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Il Paese del Bengodi

Ed anche per quest’anno l’estate sta quasi volgendo al termine (ahahahahaha seeee vi piacerebbe. September is coming!) e possiamo definitivamente dire che è stata caratterizzata, oltre che dal solito caldo, dai continui e costanti messaggi sui vari gruppi di gente che vuole venire a vivere a Dubai e che immancabilmente si sono visti inondati di messaggi che consigliavano/sconsigliavano di venire.

Addirittura, durante le mie ferie mi sono ritrovata in una situazione surreale: un’amica mi ha chiesto di chiamare il figlio di una conoscete per convincerlo a non partire per Dubai per le vacanze di Capodanno perché l’agenzia gli aveva chiesto 10,000 € a persona e sarebbe stata la madre del suddetto figlio a dover pagare.

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Sono dell’idea che due scappellotti da bambini (si perché mammine care contro la violenza, ogni tanto due sculacciate non fanno male. Le abbiamo prese tutti e nessuno ha chiamato il telefono azzurro) sarebbero stati un’ottima soluzione. Ma purtroppo è tardi visto che al mio “Guarda che quella è alta stagione e forse ti conviene andare in un altro momento se proprio ci tieni” mi ha risposto che “A Dubai ci vado a Capodanno sennò non ha senso”.

mmmmm certo.

Questa risposta è assolutamente in linea però con le continue richieste di aiuto per venire a lavorare qui di persone anche appena maggiorenni che si dichiarano amanti da sempre di questo posto. Se inizialmente questi post rappresentavano forse una specie di rarità, ad oggi si contano almeno un paio di richieste al giorno con conseguente trafila di risposte che sono palesemente sempre le stesse: se non sai fare nulla, non parli inglese, non hai una professione specifica, non venire qua che poi ci tocca pure aiutarti a tornare a casa (perché non scordiamoci che qualche anno fa, un certo ristoratore, in assoluta buona fede, ha proposto una colletta per un connazionale in difficoltà che poi ha preteso i soldi che erano stati raccolti, anche se non ne aveva avuto più bisogno).

Quello che emerge dalle varie risposte è che ormai siamo tutti ricchi e che per meno di 30,000 AED (smettetela di fare le conversioni in euro se volete venire) non ci alziamo neanche dal letto, dimenticando spesso di come abbiamo tutti iniziato con 5,000 AED al mese e un buco di monolocale a Sharjah. Ma questo non vuole assolutamente dire che sia giusto accettare stipendi da fame solo per venire qui e dire di lavorare a Dubai (visto che ormai è questa la tendenza), quando ci sarebbero assolutamente altri posti che potrebbero aiutarci a crescere professionalmente in modo molto più costruttivo (se dite “Che ci stai a fare là allora se non ti piace?” sappi che un pugno meccanico uscirà dallo schermo per picchiarti).

Ma allora qual è il giusto stipendio? In realtà dipende molto dalle qualifiche universitarie e lavorative, determinate quindi dagli anni di esperienza nel settore in cui si cerca lavoro (perché sebbene sappiate fare tutto purtroppo dovete avere una qualifica specifica in qualcosa), tenendo presente che il mercato sta subendo una leggera contrazione con una riduzione dei salari negli ultimi 5 anni, dovuta anche alla forte concorrenza dei lavoratori dei paesi dell’est del mondo e di tutti quelli che sono venuti qui “accontentandosi” di salari da fame solo per fare l’esperienza di vita a Dubai.

Ma quindi qual è lo stipendio che permetterebbe di vivere in modo dignitoso? Beh, secondo alcuni con 22,000 AED al mese e prendendo una casa e tutto ci stai strettino e non metti nulla da parte anche se sei solo e senza figli da mantenere.

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Valutando la mia esperienza qui, dopo 5 anni, posso dire che per una persona sola (quindi senza figli da mantenere e non convivendo con nessuno), con uno stile di vita “normale”, con uno stipendio di 15,000 AED al mese vivrà tranquillamente, riuscendo a pagare uno studio da solo (perché ricordate sempre lo sharing o la convivenza tra persone non sposate è illegale) anche in zone considerate “in” (se si decide di vivere in periferia tante volte il risparmio sulla casa dovrà essere investito nel pagamento dell’affitto di una macchina), bollette ed uscite varie.

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Screen preso da uno dei commenti sotto uno dei vari post.

