mangio” quando all’ora di pranzo, dopo una misera insalata di cetrioli e niente, ho incontrato, per sua sfortuna, il delivery man di KFC. Ok, forse non è salutare ma avete presente quando siete a dieta ed anche il dedoroante agli agrumi o alla vaniglia per l’ambiente vi fa venire le voglie?
Ecco, stessa cosa, solo che questa volta il malcapitato portava croccanti pezzetti di pollo appena sfornati. Fortuna che è sceso prima di riuscire ad avvicinarmi troppo e rubargli il prezioso pacco.images (4).jpg

In quelli dei palazzi abitativi di norma ci trovi a tutte le ore qualcuno che sta consegnando la spessa in qualcuno degli appartamenti. La “gioia” maggiore è quando ti trovi schiacciata modello sardina con bambini urlanti, uomo della pizza che te la fa ondeggiare sotto al naso e uomo della spesa con il carrello. Se poi sale qualcuno che viene dalla palestra è fatta: esperienza di premorte servita su un piatto d’argento.

Altra cosa che mi fa sempre sorridere è il rapporto conflittuale che hanno alcune nazionalità con l’ascensore ed il suo funzionamento: quando sali dovreste premere il pulsante del piano dove avete intenzione di scendere, non attendere e sperare che qualcuno ci si fermi! Certo con palazzi bassi il problema non è così grave, il calcolo delle probabilità è dalla vostra parte, ma ho paura che in un grattacielo possiate diventare vecchi nell’attesa di fermarvi al piano giusto. Se trovate un vecchio signore smarrito, sappiate che sta ancora cercando il suo piano: per favore, aiutato!

Un’ulteriore caratteristica degli ascensori sono le conversazioni di cui diventi, a volte, involontario “ascoltatore” e spettatore. Una delle cose che mi lascia sempre perplessa al riguardo è la convinzione di noi italiani che nessuno ci capisca: sbagliato! Ci sono più italiani di quanti voi crediate e saranno nel tuo stesso ascensore quando deciderai di parlare dei tuoi problemi di “digestione” (if you know what I mean…). A volte mi chiedo come sia riuscita a non fare facce al limite dello sconvolto. O forse non ci sono riuscita: quindi se in ascensore stavate parlando in italiano e una tipa è scoppiata a ridere, beh quella sono io.

Come sono io quella che continua a guardare nel vuoto quando “aiutanti uomini” passano alla fase degli apprezzamenti e fanno commenti definendoci, in alcuni casi, come “intrattenitrici” dell’Est Europa solo perché non assomigliamo alla Cucinotta. Cari signori uomini, donna italiana non vuol dire necessariamente donna mora, tettona e formosa, ma vuol dire anche magra, con poco seno, non necessariamente con una carnagione scura; se così fosse dovrei supporre che la povera mamma abbia avuto una relazione con l’idraulico serbo.

Però ammetto che, a volte, mi sono ampiamente fatta i fatti di quelli che erano con me in ascensore: normalmente gli uomini evitano di raccontare cose strane quando sei con loro ed il più delle volte, se entri a metà corsa, cambiano immediatamente argomento. Ragazzi, anche noi parliamo di voi (però poi penso al video di The Jackal e magari loro stavano parlando del buonissimo dolce che hanno mangiato a colazione. Tutto possibile!). Le migliori sono le ragazze che non si fanno problemi che tu possa ascoltare la loro conversazione. Direi che con loro è come un grande spogliatoio. Mi piace questa complicità intraculturale che solo noi donne riusciamo a creare (io ho perfino le amiche del bagno del piano dell’ufficio. Ora il nome non lo so, ma una di loro mi ha detto che aspetta un bambino. Congratulazioni amica del bagno!)

E poi abbiamo le tecniche da rimorchio da ascensore: avete presente i fogli che attaccano in ascensore per le varie comunicazioni? Di norma contengono generali avvisi riguardo la pulizia dei vetri, il non funzionamento di uno degli ascensori o magari il mancato pagamento delle Fee da parte dei landlord e quindi non dovrebbero essere usati per attaccare bottone perché la conversazione può durare al massimo 5 secondi. Dai 10 secondi.
Se poi sei fortunata e lui è carino, simpatico e pure profumato stai pur certa che non scenderà al tuo piano e tu non lo rivedrai mai più. Che dramma le sbandate da ascensore, sono un po’ come quelle che mi venivano ai semafori (qua evito di guardarmi in giro per paura che qualcuno apra la portiera e decida che ha bisogno di liberarsi!).

Sebbene l’ascensore possa risultare un luogo angusto per chi soffre di claustrofobia, penso sempre che, come i libri di storia, siamo degli immensi contenitori di storie. Sebbene ci si possa lamentare degli odori o delle chiacchiere mi danno sempre l’impressione di essere in uno spaccato della vita delle persone che sono con noi lì. A Dubai.

 

Fauna Maschile a Dubai…consigli da quelle che ce l’hanno fatta..

L’amore, per una donna single, è sempre una gioia ed un dolore: se da una parte hai imparato a convivere con il fatto che non è un dramma non avere un uomo vicino (ma come dico sempre Basto io per aprirmi il barattolo della salsa!!) e pure le tue amiche già con famiglia se ne sono (forse) fatte una ragione, dall’altra ci sono sempre i tuoi parenti che si cominciano a preoccupare che tu possa morire zitella circondata da gatti (fanno concorrenza al pessimismo cosmico di Leopardi se vedono un così roseo percorso per me…).

Cari parenti, la risposta per voi è la seguente:

86f4fb41a77b012b5bf067d659f5e08b.jpg

Purtroppo l’annosa domanda può colpirti ovunque, anche a Dubai, soprattutto durante le feste, e quindi ogni tanto ti ritrovi a spiegare che non hai nessuna menomazione strana e che no, non sei una mangiatrice di uomini (magari un po’ stronza poco incline ad iniziare relazioni con alcuni tipi sì) e che alla fine non è che ti trovi così male nel tuo fantastico mondo chiamato Singleland. Sfortunatamente tutto questo non basta e finisci a ricevere consigli da quelle che il vero ammmore l’hanno trovato e che hanno bisogno di spruzzarlo nell’aria neanche fossero delle fatine strafatte di LSD!

E così alcune amiche ti promettono che ti aiuteranno a trovare un uomo e che anzi, ne conoscono uno perfetto per te!! Domanda: se era così fantasmagorico, perché non l’hai tirato fuori prima dal cilindro? Evidentemente c’è la fregatura, ma lasciamo correre.

Quindi alla fine ti cominciano a consigliare locali dove il rimorchio è assicurato e che quindi, se non esci da lì con un aitante maschio follemente innamorato di te, quella mal predisposta eri tu. Eh va bene. Soprattutto perché a loro avviso Dubai è “piena” di ragazzi interessanti (sul fatto che siano tutti interessanti ho qualche dubbio, ma sono sempre disposta a dire di essermi sbagliata, in particolare se la cosa va a mio vantaggio) e che tu sei diventata troppo selettiva visto che la media, sempre secondo loro, è medio/alta (andare ad un appuntamento con i calzini spaiati e decidere che non fa per te non è essere troppo selettiva, ma è selezione naturale).

Ma partiamo per gradi: che tipo di fauna maschile c’è qui a Dubai?

Innazitutto bisogna fare una precisazione fondamentale: sono quasi certa che in questo paese ci sia una particolare calamita per alcune professioni. In questo paese risiede la percentuale più alta che io abbia mai visto di ingegneri, non importa con quale specializzazione, ma sappiate che se avete una particolare predisposizione loro sono qua! È ovvio che c’è quello junior e quello che guadagna talmente tanti soldi che a confronto Christian Grey è un pezzente, ma sono tutti qua. Quindi signore, cercate bene!

A parimerito troviamo quelli che con i piedi a terra proprio non ci sanno stare: i piloti che con le loro avvincenti storie ci fanno battere il cuore. Loro di norma, se non sposati e con famiglia al seguito, sono di seconda mano, ovvero con un’esperienza matrimoniale alle spalle ed alcuni sono pluriripetenti (a questo punto io qualche domanda me la farei: possibile che questi trovino solo ed esclusivamente donne sbagliate e che la colpa non sia loro? Bene riflettete sulla cosa e poi passate alla modalità Croce Rossa Italiana e salvateli da loro stessi). Ma alla fine di tutto, prime mogli e difetti vari, ci sarà un’unica fondamentale cosa che laverà via ogni colpa ed ogni mancanza: APC Card Platinum che tutte le porte apre!!

scrat_in_the_blue_sky_by_jonigodoy.jpg

Se però lui non è Emirates fa nulla, avrete quella standard che apre un po’ meno porte ma comunque le apre. E noi comuni mortali vi guarderemo invidiandovi ed accontentadoci dell’app dell’Entertainer, che comunque fa il suo dovere.