Purtroppo, quelli che hanno cercato di spiegare che non sempre è necessario guadagnare cifre astronomiche, sono stati criticati perchè “si vantavano di vivere con poco“. Mah, allo stesso tempo mi viene da chiedermi se quelli che sparano queste super cifre in realtà non abbiano bisogno di dover dimostrare che sono arrivati.

Ricordate anche che per venire qui sarà necessario avere un budget di partenza che vi permetterà di stare in albergo finché non avrete la possibilità di affitare una casa (non tutti i datori di lavoro copriranno tale spesa, sappiatelo) e poi per coprirne l’affitto, che potrebbe tranquillamente essere in un solo assegno per tutto l’anno.

Allo stesso tempo, sempre più spesso, quando si cerca di suggerire che forse questo non è il posto giusto dove fare il carpentiere, le persone non residenti qui hanno visto in questo un senso di frustrazione da parte nostra e quasi di timore che possano in qualche modo portarci via il lavoro. Credo più, e lo voglio sperare, che tanti consigli siano dovuti alle esperienze avute in questo paese dove non tutti ce l’hanno fatta a rimanere e dove spesso abbiamo letto richieste di aiuto per coprire gli overstay dei nostri connazionali arrivati qui senza un minimo di cognizione di logica.

Aggiungerei anche che qualche volta, sono gli stessi connazionali italiani ad approfittarsi di quelli in cerca di lavoro, proponendo stipendi ridicoli e poi facendo i leoni da tastiera portatori di luce e democrazia. Ricordatevi sempre che Dubai è come un paesello e che la gente parla e sparla perché non c’ha nulla da fare.

Dubai è un bel posto dove vivere e nessuno lo nega (tranne durante l’estate e no, voi non sopportate bene il caldo perché in estate ci sono dei giorni in cui l’unica cosa intelligente da fare è stare a casa), ma lo è solo quando hai un lavoro che ti permette di avere una vita dignitosa perché è vero che i soldi non fanno la felicità, ma sono un problema di meno a cui pensare.

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Customer Service…come farsi complicare la vita

Qualche giorno fa, durante la colazione, stavo leggendo un articolo su Expat Woman su “14 Things you feel after leave Dubai” che mi ha fatta sorridere perché purtroppo già ora, quando mi allontano da Dubai, mi rivedo senza vergogna nelle situazioni descritte ed in particolar modo io avrei anche aggiunto gli addetti ad imbustare la spesa. Volete forse negare di aver mentalmente imprecato nell’aprire le buste della spesa?
Secondo me gli fanno un corso su come aprirle in tempo, evitando che tu sia ancora là con la prima, mentre la cassierà ha già passato tuta la spesa. Che imbarazzo!!!

Ma sebbene Dubai abbia il pregio di cercare di renderti la vita il più semplice (vogliamo negare che noi amiamo il valet parking e quelle poche volte che capiti a Trastevere con la macchina vorresti morire per l’assenza di questo fantasmagorico servizio) e sicura possibile (in qualsiasi paese in cui io mi trovi al di fuori della zona del GCC guardo tutti con circospezione

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allo stesso tempo è capace di farti saltare in aria tutti i nervi allo stesso tempo. In che modo? Ma ovviamente, con il customer service.

Ogni volta che realizzo che devo contattare il servizio clienti mi viene un colpo al cuore perché so che le tue probabilità di uscirne con le informazioni giuste, senza aver perso almeno un paio di anni della tua vita sono veramente molto molto basse.

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Proprio questa mattina ho dovuto contattare il customer service della Emirates: subito dopo aver effettuato il check-in online il mio capo mi ha chiamata dicendomi che dovevo spostare il volo di una settimana. Attimo di odio a parte, ho cercato il mio bel numeretto e mi sono messa in attesa pensando di risolvere la cosa in breve tempo, visto che avevo avuto la stessa necessità qualche settimana prima dall’Italia. Eh niente…Dubai è un mondo difficile.
Inizialmente l’impiegata 1 ha solertmente dichiarato che fosse impossibile farlo (mi sono immaginata la sua faccia schifata nel dire “No, Ma’am. It’s not allowed” perché non so se ci avete fatto caso, ma quando chiedete qualcosa che non si può fare o non hanno, nel dirlo fanno sempre una faccia un po’ schifata, come se gli avessi raccontato della volta che hai vomitato), al mio farle notare che in realtà era una cosa che avevo già fatto mi ha messa in attesa (procedura standard quando non sanno qualcosa e decidono di chiedere aiuto da casa o all’impiegata 2 che ne sa meno della prima).

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Dopo un’attesa di almeno 3 minuti, Impiegata 1 torna da me con un “Yes, Ma’am. You’re right” e si arma per modificare la prenotazione con almeno 3/4 pause per chiedere conferma sulla procedura.
Sappiate che quando chiede il consulto le probabilità di errore o blocco del sistema sono immense.

Fortunatamente il problema è stato risolto abbastanza serenamente, anche se sono stata messa in attesa nuovamente quando ho chiesto se nella stessa chiamata potevo anche spostare il volo. Eh niente, lo so che me le vado a cercare io.

Ma gli attimi peggiori si vivono indubbiamente quando devi contattare quelli di Du o di Etisalat: sono abbastanza sicura che a pari merito con quelli della banca (su cui torneremo più tardi) siano il peggior customer service mai esistito. Ogni volta che per qualche motivo sento il bisogno di contattarli o, peggio che mai, recarmi nei loro negozi so per certo che non avrò risolto il problema. Mi fanno venire in mente quello che il mio professore di Educazione Tecnica ci diceva alle medie “Siete talmente broccoli che se vi chiamo Dove vai? voi mi rispondete Mangio cipolle” (Prof. se per caso sta leggendo, le chiedo formalmente scusa!!) perché tu vai là con le migliori intenzioni nel cercare di risolvere il problema e loro te lo complicano per magia.

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Se poi gestisci un corporate account apriti cielo: ogni volta fanno l’esame calligrafico della tua firma per essere sicuro che tu sia autorizzato a pagare (cioè…vi rendete conto!! Io voglio darvi dei soldi!!!) e sicuro mancherà l’autorizzazione su qualche nuovo modulo che hanno introdotto da due ore.
Comunque preparatevi psicologicamente a passare almeno un’ora nello shop, ora che si triplica nel weekend. Secondo me vendono carammelle sotto banco, sennò non si spiega tutta la gente che c’è sempre.

E veniamo alla banca che in questo paese è stata pensata da Satana in persona: se tu hai bisogno di qualcosa sappi che in qualsiasi caso, anche se sembrerà essere una passeggiata, a te mancherà sicuramente un documento e sarai costretto a tornare. E non esiste una banca migliore delle altre, ma potete pensare che forse esiste quella che fa un po’ meno pena delle altre.
Recentemente ho assistito alle peripezie di una mia amica nel richiedere una carta di credito: partendo dal presupposto che in questo paese il plafond della carta di credito è in media 3 volte lo stipendio che si percepisce (poi ci si chiede perché in tanti si ritrovano a scappare perché non in grado di coprire il debito), è possibile richiederla presentando un salary certificate e compilando pile di documenti senza neanche veramente leggerli (male, molto molto male!!). L’addetto della banca vi dirà “No problem” e voi uscirete molto sereni dalla filiale convinti che le storie che avete sentito sono solo un’esagerazione.
Poveri illusi. Da questo momento in poi partirano le chiamate dei sales della vostra banca che cercheranno di farvi firmare il contratto di apertura di una carta con loro ed a nulla varranno le vostre proteste in cui farete presente che avete già fatto richiesta (peggio mi sento se non avete fatto la richiesta della carta al momento dell’apertura del conto, perché come minimo una chiamata a settimana non ve la leva nessuno) e che probabilmente aprire più richieste contemporaneamente non sarebbe di sicura utilità.
La mia amica ha finalmente ricevuto la sua carta ma ha vagamente paura ad usarla perché le hanno raccontato che se poi la usi troppo ti chiamano dalle altre banche per acquistare il tuo debito e tu rientri nel loop delle chiamate.

Per non parlare di quando chiami per prendere un appuntamento, che sia dal medico o al consolato: tempi di attesa eterni. O almeno così dicono. Ogni volta si ripete lo stesso siparieto: chiedi informazioni su come richiedere un servizio ed alla domanda sulle tempistiche rimangono normalmente sul vago per poi dirti che ci vogliono almeno 10 giorni. Quando hai l’appuntamento? Il giorno dopo.

Che poi considero customer service non solo il servizio clienti tout court, ma anche l’attitudine verso il cliente, cosa che qui fondamentalmente manca. Gli viene dato uno schema da seguire e loro lo fanno senza rendersi conto che, per semplificarsi la vita, gli basterebbe uscire anche di poco dal seminato. Ma capisco anche il “Che ci guadagno a fare qualcosa di diverso?“.