Altrettanto famosi (e numerosi) sono i cuochi, o meglio chef, quelli che si dilettano a compire un attentato alla tua tanto (mica tanto) sudata linea invidiabile (ma più che altro invidiabile perché se fossi grassa per quanto mangio dovrei rotolare). Normalmente frequentano i locali in tarda serata (alias post lavoro se ce la fanno…cosa positiva per valutare le prestazioni “sulla lunga durata”, if you know what I mean) e ti cominciano a decantare le loro doti in cucina, proponendoti una serata a casa loro, dove, per gentile grazia, cucineranno per te delizie che mai, e ripeto mai, le tue papille gustative hanno provato.

Mi raccomando, prima di accettare un’uscita, verificate che lo siano veramente, perché spesso anche il lavapiatti si fa chiamare chef e poi non sa fare neanche un uovo ad occhio di bue.

Oggettivamente, secondo me, sono sulla carta i migliori partiti: insomma, sanno cucinare!! Capiscono la differenza tra panna da cucina e panna dolce!! Se dovesse funzionare potresti anche mandarli a fare la spesa da soli, senza che tornino a casa con un cestino di ciliegie da 150 AED al kg (al massimo solo durante le occasioni speciali), avrebbero ottime conoscenze nei migliori ristornati, amici per lo spaccio internazionale di pietanze non presenti sul mercato (o se presenti, vuoi mettere lo spacciatore il fornitore del ristorante?). Quindi, se il vostro idolo al momento è un manzo alla Chef Rubio (da cui mi farei incaprettare ben volentieri per Pasqua) questi sono gli uomini che fanno per voi!

A questo punto, se siete ancora indecise visto che non siete interessate né ad ingegneri né ad aviatori né ai cuochi, gli altri si dividono in due ampi gruppi: quelli di passaggio, di cui fanno parte quelli in vacanza (se sei una fortunata, ti becchi anche la cotta per quello che a Dubai era solo di passaggio e che non rivedrai mai più. Eh so fortune!), e quelli che a Dubai ci vivono in pianta stabile almeno quanto te (sempre che si possa considerare Dubai un posto dove pensarsi in pianta stabile).

Se parliamo dei primi, le probabilità che questo possa diventare il futuro padre dei vostri figli sono molto basse: come ogni vacanza che si rispetti loro devono portare a casa il gettone e spesso noi siamo quel gettone. Triste realtà! Che poi non è che sia poi così male: alla fine non è che se sei single non puoi far un po’ di unconventional sport e devi sentirti obbligata a rimanere fedele alla tua “causa” (?).

$_14.JPG

L’unica cosa che forse è sconsigliata è quella di buttarsi di testa in questa cosa. Mantenere le distanze a volte, come quando si guida, è per la tua sicurezza!

Per quanto riguarda la seconda categoria, le amiche già accasate, consigliano di puntare a quelli che a Dubai ci stanno da almeno un tre/quattro anni e che ormai sono stanchi di quelle da una notte e via (insomma era un modo carino per dire che hanno finito il primo giro della fauna femminile e che, dopo ampia selezione, hanno deciso che tu meriti un secondo giro. Oppure hanno deciso che vogliono te perché non ti hanno mai avuta e sei la novità). Luoghi di ritrovo ovviamente brunch, locali fighetti (Cavalli, Yacht Club, Q43) o se siete meno pretenziose e volete andare a colpo sicuro Barasti o Rock Bottom e porti a casa qualcosa (se sarà un diamante o uno zircone questo non è dato saperlo).

Dopo tutte le imbeccate delle amiche, qualche dubbio ti viene. Forse sei veramente tu il problema? Sarà che a te manca il bangladesh che ti vende i mazzi di rose, che come cade una goccia d’acqua diventano ombrelli? Sarà che io, senza il tetto del Duomo non riesco a lasciarmi andare? O forse perché qua, il giro in camporella rischia di costarti più della semplice multa (e si, ok, un po’ di rischio rende tutto più eccitante, ma vorrei evitare di telefonare a mia madre dal carcere, per dirle che mi hanno beccata a fare chissà cosa a Jumeirah Island)?

No, il problema non sei sempre tu. Il problema spesso è della società che non ti vede per quello che sei, ma per quello che dovresti essere a trent’anni: una moglie, una madre. Il problema è delle amiche che pensano che se sei single non sei felice e soprattutto non hai una vita. Il problema è anche tuo, che qualche volta ti dimentichi che sola non vuol dire veramente sola: una donna sola è una donna forte, capace di vivere nella sua solitudine; una donna sola si è costruita una vita vera senza bisogno di qualcuno che faccia la strada per te; una donna sola è una donna che ha scelto le persone nella sua vita non perché ne aveva bisogno, ma perché le voleva; una donna sola brama l’APC Card ma è felice dell’Entertainer; una donna sola non ha bisogno di un uomo che cucini per lei; ma soprattutto, ma donna sola non è e non sarà mai una donna sola, perché ha sé stessa.

Che fai a Capodanno?

Ed alla fine anche la più insidiosa delle domande è stata fatta. E non mi riferisco a “Ma il fidanzatino dove l’hai lasciato?”

facebook_1450025163616.jpg

che per noi single è forse peggio di quando ci mettono la mano sulla pancia, dopo un’abbondante abbuffata, sprizzando gioia da tutti i pori: no, non sono incinta, sono solo grassa!

No, la domanda per eccellenza in questo simpatico periodo dell’anno è:

Che fai per Capodanno?

Ed eccolo lì, che parte in sottofondo nella vostra mente, a tutto volume, l’incipit di O Fortuna, Carmina Burana, ed il panico pervade il corpo.

Le risposte a questa insidiosa domanda, che ci perseguita ormai da sempre o almeno da quando ho memoria, possono essere varie, soprattutto per noi che non viviamo nel nostro paese natale.

Quelli che forse più invidio sono quelli che hanno già le idee chiare ed un piano ben organizzato: ci saranno, quindi, quelli che ti dicono fermamente che torneranno a casa, dai propri amici e parenti per passare le festività con loro. Beati loro che non temo il freddo! Alcuni te lo dicono anche un po’ con l’aria triste e mi viene da pensare che nessuno vi costringe a prendere un aereo che, visto il periodo, è il più costoso dell’anno (in caso contrario vi toccheranno 20 ore di volo e 3 scali in paesi la cui pronuncia del nome potrebbe non essere così facile), ma capisco anche che se hai famiglia e figli, forse un giro dai nonni è anche giusto. Se non hai famiglia non mi fare gli occhi da gatto con gli stivali che non funzionano. Vai e muoriti di freddo!

A questa categoria appartengono le famiglie, che abbandonano il territorio emiratino non appena finisce la scuola dei pargoli per rientrare giusto giusto il giorno prima dell’inizio della scuola. Ora la domanda che mi pongo, ma qua, tutte le madri di famiglia stanno a casa? Nessuna che lavora? Perché, sebbene sia felice e soddisfatta del mio essere single e lavoratrice, forse non ho capito nulla e, per godermi la vita e farmi 1 mese di ferie, dovevo sposarmi e fare figli. Tanto il visto, a noi donne, pare che solo così ce lo diano, per legame di parentela.

lily-e-chloe

Se però fate le maestre o le professoresse avete tutta la mia profonda e piena comprensione. Anche io avrei bisogno di un mese di vacanza per riprendermi dai simpatici e “poco” urlanti pargoli, e se non sono pargoli avete comunque il mio pieno supporto perché l’adolescenza può essere dura, anche quando i figli non sono i tuoi!

Breve parentesi: se partite per tutto il periodo delle feste e siete i padroni di un cuccioli, che sia cane, gatto, uccello o essere umano alias marito, ricordatevi che fanno parte della vostra famiglia sempre, feste comprese! Quindi se non trovate qualcuno che possa sostituirvi evitate di abbandonarli!

L’alternativa al rientro in patria è il viaggio in qualcuna delle località nei paraggi: hotel e resort offrono offerte dell’ultima ora a prezzi più o meno stracciati (sono certa che lo stesso Resort una settimana dopo Capodanno costerà un terzo, ma questa è la legge del mercato). Quelli più organizzati si vanteranno di passare la sera dell’ultimo dell’anno a Bab Al Shams, godendosi i fuochi da una posizione privilegiata, mentre altri, ritardatari nella scelta, il luogo prescelto non sarà così esclusivo e magari sarà stato preso con qualche voucher.