E noi invece come che customer sia diventati vivendo in questo bellissimo parco giochi dove tutti cercano di renderci la vita semplice? Dove ogni tanto assisto a scene di donne che inveiscono contro le povere cameriere perché hanno il ristorante fully booked o perché magari è stato commesso un piccolo errore?

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Tutta la verità, nient’altro che la verità

Ormai se non vieni a Dubai, anche solo in vacanza, non sei nessuno. E questa cosa spesso e volentieri mi spiazza, ma forse dipende dal fattore che per me questa è “casa” o comunque la città dove sto lavorando. E verso cui, ciclicamente, mi sento insofferente.

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Odio ed amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai.
Non lo so, ma sento che accade e mi tormento”.

Così diceva il buon Catullo, che pace all’anima sua è finito sui cioccolatini della Perugina. Che finaccia che hai fatto amico mio.
Ma se mi chiedono “Com’è Dubai? Ti Piace?” dopo tutto questo tempo credo che siamo gli unici versi che possono definire il mio rapporto con questa città.

Questo weekend mi sono trovata con degli amici a Beirut e con noi c’erano ovviamente persone che non conoscevo. Mi sono sentita una specie di fenomeno da circo ogni volta che qualcuno mi diceva Ah ma tu sei la famosa amica che vive a Dubai! E come ti trovi? Ti piace? Ti vesti di nero? Ma porti il velo?

Superata l’iniziale fase delle domande tipiche che mi sento rivolgere abbastanza spesso da quando sono qui, mi sono resa conto che putroppo viene sempre più spesso data un’idea estremamente falsata di quella che è la reale vita in questo paese, a partire dai nostri salari.

Ormai è impossibile negarlo. Ovunque, nei gruppi di “italiani a Dubai”, impazza la “Dubaimania” e tutti professano questo amore incondizionato, spassionato e spesso decennale per questa città. In pratica amavano Dubai quando Dubai era formata dalla Sheikh Zayed e dal palazzo della Toyota

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Escludendo i classici errori legati al rapporto della donna con la cultura locale, come la questione del velo e le varie libertà in generale, la principale fonte di errore è l’idea che in questo paese il lavoro caschi dal cielo e che anche se non hai nessuna specifica qualifica, comunque ti pagheranno a peso d’oro (potrebbe essere la spiegazione dell’innaturale e costante aumento di peso in questo paese).

Sempre più spesso leggo nei vari gruppi su Facebook richieste di aiuto nel trovare lavori non specializzati e non qualificati da parte di persone con una scarsissima, se non nulla conoscenza della lingua inglese, abbagliati dalla convinzione che saranno pagati molto ma molto di più che in qualsiasi altro paese del resto del mondo.

La cosa ancora peggiore che mi è capitata di leggere è la rabbia e maleducazione che si scatena nei confronti di chi cerca di mostrare e spiegare quale sia la realtà lavorativa. Addirittura in un caso, il diretto interessato ha smesso di essere aggressivo e di ripete “Se non ti trovi bene perché stai ancora là“, che ormai è l’unica reale risposta che ci viene data, solo quando uno dei partecipanti ha deciso di scrivergli quello che voleva sentirsi dire, ovvero che gli stipendi sono altissimi, che noi dopotutto non lavoriamo così tanto e tutte le società, solo perché siamo italiani, ci pagano meglio degli altri.

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L’Istituto Luce ci ha fornito quest’immagine di repertorio del 16 Agosto 2016. E vorrei onestamente analizzare dove sono le primarie pecche di questa conversazione, se non calcoliamo che l’intera conversazione è aberrante.