Facciamo che per Capodanno non ce lo dite che l’avete preso su Groupon e noi faremo finta di non saperlo: dopotutto a Natale, e suppongo per tutto il periodo, siamo tutti più buoni. Magari anche io.

Quelli che soffriranno maggiormente a questa insidiosa domanda saranno i ritardatari cronici, quelli che avranno cominciato a guardare ora cosa fare, se prendere un volo ed andare a casa oppure rimanere, e se rimanere a fare cosa.

Le proposte si sprecano: dalla cena da mille ed una notte ad i fuochi d’artificio, dalla tavolata con gli amici al giro in barca. Diciamo che Dubai offre una possibilità di scelta a tutti, anche a quelli dell’ultimo momento (ma magari fosse stato così in Italia quando il 30 sera mi sedevo con le amiche per decidere che fare. Ovviamente finivamo con cenone a casa e giro rigorosamente dopo la mezzanotte in centro. A meno che non avevi il motorino ed eri fico e quindi per te questa regola non valeva, ma purtroppo non ero così fica!), ma sicuramente non offre una possibilità a quelli che vogliono fare la cena al Burj Al Arab e pagare come in trattoria da nonna Pina.

Mi spiego meglio che sennò vengo criticata e mi si dice di essere cattiva.

Leggendo sui vari gruppi Facebook che popolano l’etere ed in particolare quelli dedicati a Dubai ho letto veramente di tutto. Ora io non voglio essere la solita criticona che se la prende con gli italiani ma qualche volta mi rimane impossibile. Non puoi cercare un evento di Capodanno, in zona Downtown, vedere le fontane, bere alcool e spendere sotto i 1000 AED!

Certo, starete dicendo che puoi. Ovviamente: mangiando al Dubai Mall in qualche fast food schiacciato nella ressa della gente che ha avuto la tua stessa idea e poi, se riesci a muoverti perché la cosa potrebbe essere estremamente complessa (se poi riesci a camminare sulle teste della gente, beh, bella pe te!) te ne vai al Souq al Bahar o al The Address, aspettando la mezzanotte bevendo qualcosa. Perché ovviamente stanno tutti aspettando te. Non pensi forse che i posti in terrazza, fronte fontane siano già stati affittati? O che magari quelli rimasti di certo non sono gratis?

Cerchiamo di riflettere.

Io ora posso immaginare che veniamo da tutta l’Italia (non fate gli snob, anche se avete passato gli ultimi 10 anni all’estero una casa in Italia l’avete avuta ed almeno un Capodanno l’avete passato nella nostra amata madre Italia), quindi chi dalla grande città e chi dal “paesello” (non è in tono dispregiativo!!), ma veramente a Capodanno siete riusciti a spendere meno di 100 euro mangiando fuori “in centro” (perché qua di centro centro non si può parlare ma per Capodanno i punti considerabili come centro sono Downtown, la Palma e Marina)? Il Grottino del Laziale non fa testo.

Nessuno vuole impedirvi di passare il miglior Capodanno ever ma vi consiglio di non sentirvi troppo criticati quando nei gruppi qualcuno vi risponde con estremo sarcasmo. La richiesta di spendere poco e stare al centro del mondo qua non porta a nessuna soluzione vera e concreta.

Nessuno vuole farvi i conti in tasca ma il Capodanno a Dubai è decisamente uno dei più grossi business di questo paese, quindi chiedere anche il maggiordomo privato e spendere come da Mc non è un’opzione plausibile. Come dire: chi poco spende poco ha, soprattutto a Capodanno.

Ma mi piace molto l’idea che il Capodanno sia come in tutte le parti del mondo per tutte le tasche e per tutti i gusti. Adoro l’idea di poter passare la serata tranquillamente con gli amici a casa guardandomi i fuochi alla tv, ma sono contenta di aver provato anche l’esperienza della calca al Dubai Mall cercando di conquistarmi un pezzettino di aria (spazio era chiedere troppo), di aver visto i fuochi da una barca al largo della Palma (o meglio io sono scesa prima perché il mio accompagnatore ha scoperto di soffrire il mal di mare, tanto che gli hanno chiesto di fare il ramake della bambina dell’Esorcista) o di essere tornata a casa quando ancora il freddo non mi spaventava.

Cosa accomunava tutte queste esperienze? Le persone vicino a me. Non passate l’ultima sera dell’anno con chi non vi piace ma passatela con chi vi fa stare bene.