  1. Mi sono appena laureato: già si parte male. La stragrande maggioranza dei lavoratori ha Dubai ha comunque un bagaglio culturale e lavorativo di qualche anno. Sono veramente pochi quelli che iniziano la propria esperienza lavorativa in questo paese riuscendo ad avere allo stesso tempo un salario che possa essere considerato dignitoso (ed anche su questo argomento ce ne sarebbero di discussioni al riguardo).
    In tantissimi infatti vengono a Dubai per molto meno di 5,000 AED che è vero che corrispondono a 1,250 Euro ma per gli standard ed i costi di questa città diciamo che non stiamo messi molto bene.
  2. Sarei disponibile a venire a fare qualche consulenza: consulenza di cosa perdonami? Consulenza su come compilare i moduli della richiesta tesi? Consulenza su come fare il risvoltino ai pantaloni? Questa affermazione mi mette seriamente in difficoltà. Evidentemente la mia mente non è così elastica.
  3. No qualche sfigatino che non possa garantire almeno 5/6000 euro più benefits:
    lily-e-chloe
    Ti vorrei sempre ricordare che sei un neo laureato e se tanto mi da tanto vuol dire che, per il ragionamento, un individuo con almeno 10 anni di esperienza deve avere uno stipendio 10/15 volte superiore.
  4. Avventura di un annetto: tenendo presente il costo che le società sostengono per fare i visti, sono abbastanza certa che nessuna società assumerebbe un individuo, oltretutto neo laureato e quindi con un knowhow lavorativo di un bambino, per un annetto giusto per allungare il cv e perfezionare la lingua (quindi tu oltretutto l’inglese non lo sai neanche bene!! perché, sebbene l’arabo sia la lingua ufficiale nel paese, senza inglese, lavorativamente parlando, non si va da nessuna parte).
  5. I benefits: le cose sono cambiate moltissimo negli ultimi anni. Se nel passato le società erano disposte a coprire tutti i costi, compresa casa, assicurazione per le famiglie, scuole e macchina, pur di convincere i propri dipendenti a spostarsi a Dubai, oggi è quasi come se fossero i lavoratori a pagare le società per assumerli, vista l’attuale elevata disponibilità di persone che accetterebbero un lavoro qui anche per molto meno di quello che è la media salariale (il grande male di ogni economia).
    Ormai solo i grandi gruppi, tra cui i grandi gruppi “nazionali”, offrono pacchetti salariali al di sopra della media, ma la stragrande maggioranza delle società offre salari omnicomprensivi.

Ovviamente questi 5 punti non sono legge e molte volte si può anche possedere il famoso fattore C e si riesce a trovare una società disposta a pagare casa, macchina, scuole, figli, moglie, etc etc senza battere ciglio ma questi sono casi, molto spesso legati all’esperienza ed alle qualifiche che si posseggono in quel determinato settore e lavoro.

Quello che invece considero obbligatorio (ma perché lo dice la legge) è l’assicurazione sanitaria per il dipendente (quindi se ve la mettono tra i benefit già stanno cercando di vendervi del fumo). In un paese in cui la sanità pubblica non esiste, visto che anche negli ospedali governativi si paga (meno ma si paga), l’assicurazione sanitaria è una delle cose più importanti (fondamentale anche se siete solo qui in vacanza o alla ricerca del lavoro) perché in caso di necessità potreste veder sfumati i vostri risparmi ed oltre nel giro di pochi minuti. Sulla qualità e copertura dell’assicurazione, purtroppo, non c’è regolamentazione e quindi la vostra società potrà fornirvene liberamente una che copra a malapena il raffreddore.

Per quanto riguarda il salario medio, non mi considero esperta di ogni settore e quindi, quando amici mi chiedono quale sia per la loro professione, consiglio sempre di controllare siti internet di società di recruitment che operano su questo paese, che annualmente stillano una classifica indicano quale sia il range di salario per le varie categorie.
Mai fidarsi dei siti italiani visto che ultimamente ho l’impressione che descrivano un paese totalmente diverso. Giusto qualche giorno fa ho letto che chi lavora come lavapiatti qui prende anche 3000 euro. Suppongo di aver fatto delle scelte lavorative sbagliate nel mio passato.

Purtroppo i lavori manuali più semplici, come gli operai, facchini, lavapiatti etc, sono svolti prevalentemente da indiani, pakistani e filippini che vengono pagati con salari decisamente bassi (e quando parlo di salari bassi mi riferisco ad un massimo di 500 euro) condividendo camere con altre persone
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(un po’ estremo ma c’è anche questo)

Quindi, per favore, quando alla TV vi dicono che il lavoratore medio prende 6000 euro al mese e che ha la casa e macchina pagata dalla società, che neanche richiede la sua presenza in ufficio perché comunque a Dubai c’è sempre il sole ed è giusto stare molto tempo fuori (dicono rinforzi le ossa), ed anzi ci danno degli incentivi economici, vi prego non credeteci perché quando poi pubblicate il vostro annuncio su Facebook risultate un po’ fessacchiotti.

Che lavoro faccio per sbancare il lunario a Dubai che critico, amo et odi, e che ho imparato a conoscere negli anni? La PA (Personal Assistant), ovvero quando hai una madre che odi perché cerca di occuparsi della tua vita ma paghi un’altra persona per farlo.